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Estorsione Continuata

12 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Un reato che si verifica quando una persona, con violenza o minaccia, costringe un'altra a fare o non fare qualcosa per procurare a sé o ad altri un ingiusto profitto con danno altrui. La forma 'continuata' indica che l'azione è stata ripetuta più volte nel tempo.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Estorsione Continuata in Famiglia: Ricorso Inammissibile in Cassazione
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un figlio condannato per estorsione continuata ai danni della madre. Il Ricorrente aveva impugnato la sentenza della Corte d'Appello che aveva confermato la sua responsabilità, pur riconoscendo un'attenuante per il danno patrimoniale di lieve entità. I motivi del ricorso riguardavano presunti vizi di motivazione e violazioni di legge. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ritenendo che le argomentazioni presentate fossero generiche o manifestamente infondate e che la Corte d'Appello avesse già fornito risposte adeguate. Il Ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Ricorso inammissibile: estorsione confermata in Cassazione
Un Accusato, condannato per estorsione continuata, ha presentato ricorso alla Corte di Cassazione. Il suo ricorso è stato dichiarato inammissibile. La Suprema Corte ha stabilito che l'appello mirava a una nuova valutazione di fatti e prove già esaminati e logicamente motivati dai giudici precedenti. Di conseguenza, l'Accusato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma di 3.000 euro alla Cassa delle Ammende. L'inammissibilità del ricorso ha impedito anche di considerare l'eventuale prescrizione del reato.
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Estorsione continuata in famiglia: la condanna resta valida
L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione contro la condanna per il reato di estorsione continuata ai danni dei propri familiari. La difesa sosteneva la non punibilità dei fatti commessi senza violenza fisica diretta e contestava gli aumenti di pena applicati per la recidiva in aggiunta alla continuazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il reato di estorsione consumata non beneficia della causa di non punibilità prevista per i reati patrimoniali tra congiunti, anche se realizzato mediante sole minacce. Inoltre, la Corte ha confermato la piena compatibilità tra la recidiva e la continuazione. L'Imputato perde la causa e deve pagare le spese processuali insieme a tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Estorsione sul lavoro: Datore condannato, ma pena accessoria ridotta
Un Datore di Lavoro è stato condannato per estorsione sul lavoro continuata. Aveva costretto i dipendenti a svolgere ore di straordinario non retribuite, minacciandoli di licenziamento. La Corte d'Appello aveva confermato la sua colpevolezza, riducendo la pena. Il Datore di Lavoro ha presentato ricorso in Cassazione, contestando la valutazione delle prove e la pena accessoria. La Cassazione ha respinto le critiche sulla responsabilità penale, ritenendo logica la motivazione dei giudici precedenti. Ha accolto il ricorso solo sulla pena accessoria, trasformando l'interdizione perpetua dai pubblici uffici in temporanea (cinque anni) ed eliminando l'interdizione legale. L'imputato deve anche rifondere le spese legali alle parti civili.
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Estorsione continuata: ricorso generico e condanna definitiva
Un imputato subiva una condanna per il reato di estorsione continuata al termine del giudizio abbreviato. La Corte di Appello dichiarava inammissibile la sua impugnazione a causa della genericità dei motivi presentati. L'imputato proponeva quindi ricorso per Cassazione, lamentando vizi di motivazione e violazione di legge nella conferma della propria responsabilità penale. I Supremi Giudici hanno respinto l'istanza. L'atto di impugnazione ometteva di indicare le concrete ragioni di fatto e di diritto capaci di smentire le prove a carico o di dimostrare la specificità dei motivi di appello. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, rendendo definitiva la condanna e imponendo il pagamento delle spese processuali insieme a una sanzione di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Vizio parziale di mente ed estorsione: la condanna resta
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna penale per estorsione tentata e consumata a carico di un soggetto, respingendo la tesi difensiva fondata sul vizio parziale di mente. Nonostante una perizia avesse accertato una ridotta capacità di intendere e volere per pregressi problemi psichiatrici, i giudici hanno evidenziato che le condotte estorsive scaturivano da una precisa pianificazione reiterata nel tempo. La psicosi, peraltro stabilizzata al momento dei fatti, non ha cancellato la lucidità e la piena consapevolezza delittuosa. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile con condanna al pagamento delle spese e della sanzione alla Cassa delle ammende.
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Estorsione continuata: assoluzione parziale ma pena confermata
Due soggetti sono stati condannati per il reato di estorsione continuata in concorso ai danni di una vittima vulnerabile. Uno dei due imputati ha impugnato la sentenza lamentando il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche. L'altro imputato, pur essendo stato assolto in appello dal reato satellite di atti persecutori, ha contestato il mancato ricalcolo al ribasso della pena, bloccata sull'aumento minimo di un terzo previsto per la recidiva reiterata. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione dei giudici di merito. L'esclusione delle attenuanti è stata ritenuta ampiamente motivata dalla gravità della condotta. Inoltre, la Suprema Corte ha chiarito che l'aumento minimo di un terzo per la continuazione si applica all'intero blocco dei reati e non viene ridotto anche in caso di parziale assoluzione, escludendo qualsiasi violazione costituzionale. Entrambi i ricorsi sono stati rigettati.
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Inammissibilità del ricorso per cassazione: ricorso vago e multa
L'Imputato, condannato per il reato di estorsione continuata, ha proposto ricorso lamentando una mancanza di motivazione nella sentenza di appello sia sulla sua colpevolezza sia sulla pena inflitta. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso per cassazione. I giudici hanno rilevato che la difesa si è limitata a contestare genericamente la decisione precedente, senza indicare in modo specifico i passaggi contestati o confrontarsi con le reali argomentazioni della sentenza impugnata. Di conseguenza, l'impugnazione è stata ritenuta priva della necessaria specificità. L'Imputato ha perso la causa ed è stato condannato al pagamento delle spese processuali, oltre a una sanzione pecuniaria di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Estorsione continuata: condanna per un ritardo della difesa
Il Figlio è stato condannato per il reato di estorsione continuata ai danni del Padre, costretto con minacce a consegnargli somme di denaro. Durante il processo, il Pubblico Ministero ha modificato l'accusa da tentata a consumata, poiché è emerso l'effettivo passaggio di denaro. La difesa ha eccepito la nullità di questa modifica solo in appello, sostenendo si trattasse di un fatto nuovo non consentito senza il consenso dell'imputato. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che l'eventuale vizio di correlazione tra accusa e sentenza costituisce una nullità a regime intermedio. Questa nullità deve essere eccepita immediatamente dalla parte presente. Avendo la difesa accettato il dibattito sul nuovo capo d'accusa senza opporsi subito, la nullità si è sanata. Il Figlio perde la causa e deve pagare le spese processuali.
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Estorsione continuata: la condanna è definitiva in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un uomo condannato per il reato di estorsione continuata. La difesa lamentava un vizio di motivazione riguardo alla responsabilità penale dell'imputato. I giudici di legittimità hanno chiarito che il ricorso si limitava a riproporre le stesse contestazioni già respinte in appello, senza evidenziare reali lacune logiche nella sentenza impugnata. La Corte d'appello aveva infatti valutato correttamente le prove, comprese le dichiarazioni rese dall'uomo durante una perquisizione, ritenendo irrilevanti le sue giustificazioni. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Inammissibilità ricorso: condanna per estorsione è definitiva
Un uomo, condannato in primo e secondo grado per tentata estorsione continuata, presenta ricorso alla Corte di Cassazione. I giudici supremi, tuttavia, dichiarano la totale inammissibilità del ricorso per cassazione. Il motivo è la genericità delle contestazioni, che miravano a una nuova valutazione dei fatti, attività preclusa in sede di legittimità. La decisione rende la condanna definitiva e comporta per il ricorrente il pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro.
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Estorsione: niente circostanze attenuanti generiche per reati gravi
Un uomo, condannato per estorsione continuata, ha presentato ricorso alla Corte di Cassazione. Contestava l'attendibilità della vittima e la mancata concessione delle circostanze attenuanti generiche. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha stabilito che non può rivalutare le prove, compito dei giudici di merito. Inoltre, ha confermato che il diniego delle circostanze attenuanti generiche era legittimo, poiché i giudici hanno correttamente considerato la gravità del reato, l'entità del danno e le modalità riprovevoli della condotta. La condanna è quindi diventata definitiva.
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