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Espulsione Per Pericolosità Sociale

6 provvedimenti applicano questo termine

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Espulsione per pericolosità sociale: Cassazione conferma l’inammissibilità del ricorso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un Cittadino Straniero contro il decreto di espulsione per pericolosità sociale. Il Cittadino Straniero, di nazionalità albanese, aveva contestato la decisione del Giudice di Pace che aveva confermato l'allontanamento, basato su un ingresso irregolare in Italia e su precedenti penali per furto e stupefacenti. La Cassazione ha ritenuto le sue argomentazioni generiche e non in grado di scalfire la valutazione di pericolosità sociale, confermando la legittimità dell'espulsione.
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Espulsione per pericolosità sociale: Contratto di convivenza non basta
La Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale in materia di espulsione per pericolosità sociale. Un cittadino straniero, con numerosi precedenti penali, non può bloccare un decreto di espulsione semplicemente formalizzando un contratto di convivenza con una cittadina italiana, soprattutto se l'atto è successivo al provvedimento. La Corte ha chiarito che il giudice non può limitarsi a prendere atto del legame formale. Deve, invece, effettuare un attento bilanciamento tra il diritto alla vita familiare e l'interesse dello Stato alla sicurezza. In questo caso, la concreta e attuale pericolosità sociale del soggetto, dimostrata dai suoi reati, ha prevalso sul legame affettivo formalizzato tardivamente. La decisione del Giudice di Pace, che aveva annullato l'espulsione, è stata quindi cassata.
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Espulsione per pericolosità sociale: senza lavoro né famiglia, via
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della espulsione per pericolosità sociale di un uomo condannato per traffico internazionale di droga. La decisione si fonda non solo sui precedenti penali, ma in modo decisivo sull'assenza di qualsiasi legame familiare, sociale o lavorativo sul territorio nazionale. Secondo i giudici, questa mancanza di integrazione rappresenta una condizione di vulnerabilità che aumenta il rischio di ricadere nel reato. L'appello del condannato è stato respinto perché non è riuscito a contestare efficacemente questa logica valutazione. La sentenza stabilisce che l'isolamento sociale è un fattore chiave per determinare la pericolosità di un individuo.
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Espulsione per pericolosità: il passato criminale pesa di più
La Corte di Cassazione ha confermato un decreto di espulsione per pericolosità sociale nei confronti di un cittadino straniero con precedenti per tentato omicidio. Nonostante l'uomo avesse intrapreso un breve percorso di reinserimento socio-lavorativo, i giudici hanno ritenuto che questo non fosse sufficiente a cancellare una lunga storia di violenza e insofferenza alle regole. La Corte ha stabilito che la valutazione della pericolosità deve considerare l'intera condotta della persona in Italia, dando maggior peso ai gravi reati commessi rispetto ai recenti, seppur positivi, tentativi di riabilitazione. L'appello del cittadino è stato quindi respinto.
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Droga e condanna: no all’espulsione senza verifica di pericolosità
La Corte di Cassazione ha annullato la misura di sicurezza dell'espulsione applicata a diversi cittadini stranieri condannati per reati di droga. La sentenza chiarisce un principio fondamentale: l'espulsione per pericolosità sociale non può mai essere automatica. Il giudice di merito aveva ordinato l'allontanamento basandosi su una valutazione generica e cumulativa per tutti gli imputati. La Cassazione ha invece ribadito che è obbligatorio un accertamento specifico e individuale della reale pericolosità di ciascuna persona. Senza una motivazione dettagliata che dimostri la probabilità di futuri reati, la misura dell'espulsione è illegittima. La decisione è stata quindi rinviata a un nuovo giudice per una corretta valutazione.
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Lavoro non basta: sì a espulsione per pericolosità sociale
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di un decreto di espulsione per pericolosità sociale nei confronti di un cittadino straniero. L'uomo aveva impugnato il provvedimento sostenendo di essere socialmente integrato e lavoratore, oltre a sollevare vizi formali come la mancata traduzione completa dell'atto. I giudici hanno respinto il ricorso, ritenendo che la valutazione sulla pericolosità, basata su reati recenti, fosse corretta e prevalente rispetto agli elementi di integrazione forniti, giudicati deboli. La sentenza stabilisce che la prova di un reale reinserimento sociale deve essere solida e non può basarsi su elementi vaghi o relativi a periodi di restrizione, come gli arresti domiciliari.
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