L'Indagato, lavorando come spedizioniere portuale, agevolava l'importazione di sostanze stupefacenti mantenendo contatti con complici all'estero tramite strumenti telematici criptati. A seguito dell'applicazione della misura degli arresti domiciliari con divieto di comunicazione esterna, l'Indagato proponeva ricorso in Cassazione. La difesa sosteneva che una misura meno severa, come l'obbligo di dimora o di presentazione alla polizia giudiziaria, fosse sufficiente. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la necessità degli arresti domiciliari. I giudici hanno chiarito che solo la misura custodiale domestica impedisce all'Indagato sia l'accesso fisico all'area portuale, sia l'uso di mezzi di comunicazione a distanza per organizzare i traffici illeciti con i complici.
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