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Estinzione Del Reato — Anno 2023

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213 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Estinzione Del Reato

Provvedimenti

Remissione di querela: stop alla condanna per farsi giustizia da sé
Un cittadino veniva condannato per il reato di esercizio arbitrario delle proprie ragioni con violenza. Durante la pendenza del ricorso in Cassazione, la persona offesa presentava formale remissione di querela, regolarmente accettata dall'imputato. La Suprema Corte ha applicato il principio secondo cui la remissione di querela estingue il reato anche durante il giudizio di legittimità, prevalendo sulle altre questioni. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato senza rinvio la sentenza impugnata, dichiarando l'estinzione del reato e ponendo le spese processuali a carico dell'imputato, come concordato tra le parti.
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Termine a comparire violato: prescrizione cancella la condanna
L'Imputato, condannato in primo grado per truffa aggravata, propone ricorso in Cassazione lamentando la violazione del termine a comparire per il giudizio d'appello. La citazione era stata infatti notificata solo sedici giorni prima dell'udienza, violando il termine minimo di venti giorni previsto dalla legge. Nonostante la tempestiva eccezione della difesa, la Corte d'Appello aveva proceduto in sua assenza. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso rilevando la nullità della citazione. Tuttavia, i giudici constatano che nel frattempo è maturata la prescrizione del reato. Applicando il principio per cui la causa estintiva prevale sulle nullità processuali in assenza di prove evidenti di innocenza, la Suprema Corte annulla senza rinvio la sentenza impugnata. L'Imputato ottiene così la cancellazione della condanna.
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Estinzione del reato per morte dell’imputato: stop alla condanna
L'Imputato era stato condannato nei gradi precedenti per il reato di estorsione aggravata. Successivamente alla presentazione del ricorso per Cassazione, l'uomo è deceduto. La Suprema Corte, preso atto del decesso, ha applicato la regola della estinzione del reato per morte dell'imputato prima della condanna definitiva. Di conseguenza, i giudici hanno annullato senza rinvio la sentenza impugnata, chiudendo definitivamente il procedimento penale a carico del defunto senza alcuna conseguenza penale.
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Condanna per truffa cancellata dalla remissione di querela
Un cittadino, condannato nei precedenti gradi di giudizio per il reato di truffa, ha proposto ricorso in Cassazione. Durante la pendenza del ricorso, la persona offesa ha formalizzato la remissione di querela, accettata dall'imputato nella stessa data. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, stabilendo che la remissione di querela, se accettata, estingue il reato e prevale anche su eventuali motivi di inammissibilità del ricorso, purché quest'ultimo sia stato presentato nei termini di legge. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato senza rinvio la sentenza di condanna, dichiarando il reato estinto e ponendo le spese del processo a carico dell'imputato.
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Estinzione del reato dopo patteggiamento: conta il fatto
Il caso riguarda un condannato che ha richiesto l'estinzione del reato dopo patteggiamento. La sentenza originaria era diventata definitiva nel 2013. Nel 2016, entro il limite dei cinque anni, l'uomo ha commesso un nuovo reato, accertato con sentenza definitiva solo nel 2020. Il Giudice dell'esecuzione ha respinto la richiesta di estinzione. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che, per impedire l'estinzione, rileva la data di commissione del nuovo reato (avvenuta nel quinquennio) e non il momento in cui la relativa condanna diventa irrevocabile. Il ricorrente perde la causa e viene condannato anche al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Recidiva reiterata: quando i precedenti blindano la condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di due imputati condannati per reati minori, confermando l'applicazione della recidiva reiterata. I ricorrenti contestavano l'identificazione effettuata dalla polizia e il calcolo della pena. La Suprema Corte ha chiarito che la valutazione delle prove spetta solo ai giudici di merito e non può essere ridiscussa in sede di legittimità. Inoltre, ha ritenuto corretta l'applicazione della recidiva reiterata, giustificata dalla pericolosità sociale desunta dai numerosi precedenti penali. Per un terzo coimputato, la Corte ha annullato la sentenza senza rinvio a causa del suo decesso, che estingue il reato. I due ricorrenti superstiti sono stati condannati al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Remissione di querela: il furto si estingue ma restano le spese
L'Imputata era stata condannata per furto aggravato dall'esposizione alla pubblica fede. Con l'entrata in vigore della Riforma Cartabia, questo reato è diventato procedibile solo a querela di parte. Poiché la Persona Offesa aveva precedentemente presentato la remissione di querela, regolarmente accettata dall'Imputata, la Corte di Cassazione ha annullato senza rinvio la sentenza di condanna. Il reato è stato dichiarato estinto, ma le spese del procedimento sono state poste a carico dell'Imputata.
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Estinzione del reato per morte dell’imputato: addio alla condanna
L'Imputato, condannato in appello a 15 anni di reclusione per omicidio e porto d'armi, ha proposto ricorso in Cassazione. Nelle more del giudizio di legittimità, il difensore ha depositato il certificato di morte dell'assistito. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del reato per morte dell'imputato ai sensi dell'articolo 150 del codice penale. Questo evento determina la dissoluzione del rapporto processuale penale e la cessazione automatica di ogni statuizione civile decisa nei precedenti gradi di giudizio. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato senza rinvio la sentenza impugnata.
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Remissione di querela: cancellata la condanna per tentato furto
L'Imputato era stato condannato per tentato furto aggravato. Durante la pendenza del ricorso in Cassazione, la persona offesa ha presentato la remissione di querela, accettata dall'Imputato. A seguito della riforma Cartabia, il reato in questione è diventato procedibile solo su querela di parte. La Suprema Corte ha stabilito che la remissione di querela, se ritualmente accettata, estingue il reato e prevale su altre cause di inammissibilità del ricorso. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato senza rinvio la sentenza impugnata per sopravvenuta estinzione del reato, ponendo le spese processuali a carico dell'Imputato in mancanza di accordo contrario.
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Remissione di querela: la pace cancella la condanna penale
Il Tribunale di Verona aveva confermato la condanna dell'Imputato per il reato di lesioni personali. L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione per contestare la decisione. Durante la pendenza del giudizio di legittimità, la Persona Offesa ha deciso di ritirare la denuncia. L'Imputato ha accettato questa revoca. La Suprema Corte ha rilevato la validità di questo accordo. Di conseguenza, i giudici hanno dichiarato l'estinzione del reato per intervenuta remissione di querela. La Cassazione ha annullato senza rinvio la sentenza di condanna precedente, ponendo le spese del procedimento a carico dell'Imputato, in mancanza di un accordo differente tra le parti.
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Condanna per percosse annullata: vince la remissione di querela
L'Imputato era stato condannato per il reato di percosse. Durante il giudizio di Cassazione, la Persona Offesa ha deciso di ritirare la denuncia. L'Imputato ha accettato questa decisione, formalizzando la remissione di querela. La Corte di Cassazione ha stabilito che la remissione di querela, intervenuta e accettata durante il ricorso, estingue il reato. Di conseguenza, i giudici hanno annullato la sentenza di condanna senza rinvio, dichiarando il reato estinto e ponendo le spese processuali a carico dell'Imputato.
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Remissione di querela: la pace cancella la condanna penale
Un uomo, condannato nei precedenti gradi di giudizio per il reato di lesioni personali, ha proposto ricorso in Cassazione. Durante la pendenza del giudizio di legittimità, la vittima ha effettuato la remissione di querela, formalmente accettata dall'imputato. La Corte di Cassazione ha stabilito che la remissione di querela, intervenuta prima della decisione definitiva e ritualmente accettata, estingue il reato. Tale causa di estinzione prevale su eventuali profili di inammissibilità del ricorso, purché quest'ultimo sia stato presentato nei termini di legge. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato senza rinvio la sentenza impugnata, dichiarando l'estinzione del reato e ponendo le spese processuali a carico dell'imputato in assenza di accordi contrari.
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Estinzione del reato per morte del reo: annullata la condanna
L'Imputato era stato condannato nei primi due gradi di giudizio per il reato di furto in abitazione. Il difensore dell'uomo ha proposto ricorso dinanzi alla Corte di Cassazione, contestando vizi di motivazione e l'applicazione di alcune circostanze attenuanti. Tuttavia, prima che i giudici potessero esaminare il merito del ricorso, la cancelleria ha ricevuto il certificato medico che attestava il decesso dell'uomo. Di conseguenza, la Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del reato per morte del reo, disponendo l'annullamento senza rinvio della sentenza di condanna precedentemente emessa a suo carico.
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Remissione di querela: la pace cancella la condanna penale
L'Imputato era stato condannato nei gradi precedenti per il reato di violenza privata. Durante la pendenza del ricorso in Cassazione, la Persona Offesa ha effettuato la remissione di querela, formalmente accettata dall'Imputato. A seguito della riforma Cartabia, tale reato è diventato procedibile solo su querela di parte. La Suprema Corte ha stabilito che la remissione di querela, intervenuta prima della decisione definitiva, estingue il reato e prevale sulle cause di inammissibilità del ricorso. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato senza rinvio la sentenza di condanna, dichiarando il reato estinto e ponendo le spese processuali a carico dell'Imputato in mancanza di un accordo contrario.
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Remissione di querela: il perdono cancella la condanna
Due imputati hanno proposto ricorso in Cassazione contro una condanna della Corte d'Appello. Durante la pendenza del ricorso, la persona offesa ha presentato la remissione di querela, formalmente accettata dagli imputati. La Corte di Cassazione ha stabilito che la remissione di querela, se ritualmente accettata, estingue il reato anche durante il giudizio di legittimità, prevalendo sulle cause di inammissibilità del ricorso, purché questo sia stato presentato nei termini. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato senza rinvio la sentenza impugnata, dichiarando estinto il reato e ponendo le spese processuali a carico degli imputati in assenza di un accordo diverso.
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Remissione di querela: il reato si estingue ma le spese restano
Il Procuratore generale ha proposto ricorso in Cassazione contro una sentenza della Corte di Appello di Bologna riguardante L'Imputato. Durante la pendenza del ricorso, la persona offesa ha presentato la remissione di querela, formalmente accettata dall'Imputato. La Corte di Cassazione ha stabilito che la remissione di querela, intervenuta in pendenza del ricorso e ritualmente accettata, determina l'estinzione del reato. Questo effetto estintivo prevale anche su eventuali cause di inammissibilità del ricorso, purché quest'ultimo sia stato presentato tempestivamente. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato senza rinvio la sentenza impugnata, dichiarando il reato estinto e condannando L'Imputato al pagamento delle spese processuali in mancanza di un accordo diverso tra le parti.
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Sospensione condizionale della pena: ammessa anche con precedenti
L'Imputato, condannato a dieci mesi di reclusione per furto aggravato, si è visto negare la sospensione condizionale della pena a causa di due precedenti condanne per porto d'armi e lesioni personali. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Imputato, chiarendo che la precedente condanna per lesioni, inflitta con decreto penale poi estinto, non ostacola il beneficio. Inoltre, per la condanna da patteggiamento per porto d'armi, pur dovendosi calcolare la pena detentiva di cinque mesi, il cumulo con la nuova condanna (quindici mesi totali) non supera il limite di due anni previsto dalla legge. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato la sentenza impugnata con rinvio alla Corte d'appello per una nuova valutazione sulla concessione della sospensione condizionale della pena.
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Remissione di querela: addio alla condanna a un anno di carcere
Un uomo, condannato per il reato di esercizio arbitrario delle proprie ragioni con violenza sulle persone, ha presentato ricorso in Cassazione. Durante la pendenza dei termini per il ricorso, la vittima ha formalizzato la remissione di querela, accettata dall'imputato. La Suprema Corte ha stabilito che la remissione di querela, se accettata tempestivamente, estingue il reato e prevale su altre questioni processuali. Di conseguenza, i giudici hanno annullato senza rinvio la sentenza di condanna precedente, dichiarando l'estinzione del reato e ponendo le spese del processo a carico dell'imputato.
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Confisca per sproporzione: gli eredi battono lo Stato
Il caso riguarda gli eredi di un uomo condannato in primo grado per usura, i cui beni erano stati sottoposti a confisca per sproporzione. Dopo un annullamento con rinvio da parte della Corte di Cassazione, l'imputato è deceduto. La Corte d'appello ha comunque proseguito il giudizio citando gli eredi e confermando il sequestro dei beni. La Suprema Corte ha accolto il ricorso dei familiari, stabilendo che la morte dell'imputato estingue il reato e impedisce la prosecuzione del processo per accertare i presupposti della misura patrimoniale. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato senza rinvio la decisione precedente, revocato definitivamente la confisca per sproporzione e ordinato la restituzione immediata di tutti i beni sequestrati agli eredi legittimi.
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Integrazione istruttoria d’ufficio: no alla condanna ingiusta
Un cittadino straniero, condannato dal Giudice di Pace per soggiorno illegale, aveva depositato tardivamente un contratto di lavoro e un permesso provvisorio che dimostravano la sua regolarizzazione. Il giudice aveva ignorato tali documenti poiché presentati dopo la chiusura del dibattimento. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'imputato, stabilendo che il giudice ha il dovere di procedere all'integrazione istruttoria d'ufficio quando i documenti tardivi sono decisivi per dimostrare l'estinzione del reato. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato la sentenza di condanna e ha rinviato il caso al Giudice di Pace di Avellino per un nuovo esame dei documenti.
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