Un figlio pretendeva dai genitori somme di denaro attraverso violenze e minacce, danneggiando anche la vetrata del loro garage. Il giovane sosteneva di agire per ottenere il proprio mantenimento, configurando il reato minore di esercizio arbitrario delle proprie ragioni. La Corte di Cassazione ha invece confermato la condanna per il reato di estorsione, poiché il denaro era destinato all'acquisto di sostanze stupefacenti (beni superflui) e non al sostentamento vitale. Tuttavia, i giudici hanno accolto il ricorso limitatamente a un errore di calcolo sulla pena: era stato applicato un doppio aumento per la continuazione dei reati. La Cassazione ha quindi rideterminato la pena finale a due anni, sette mesi e dieci giorni di reclusione, oltre a 567 euro di multa, annullando senza rinvio la precedente decisione solo su questo specifico punto sanzionatorio.
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