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Equa Riparazione Per Ingiusta Detenzione

6 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

L'indennizzo economico che lo Stato è tenuto a corrispondere a chi ha subito una custodia cautelare in carcere o agli arresti domiciliari, quando viene successivamente accertato che il provvedimento era ingiusto.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Equa riparazione per ingiusta detenzione: l’assoluzione non basta sempre
Un Cittadino, dopo essere stato in custodia cautelare e poi assolto per associazione mafiosa, ha chiesto l'equa riparazione per ingiusta detenzione. La Corte d'Appello ha accolto la sua domanda, liquidando una somma considerevole. Il Ministero ha impugnato la decisione, sostenendo che la Corte non aveva valutato la condotta del Cittadino, ritenuta gravemente imprudente e negligente. La Corte Suprema ha accolto il ricorso del Ministero. Ha annullato la decisione della Corte d'Appello. Ha rinviato il caso per un nuovo esame. La Corte d'Appello dovrà ora valutare se la condotta del Cittadino abbia contribuito alla detenzione.
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Equa riparazione negata: assoluzione non basta per l’ingiusta detenzione
Un individuo, inizialmente accusato di aver favorito l'ingresso illegale di 236 cittadini stranieri e sottoposto a custodia cautelare (detenzione preventiva), è stato successivamente assolto. Ha richiesto l'equa riparazione per ingiusta detenzione, ma la Corte d'Appello ha negato il risarcimento. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione. La Suprema Corte ha stabilito che, nonostante l'assoluzione, l'individuo aveva agito con dolo o colpa grave. Gli elementi indiziari iniziali, utilizzati per la detenzione, indicavano il suo ruolo attivo nell'equipaggio dell'imbarcazione. Tali elementi, pur non sufficienti per una condanna, erano validi per escludere il diritto all'equa riparazione.
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Assolto ma negato il risarcimento: la Cassazione riapre il caso ingiusta detenzione
Un Cittadino è stato detenuto per tentato omicidio, prima in carcere e poi ai domiciliari. Assolto in appello dopo una condanna in primo grado, ha chiesto la riparazione per ingiusta detenzione. La Corte d'Appello ha negato il risarcimento, sostenendo che le sue dichiarazioni iniziali, ritenute inattendibili, avessero contribuito alla detenzione. La Cassazione ha annullato questa decisione, stabilendo che le dichiarazioni del Cittadino non avevano reso più credibili le accuse, soprattutto perché la vittima aveva motivi di ostilità e altri testimoni non confermavano la sua presenza. Il caso tornerà alla Corte d'Appello per una nuova valutazione del diritto alla riparazione per ingiusta detenzione.
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Assoluzione vs. Colpa Grave: Negata l’Equa Riparazione per Ingiusta Detenzione
Un Detenuto, assolto dopo essere stato sottoposto a misure cautelari per detenzione di stupefacenti, ha chiesto l'equa riparazione per ingiusta detenzione. La Corte d'Appello ha negato la richiesta, ravvisando una sua colpa grave. Il Detenuto aveva infatti detenuto un quantitativo di droga e strumenti per il confezionamento. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione. Ha stabilito che la condotta del Detenuto, pur non costituendo reato, era gravemente colposa. Tale condotta ha contribuito a indurre l'autorità giudiziaria a disporre le misure cautelari. L'equa riparazione per ingiusta detenzione non spetta se il soggetto ha dato causa alla detenzione con dolo o colpa grave.
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Equa riparazione per ingiusta detenzione: il nodo della colpa
Il Richiedente, dopo essere stato assolto con formula piena dall'accusa di associazione mafiosa, ha richiesto l'equa riparazione per ingiusta detenzione per aver subito oltre quattro anni di custodia cautelare in carcere. La Corte d'Appello aveva rigettato la domanda, ritenendo che il suo comportamento, ovvero rivolgersi a esponenti mafiosi per difendersi da un concorrente, costituisse colpa grave ostativa all'indennizzo. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del cittadino, annullando la decisione. I giudici di legittimità hanno stabilito che la Corte d'Appello ha omesso di verificare se tale condotta avesse effettivamente un nesso di concausalità con il lungo mantenimento della misura cautelare in carcere. La causa è stata rinviata per un nuovo esame.
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Riparazione per ingiusta detenzione: la colpa la nega
Un soggetto, assolto dall'accusa di associazione mafiosa, si è visto negare la riparazione per ingiusta detenzione. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, stabilendo che le sue frequentazioni assidue con noti esponenti di famiglie criminali costituivano una 'colpa grave' che ha contribuito a creare l'apparenza di colpevolezza, giustificando la misura cautelare iniziale e precludendo così il diritto all'indennizzo.
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