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Evasione

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1212 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Ricorso inammissibile: motivi nuovi e generici
La Cassazione dichiara un ricorso inammissibile contro una condanna per evasione. I motivi sono stati ritenuti generici e, in parte, proposti per la prima volta in sede di legittimità. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Ricorso inammissibile evasione: motivi generici
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per evasione perché trovato nel cortile del palazzo in cui era ai domiciliari. Il ricorso è stato giudicato inammissibile per evasione a causa della genericità dei motivi, che non contestavano specificamente le motivazioni della Corte d'Appello né riguardo la responsabilità penale né sul diniego delle attenuanti generiche.
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Particolare tenuità del fatto: no all’evasione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo condannato per evasione dagli arresti domiciliari. L'imputato richiedeva l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, sostenendo di essersi trattenuto solo nel cortile condominiale. La Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, la cui motivazione non è stata ritenuta illogica, poiché basata sulla prova di un allontanamento effettivo dall'appartamento, circostanza che esclude la particolare tenuità del fatto.
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Art. 131-bis: quando non si applica per evasione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per evasione. La richiesta di applicare la causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, prevista dall'art. 131-bis del codice penale, è stata respinta. La Corte ha ritenuto che la condotta dell'imputato, recatosi presso l'abitazione di un pluripregiudicato e rientrato solo per l'arrivo delle forze dell'ordine, costituisse una circostanza ostativa alla valutazione di minore offensività del fatto, giustificando così la decisione dei giudici di merito.
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Ricorso inammissibile: quando è mera riproduzione
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile presentato contro una condanna per il reato di evasione. La decisione si fonda sul fatto che i motivi del ricorso erano una semplice ripetizione di censure già valutate e respinte dalla Corte d'Appello. La Suprema Corte ha confermato la correttezza del calcolo della pena, che teneva conto della recidiva e della continuazione, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di un'ammenda.
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Particolare tenuità del fatto: esclusa con precedenti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per evasione. La richiesta di applicazione del beneficio della particolare tenuità del fatto (art. 131-bis c.p.) è stata respinta a causa della pluralità di precedenti penali e carichi pendenti, i quali denotano una devianza 'non occasionale'. La Corte ha inoltre ritenuto infondata l'eccezione di nullità per diversità del fatto, confermando la condanna al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Evasione arresti domiciliari: la prova del reato
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per evasione dagli arresti domiciliari. La Corte conferma che il reato può essere provato dalla prolungata e reiterata mancata risposta al citofono e alla porta durante i controlli di polizia, poiché tale comportamento costituisce un solido indizio dell'assenza del detenuto. Viene inoltre respinta la richiesta di applicare la causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto.
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Ricorso inammissibile: i motivi di appello generici
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile avverso una condanna per evasione. La decisione si fonda sulla genericità dei motivi, considerati una mera riproduzione di censure già valutate e volti a una nuova valutazione delle prove, non consentita in sede di legittimità. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione di 3.000 euro.
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Ricorso inammissibile: quando l’appello è generico
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile presentato da un individuo condannato per il reato di evasione. L'appello, volto a ottenere le attenuanti generiche, è stato ritenuto generico e meramente riproduttivo di censure già esaminate, senza un confronto critico con la motivazione della sentenza precedente. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Evasione: uscire da scuola integra il reato?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto che, pur autorizzato a recarsi a scuola, si era allontanato dall'istituto al di fuori dell'orario previsto. Secondo la Corte, tale comportamento, in assenza di un'ulteriore autorizzazione, integra pienamente la fattispecie del reato di evasione, confermando la condanna al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle ammende.
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Evasione: il dolo generico basta per la condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per il reato di evasione (art. 385 c.p.). La Corte ha ribadito che per configurare tale reato è sufficiente il dolo generico, consistente nella consapevolezza di essere sottoposto a una misura restrittiva e nella volontà di violarne le prescrizioni.
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Reato di evasione: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per il reato di evasione a causa di ripetuti ritardi nel rientro agli arresti domiciliari. I motivi del ricorso sono stati giudicati una mera riproposizione di censure già respinte in appello. La Corte ha confermato che la serialità e la gravità complessiva dei fatti impediscono l'applicazione della non punibilità per particolare tenuità del fatto (art. 131-bis c.p.).
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Ricorso inammissibile per evasione: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile presentato da un imputato condannato per il reato di evasione. La Suprema Corte ha stabilito che i motivi del ricorso erano generici e miravano a una nuova valutazione dei fatti, attività non consentita nel giudizio di legittimità. Di conseguenza, l'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di un'ammenda.
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Reato di evasione: dolo e durata dell’assenza
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per il reato di evasione dalla detenzione domiciliare. I giudici hanno stabilito che l'intento colpevole (dolo) consiste nella semplice e consapevole violazione dell'obbligo di rimanere a casa, senza che sia necessaria una specifica finalità. Inoltre, hanno confermato che non esiste una durata minima dell'allontanamento, come le dodici ore, affinché il reato sia configurabile nel caso di esecuzione domiciliare della pena.
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Evasione: il luogo di detenzione concordato è valido
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di una persona condannata per evasione. La Corte ha stabilito che l'assenza dal luogo di detenzione è ingiustificata quando lo stesso luogo era stato concordato tra la persona condannata e le autorità, rendendo irrilevante la tesi difensiva sulla presunta non coincidenza con il provvedimento originario.
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Ricorso inammissibile evasione: la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per evasione dagli arresti domiciliari. La Corte ha stabilito che la mancata risposta insistente e prolungata al citofono è una prova sufficiente dell'allontanamento. Il rigetto delle attenuanti generiche è stato confermato a causa dei precedenti penali del ricorrente. Di conseguenza, il ricorso inammissibile per evasione ha comportato la condanna al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Detrazione IVA negata: quando la conoscenza conta
La Corte di Cassazione ha stabilito che la detrazione IVA è negata al contribuente che sapeva, o avrebbe dovuto sapere con l'ordinaria diligenza, che il proprio fornitore stava evadendo l'imposta. Nel caso specifico, lo stretto rapporto familiare tra il contribuente e i soci dell'azienda fornitrice è stato considerato un grave indizio di tale consapevolezza. La Corte ha annullato la decisione di grado inferiore, che aveva erroneamente sminuito questi elementi, e ha disposto un nuovo esame della causa basato sui principi della prova presuntiva.
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Evasione detenzione domiciliare: durata e punibilità
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 14713/2025, ha dichiarato inammissibile un ricorso in materia di evasione dalla detenzione domiciliare. La Corte ha precisato che la non punibilità per un allontanamento inferiore a dodici ore è un'eccezione applicabile solo a casi specifici previsti dall'art. 47-ter, comma 1, lett. a) Ord. Pen. e non una regola generale. Per altre ipotesi di detenzione domiciliare, qualsiasi allontanamento non autorizzato integra il reato di evasione, indipendentemente dalla sua durata.
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Bis in idem e reato permanente: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza che negava l'applicazione del principio del bis in idem a un soggetto condannato due volte per un unico reato permanente di evasione. È stato chiarito che la sentenza che giudica l'intero periodo del reato assorbe quella che ne copre solo una frazione, imponendone la revoca.
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Ricorso inammissibile: quando l’appello è generico
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo condannato per il reato di evasione. La decisione si basa sulla genericità dei motivi presentati, che non contestavano specificamente la motivazione della sentenza d'appello. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e a una sanzione pecuniaria. Questo caso evidenzia l'importanza di formulare un ricorso inammissibile in modo preciso e puntuale.
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