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Equo Indennizzo

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186 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Equo indennizzo: da quando si calcola il ritardo?
Un lavoratore ha richiesto un equo indennizzo per l'eccessiva durata di una procedura fallimentare. La Corte di Cassazione ha stabilito che il ritardo irragionevole si calcola a partire dalla data di presentazione della domanda di ammissione al passivo, non dalla sua successiva approvazione. La Corte ha inoltre confermato che la scelta del moltiplicatore annuo per il calcolo dell'indennizzo rientra nella discrezionalità del giudice di merito, purché nei limiti di legge, e ha corretto la liquidazione delle spese legali, includendo una fase processuale erroneamente omessa.
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Equo indennizzo: quando il ricorso non è temerario
Un gruppo di creditori chiedeva un equo indennizzo per la durata eccessiva di una procedura fallimentare. La loro domanda iniziale fu respinta perché tardiva. Successivamente, hanno richiesto un indennizzo per la durata irragionevole del primo processo di indennizzo, ma anche questa domanda è stata respinta per presunta 'consapevolezza dell'infondatezza'. La Corte di Cassazione ha ora stabilito che, data l'incertezza giurisprudenziale sul termine di decadenza all'epoca dei fatti, la domanda originale non poteva essere considerata temeraria, annullando la decisione precedente e rinviando il caso per un nuovo esame.
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Equo indennizzo: no al risarcimento per ritardo
Una società ha richiesto un equo indennizzo per il ritardo nel pagamento di un precedente risarcimento ottenuto tramite la Legge Pinto. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che il tempo trascorso tra la fine del processo di cognizione e l'inizio di quello esecutivo non rientra nella nozione di 'durata irragionevole del processo'. Pertanto, il ritardo nell'adempimento spontaneo di una condanna non è risarcibile con un ulteriore equo indennizzo.
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Irrisorietà pretesa: la Cassazione fissa i limiti
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 21313/2025, ha stabilito che l'irrisorietà della pretesa, che esclude il diritto all'indennizzo per l'eccessiva durata di un processo, non può essere valutata solo in rapporto alla ricchezza del creditore. Un credito di oltre 82.000 euro non può essere considerato insignificante, anche se il titolare è una società con elevati profitti. La Corte ha cassato la decisione di merito che aveva negato l'indennizzo, riaffermando che la valutazione deve basarsi primariamente su un criterio oggettivo legato al valore assoluto della causa.
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Liquidazione compensi avvocato: i criteri del giudice
Un cittadino, dopo aver ottenuto un equo indennizzo per l'irragionevole durata di un processo, ha impugnato la decisione lamentando un'errata liquidazione dei compensi per il proprio avvocato. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, chiarendo due principi fondamentali sulla liquidazione compensi avvocato: la maggiorazione per gli atti telematici è discrezionale fino a un massimo del 30% e il compenso per la fase istruttoria non è dovuto nel giudizio di rinvio se non viene svolta alcuna nuova attività di indagine.
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Durata irragionevole processo: no a danni ulteriori
Un cittadino ha richiesto un indennizzo per la durata irragionevole del suo processo di divorzio, includendo i danni patrimoniali derivanti dal prolungato pagamento di un assegno. La Corte di Cassazione ha respinto la richiesta di risarcimento per tali danni, stabilendo che non esisteva un nesso causale diretto tra il ritardo del processo e il pregiudizio economico lamentato. Secondo la Corte, i danni derivavano dall'obbligo di pagamento stabilito nel giudizio di divorzio e non dalla sua eccessiva durata.
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