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Evasione — Anno 2026

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281 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Evasione

Provvedimenti

Inammissibilità del ricorso per cassazione: condanna confermata
Un imputato, condannato per il reato di evasione, proponeva impugnazione dinanzi alla Suprema Corte per contestare la sentenza di secondo grado. L'atto difensivo presentava tuttavia censure del tutto generiche, ometteva le specifiche ragioni di diritto e richiamava persino un titolo di reato differente, ossia la tentata estorsione. I giudici supremi hanno statuito l'inammissibilità del ricorso per cassazione a causa della totale indeterminatezza dei motivi. L'imputato perde la causa in via definitiva e subisce la condanna al pagamento delle spese processuali, oltre a una sanzione di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Evasione dagli arresti domiciliari: pericolo presunto e condanna
Un uomo sottoposto a custodia domestica si è allontanato dal proprio domicilio senza autorizzazione, giustificando la fuga con il presunto pericolo di crollo del soffitto di casa. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di evasione dagli arresti domiciliari, rilevando la totale assenza di prove sulla situazione di pericolo evocata e sulla necessità di fuggire. Qualsiasi allontanamento non autorizzato costituisce illecito, indipendentemente dai motivi o dalla durata. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile con condanna al pagamento delle spese processuali e di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
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Evasione e particolare tenuità del fatto: ricorso respinto
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di un imputato condannato per il reato di evasione. La difesa contestava la mancata applicazione della particolare tenuità del fatto, chiedendo la non punibilità dell'illecito. I giudici supremi hanno respinto l'istanza e dichiarato inammissibile l'impugnazione. La difesa ha infatti riproposto pedissequamente le stesse argomentazioni già valutate e motivatamente respinte dalla Corte di Appello. Di conseguenza, la Suprema Corte ha confermato la condanna, obbligando il ricorrente al pagamento delle spese di lite e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato di evasione: ricorso generico e condanna confermata
Una persona condannata in appello per il reato di evasione ha presentato ricorso davanti alla Corte di Cassazione. L'imputata ha contestato la sentenza dei giudici di secondo grado con un unico motivo di impugnazione. I giudici supremi hanno esaminato l'atto e hanno accertato la totale genericità delle contestazioni mosse dalla difesa. Il ricorso non chiariva le violazioni di legge né i fatti concreti alla base della censura. Di conseguenza, la Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso e ha condannato la ricorrente al pagamento delle spese legali del procedimento e al versamento di una sanzione di tremila euro in favore della Cassa delle ammende, rendendo definitiva la condanna per il reato di evasione.
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Reato di evasione: no alla tenuità per chi fugge armato
L'Imputato ha violato la misura della custodia detentiva allontanandosi arbitrariamente con un coltello provvisto di una lama di otto centimetri. I giudici di merito hanno confermato la condanna per il reato di evasione, escludendo l'esimente della particolare tenuità del fatto e negando le circostanze attenuanti generiche. L'Imputato ha proposto ricorso per cassazione lamentando l'eccessività della sanzione e il mancato riconoscimento della causa di non punibilità. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile a causa della genericità delle censure difensive. L'Imputato deve pagare le spese del procedimento penale e versare tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Applicazione della recidiva: confermata la pena per evasione
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per evasione a carico di un imputato, ribadendo la piena legittimità dell'aggravante contestata. L'imputato aveva impugnato la sentenza d'appello lamentando la mancata esclusione dell'aggravante personale. I giudici di legittimità hanno respinto l'istanza evidenziando la presenza di molteplici precedenti penali a carico dell'uomo, compresa una condanna per undici reati in continuazione. Tale storia giudiziaria dimostra una spiccata pericolosità sociale e una totale insensibilità alla funzione rieducativa della pena. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile e ha confermato la corretta applicazione della recidiva, condannando il ricorrente alle spese e a una sanzione pecuniaria.
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Esclusione della recidiva negata per chi viola le prescrizioni
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di un imputato condannato per evasione, gravato da numerosi precedenti penali. La difesa lamentava la mancata motivazione espressa dei giudici di merito sull'esclusione della recidiva reiterata, specifica e infraquinquennale. I giudici supremi hanno chiarito che la pericolosità sociale e la reiterata inosservanza delle prescrizioni giustificano l'aggravamento sanzionatorio anche in via implicita. Di conseguenza, il ricorso non merita accoglimento quando la condotta denota una chiara incapacità di rispettare la legge. La Suprema Corte ha dichiarato l'inammissibilità dell'impugnazione, confermando la piena validità della pena e condannando il ricorrente alle spese processuali e al pagamento di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Reato di evasione: la fuga di 500 metri non evita la condanna
Un imputato sottoposto a misura restrittiva si allontana dalla propria abitazione e viene sorpreso dalle forze dell'ordine a circa 500 metri di distanza. La difesa impugna la condanna per il reato di evasione, sostenendo la nullità della notifica del giudizio di appello e invocando la particolare tenuità del fatto a causa di un presunto attacco di panico. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso. I giudici confermano la piena validità della notifica eseguita presso il domicilio ritualmente eletto e rilevano che il malore psicologico è rimasto indimostrato. Inoltre, la distanza di mezzo chilometro esclude la lieve entità della condotta, confermando in via definitiva la colpevolezza dell'imputato e le sanzioni stabilite.
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Reato di evasione: no alla particolare tenuità in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un uomo condannato per il reato di evasione. L'imputato contestava la decisione dei giudici di secondo grado, che avevano escluso l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha chiarito che il ricorso non evidenziava reali vizi logici nella motivazione della sentenza impugnata, ma mirava a ottenere una nuova valutazione dei fatti di merito, attività preclusa nel giudizio di legittimità. Di conseguenza, la Cassazione ha confermato la condanna e ha sanzionato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Reato di evasione: la Cassazione nega la particolare tenuità
Il Ricorrente ha impugnato la sentenza d'appello che confermava la sua condanna per il reato di evasione (art. 385 c.p.). La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno accertato che l'imputato si era allontanato in modo consapevole e arbitrario dalla propria abitazione e dalle relative pertinenze. La Suprema Corte ha ritenuto manifestamente infondato il motivo sulla colpevolezza e del tutto generico quello relativo alla mancata applicazione della particolare tenuità del fatto. Di conseguenza, il Ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Reato di evasione: uscire un’ora prima costa la condanna
Un uomo, sottoposto alla misura degli arresti domiciliari, si è allontanato dalla propria abitazione circa un'ora prima dell'orario autorizzato. Accusato del reato di evasione, l'imputato ha impugnato la condanna sostenendo l'assenza di dolo e richiedendo l'applicazione della particolare tenuità del fatto. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno confermato che l'allontanamento anticipato è avvenuto in modo consapevole e arbitrario, rendendo le giustificazioni della difesa semplici congetture. Inoltre, la richiesta di applicare la causa di non punibilità è stata ritenuta del tutto generica. Di conseguenza, la Suprema Corte ha confermato la condanna penale e ha sanzionato il ricorrente con il pagamento delle spese processuali e di una somma pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
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Reato di evasione: condannato anche per un breve allontanamento
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di evasione a carico di un soggetto che si era allontanato temporaneamente dalla propria abitazione mentre si trovava agli arresti domiciliari. L'imputato sosteneva l'assenza di dolo, poiché l'allontanamento era stato limitato nel tempo e nello spazio, senza l'intenzione di sfuggire ai controlli delle forze dell'ordine. I giudici hanno respinto la tesi difensiva, chiarendo che per la configurazione del reato è sufficiente il dolo generico, ossia la semplice volontà cosciente di uscire dal domicilio senza autorizzazione, a prescindere dai motivi o dalla durata dell'assenza. Di conseguenza, la Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Reato di evasione dagli arresti domiciliari: dolo generico
Il ricorrente, sottoposto alla misura cautelare degli arresti domiciliari, si è allontanato temporaneamente dalla propria abitazione adducendo motivi familiari urgenti. Condannato nei precedenti gradi di giudizio, ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo l'assenza di dolo, poiché non intendeva sottrarsi ai controlli di polizia. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la condanna. I giudici hanno chiarito che per integrare il reato di evasione dagli arresti domiciliari è sufficiente il dolo generico, ossia la semplice consapevolezza e volontà di allontanarsi dal domicilio senza autorizzazione, a prescindere dalle motivazioni personali o dall'intenzione di sfuggire alle forze dell'ordine. Il ricorrente è stato inoltre condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato di evasione: ricorso ripetitivo costa tremila euro
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino condannato per il reato di evasione. L'imputato aveva contestato la decisione dei giudici di merito, lamentando il mancato riconoscimento della continuazione con altri reati, l'assenza degli elementi costitutivi del reato, la mancata applicazione della particolare tenuità del fatto e il diniego delle attenuanti. La Suprema Corte ha rilevato che i motivi di ricorso riproducevano pedissequamente le stesse censure già sollevate in appello e ampiamente respinte con motivazione logica e coerente. Di conseguenza, il ricorso è stato rigettato con condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
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Reato di evasione: ricorso inammissibile e condanna pecuniaria
Il ricorrente, condannato per il reato di evasione, ha proposto ricorso davanti alla Corte di Cassazione lamentando vizi nella determinazione della pena. La Suprema Corte ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso poiché i motivi presentati non erano stati sollevati durante il precedente giudizio di appello e risultavano del tutto generici. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Morte dell’imputato: la Cassazione annulla la condanna
Il caso riguarda un uomo condannato in appello per il reato di evasione. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione contestando la misura della pena. Tuttavia, durante lo svolgimento del giudizio di legittimità, il ricorrente è deceduto, come documentato dal certificato di stato civile depositato dal difensore. La Suprema Corte, applicando rigorosamente l'articolo 150 del codice penale, ha preso atto del decesso. Di conseguenza, i giudici hanno disposto l'annullamento senza rinvio della sentenza impugnata. Il decesso del soggetto determina infatti l'estinzione del reato per morte dell'imputato, ponendo fine a qualsiasi pretesa punitiva dello Stato e interrompendo definitivamente il processo penale a suo carico.
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Inammissibilità del ricorso per cassazione: no ai motivi fotocopia
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso per cassazione presentato da un imputato condannato per il reato di evasione (art. 385 c.p.). Il ricorrente si era limitato a riproporre gli stessi motivi già presentati in appello, senza contestare in modo specifico le motivazioni della sentenza di secondo grado. Di conseguenza, la Suprema Corte ha confermato la condanna e ha sanzionato l'imputato con il pagamento delle spese processuali e di tremila euro a favore della Cassa delle ammende.
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Evasione e particolare tenuità del fatto: la Cassazione nega
L'Imputato, condannato per il reato di evasione, ha proposto ricorso in Cassazione contestando il mancato riconoscimento della particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno evidenziato che l'allontanamento dal luogo di detenzione domiciliare è avvenuto a una distanza considerevole. Inoltre, l'uomo è stato rintracciato in compagnia di un soggetto pregiudicato e presentava numerosi precedenti penali. Questi elementi escludono la particolare tenuità del fatto, confermando la gravità della condotta. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
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Reato di evasione: la scusa dell’emergenza non regge in Cassazione
Un cittadino condannato per il reato di evasione ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo l'insussistenza degli elementi del reato e invocando lo stato di necessità per giustificare il suo allontanamento dal domicilio. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno rilevato che i motivi presentati erano del tutto generici e si limitavano a riproporre le stesse censure già esaminate e respinte dalla Corte di Appello. Inoltre, la richiesta di rivalutare le prove non è consentita nel giudizio di legittimità. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle ammende.
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Evasione e recidiva qualificata: la Cassazione nega sconti
Il Lavoratore, condannato per il reato di evasione, ha proposto ricorso in Cassazione contestando l'applicazione della recidiva qualificata. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici di merito hanno legittimamente applicato l'aggravante, evidenziando il nutrito curriculum penale del soggetto, la sua inclinazione a delinquere e la concreta pericolosità sociale dimostrata con la nuova condotta. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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