Un cittadino, condannato dal Tribunale di Milano per reati in materia di stupefacenti a seguito di patteggiamento, ha proposto ricorso per cassazione. L'imputato ha contestato l'erronea qualificazione giuridica del fatto e la confisca del denaro sequestrato. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che il ricorso contro patteggiamento, per contestare la qualificazione giuridica del fatto, è ammesso solo in caso di errore manifesto ed evidente. Nel caso specifico, non emergeva alcuna palese incongruenza tra l'accusa e la qualificazione del reato. Di conseguenza, la Suprema Corte ha rigettato l'impugnazione, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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