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Esimente Della Buona Fede

12 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Una condizione prevista dalla legge che permette all'importatore di non pagare i dazi richiesti a posteriori, se dimostra di aver agito correttamente e che l'errore è stato causato dalle autorità doganali del paese esportatore.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Dazi e buona fede: la responsabilità del rappresentante doganale
L'Agenzia delle Dogane ha contestato a una società, operante come rappresentante indiretto di un importatore, il mancato pagamento di dazi antidumping su merci falsamente dichiarate come originarie delle Filippine, ma in realtà provenienti da Taiwan. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'amministrazione finanziaria, chiarendo i limiti della responsabilità del rappresentante doganale. I giudici hanno stabilito che lo spedizioniere risponde in solido con l'importatore per i dazi dovuti. Per invocare l'esimente della buona fede, non basta la semplice ricezione di certificati falsi da parte delle autorità estere. È invece necessario che il professionista dimostri di aver agito con la massima diligenza professionale, verificando l'esattezza delle informazioni. La Cassazione ha quindi cassato la sentenza d'appello che aveva erroneamente sollevato lo spedizioniere da tale onere probatorio.
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Concessione in sanatoria: Cassazione annulla multa della Provincia
Un consorzio di irrigazione riceveva una sanzione amministrativa dalla Provincia per aver concesso l'uso industriale di acque pubbliche senza il titolo originario. Il consorzio si opponeva, evidenziando di aver presentato anni prima una domanda di concessione in sanatoria al Ministero competente all'epoca. I giudici di merito confermavano la sanzione, ritenendo la domanda inefficace poiché la competenza era poi passata alla Provincia. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso del consorzio e annulla la sanzione. La Corte stabilisce che la domanda di concessione in sanatoria presentata all'ente originariamente competente mantiene la sua validità anche se le competenze amministrative cambiano nel tempo. Il cittadino ha il diritto di proseguire l'attività in pendenza del procedimento e non può subire le conseguenze di una riorganizzazione interna della Pubblica Amministrazione.
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Rappresentante doganale indiretto: dazi dovuti anche in buona fede
L'Agenzia delle Dogane ha contestato a un intermediario, operante come rappresentante doganale indiretto, il mancato pagamento di dazi antidumping su elementi di fissaggio in acciaio. La merce era stata dichiarata originaria delle Filippine, ma proveniva in realta da Taiwan. I giudici di merito avevano annullato la richiesta ritenendo l'intermediario in buona fede. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'Agenzia. La Corte ha chiarito che, mentre per le sanzioni serve la prova della negligenza, per il recupero dei dazi il rappresentante doganale indiretto risponde in solido con l'importatore per il solo fatto di aver presentato la dichiarazione doganale. Per evitare il pagamento, l'intermediario deve dimostrare di aver agito con la massima diligenza professionale e che l'errore sia dipeso da un comportamento attivo e ingannevole delle autorita doganali estere.
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Vizio di ultrapetizione: la Cassazione ferma i giudici
L'Ufficio Doganale ha emesso avvisi di rettifica per dazi antidumping su silicio importato, ritenuto di origine cinese e non taiwanese. Il giudice di primo grado ha accertato l'origine cinese della merce, ma ha annullato gli atti ritenendo l'importatore in buona fede. L'importatore non ha impugnato la decisione sull'origine cinese. In appello, l'Ufficio Doganale ha contestato solo la buona fede, ma il giudice di secondo grado ha ribaltato la decisione sull'origine della merce, dichiarandola taiwanese. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Ufficio Doganale, rilevando un evidente vizio di ultrapetizione. Il giudice d'appello non poteva pronunciarsi sull'origine della merce, poiché su quel punto si era ormai formato il giudicato interno. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Responsabilità dello spedizioniere doganale: dazi dovuti
L'Agenzia delle Dogane ha contestato a una società, attiva come rappresentante indiretto di un importatore, il mancato pagamento di dazi antidumping e le relative sanzioni per merci falsamente dichiarate come originarie delle Filippine. La Corte di Cassazione ha chiarito i confini della responsabilità dello spedizioniere doganale. Mentre per le sanzioni tributarie si applica il principio di colpevolezza (occorre dimostrare la negligenza del professionista), per il recupero dei dazi doganali la responsabilità del rappresentante indiretto è solidale e oggettiva. Lo spedizioniere può evitare il pagamento dei dazi solo provando la buona fede secondo i rigidi criteri del Codice doganale comunitario, ossia dimostrando un errore attivo e imprevedibile dell'autorità doganale. La Corte ha quindi accolto il ricorso dell'amministrazione finanziaria, rinviando la causa per un nuovo esame.
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Vidimazione licenza taxi: scontro tra Comune e tassista
Un tassista ha impugnato quarantaquattro verbali per transito non autorizzato sulle corsie preferenziali. Il Comune riteneva la licenza scaduta, calcolando il termine di cinque anni dalla prima emissione storica del titolo. Il tassista sosteneva invece che, in caso di trasferimento, il termine per la vidimazione licenza taxi decorresse dalla data del trasferimento autorizzato dall'ente. La Corte di Cassazione, rilevando la novità e la complessità della questione, ha deciso di non definire subito il giudizio in camera di consiglio. Con questa ordinanza interlocutoria, i giudici hanno rinviato la causa alla pubblica udienza per un esame più approfondito sulla decorrenza dei termini e sulla sussistenza della buona fede del lavoratore.
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Multa corsia preferenziale: paga l’autista se non prova l’errore
Un automobilista ha ricevuto otto verbali per aver circolato in una corsia riservata ai bus. L'Automobilista ha contestato ogni singola multa corsia preferenziale, sostenendo che il divieto era stato ripristinato dopo una sospensione senza adeguata segnaletica e comunicazione. Il Comune ha dimostrato di aver installato i cartelli e pubblicato gli avvisi. Sia il Giudice di Pace sia il Tribunale hanno respinto i ricorsi. La Corte di Cassazione ha confermato le decisioni precedenti, stabilendo che spetta all'automobilista dimostrare la concreta invisibilità o illeggibilità dei cartelli stradali. Non basta lamentare la scarsa visibilità in modo generico, né invocare la buona fede se i controlli elettronici e i cartelli erano visibili con la normale diligenza. L'Automobilista perde la causa e deve pagare le spese processuali.
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Segnaletica stradale ingannevole: Comune perde, 33 multe annullate
La Corte di Cassazione ha confermato l'annullamento di 33 multe per accesso in una Zona a Traffico Limitato. La decisione si basa sul principio della segnaletica stradale ingannevole. Un'azienda e un privato avevano impugnato i verbali sostenendo che il cartello all'ingresso della ZTL fosse fuorviante: pur indicando le fasce orarie per il carico/scarico, ometteva di specificare la necessità di un'autorizzazione specifica, a differenza di altre eccezioni chiaramente indicate. Secondo la Corte, un cartello ambiguo induce in errore l'utente della strada, giustificando la violazione. Di conseguenza, il Comune ha perso la causa e le multe sono state definitivamente cancellate, poiché l'errore del conducente è stato ritenuto scusabile.
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Falsa Origine Merci: No al recupero a posteriori dei dazi automatico
Un'azienda importa merce dichiarata di origine filippina a dazio zero. Successivamente, si scopre che l'origine era taiwanese e i certificati falsi. L'Agenzia delle Dogane avvia il recupero a posteriori dei dazi. L'azienda si difende invocando la buona fede, sostenendo che l'errore fosse imputabile alle autorità filippine e non riconoscibile. La Corte di Cassazione accoglie questa tesi, stabilendo che la semplice falsità dei documenti non basta per escludere la buona fede dell'importatore. È necessario un esame più approfondito per verificare se l'autorità estera fosse a conoscenza della frode. La causa viene rinviata per una nuova valutazione.
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Multa in corsia bus: la Cassazione punisce chi non dà prove
Un gruppo di automobilisti ha impugnato numerosi verbali ricevuti per il transito in corsia preferenziale in una nota via cittadina. I ricorrenti sostenevano che la segnaletica fosse inadeguata e che la riattivazione della corsia, dopo un periodo di sospensione, non fosse stata comunicata correttamente. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando le sanzioni. I giudici hanno stabilito che, se l'automobilista contesta non l'assenza ma l'inadeguatezza della segnaletica, spetta a lui dimostrare tale carenza. Inoltre, la Corte ha chiarito che precedenti sentenze di annullamento per la stessa strada non costituiscono un precedente vincolante per infrazioni avvenute in momenti diversi. Infine, la buona fede è stata esclusa poiché l'amministrazione aveva diffuso comunicati stampa e attivato un periodo di sperimentazione prima di iniziare a multare i trasgressori.
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Dichiarazione contanti frontiera: quando va fatta?
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'obbligo di dichiarazione contanti frontiera sorge nel preciso istante in cui si attraversa il confine nazionale. Un automobilista, sanzionato per aver importato una somma superiore al limite senza averla dichiarata, aveva sostenuto di poter regolarizzare la sua posizione presso il primo ufficio doganale disponibile. La Corte ha rigettato questa interpretazione, affermando che la violazione si perfeziona con la semplice omissione al momento del passaggio, rendendo irrilevante l'intenzione di dichiarare in un secondo momento. La finalità della norma è prevenire l'introduzione di proventi illeciti, e consentire una dichiarazione successiva vanificherebbe questo scopo.
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Auto elettrica ZTL: multa legittima senza targa comunicata
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di una multa elevata al conducente di un'auto elettrica per accesso non autorizzato in una Zona a Traffico Limitato (ZTL). Sebbene una delibera comunale agevolasse la circolazione di tali veicoli, la Corte ha stabilito che la preventiva comunicazione della targa resta un requisito indispensabile per l'autorizzazione. La mancata comunicazione rende l'accesso in ZTL per l'auto elettrica un illecito sanzionabile, senza che si possa invocare la buona fede per una normativa in vigore da anni.
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