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Elezione Di Domicilio Appello

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69 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Elezione di domicilio appello: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza di inammissibilità di un appello. La Corte d'Appello aveva respinto l'impugnazione per la mancata elezione di domicilio nell'atto. La Cassazione ha chiarito che, secondo un recente principio delle Sezioni Unite, è sufficiente un richiamo espresso e specifico a una precedente elezione di domicilio già presente nel fascicolo. Inoltre, ha ribadito che tale requisito non si applica all'imputato detenuto, garantendo così il diritto sostanziale alla difesa. Il caso riguardava un appello contro una condanna per lesioni personali.
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Elezione di domicilio appello: basta il richiamo
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 43161/2024, ha stabilito che un appello non può essere dichiarato inammissibile se l'atto di impugnazione, pur non allegando una nuova dichiarazione di domicilio, contiene un richiamo espresso e specifico a una precedente elezione di domicilio già presente nel fascicolo processuale. Questa decisione chiarisce i requisiti per una valida elezione di domicilio appello, privilegiando un approccio sostanziale rispetto a un rigido formalismo.
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Elezione di domicilio appello: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 30668 del 2024, ha confermato l'inammissibilità di un ricorso per la mancata elezione di domicilio appello. La Corte ha stabilito che, ai sensi dell'art. 581, comma 1-ter, cod. proc. pen., la dichiarazione o elezione di domicilio deve essere depositata contestualmente all'atto di impugnazione, anche per l'imputato non giudicato in assenza. Questa formalità è ritenuta essenziale per garantire la certezza delle notificazioni nel giudizio di secondo grado.
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Elezione di domicilio appello: quando è obbligatoria?
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 28066/2024, ha dichiarato inammissibile un ricorso, ribadendo la necessità di depositare la dichiarazione o elezione di domicilio contestualmente all'atto di appello, come previsto dall'art. 581, c. 1-ter c.p.p. La Corte ha chiarito che una precedente elezione di domicilio, effettuata in fase di indagini, non è sufficiente se non viene nuovamente depositata o specificamente richiamata nell'atto di impugnazione. Questa formalità, introdotta dalla Riforma Cartabia, è finalizzata a garantire la certezza delle notifiche per il giudizio di secondo grado e non viola il diritto di difesa.
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Elezione di domicilio appello: quando è valida?
La Corte di Cassazione chiarisce i requisiti formali per l'elezione di domicilio appello. La Corte ha dichiarato inammissibile un ricorso poiché la precedente elezione di domicilio, effettuata in primo grado, non era stata né allegata né menzionata nell'atto di appello, come richiesto dall'art. 581, comma 1-ter c.p.p. per gli imputati non giudicati in absentia. Viene ribadita l'importanza del rispetto delle formalità procedurali per garantire l'accesso al secondo grado di giudizio.
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Elezione di domicilio appello: la Cassazione decide
L'appello di un imputato era stato dichiarato inammissibile per mancata presentazione di una nuova dichiarazione di domicilio. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, statuendo che per l'elezione di domicilio appello è valida anche una dichiarazione effettuata in primo grado, purché allegata all'impugnazione. La Corte ha specificato che tale requisito è superfluo per un imputato già detenuto, a cui le notifiche vanno fatte personalmente.
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Elezione di domicilio appello: un obbligo formale
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 25888/2024, ha confermato che l'omessa elezione di domicilio contestualmente all'atto di appello ne causa l'inammissibilità. Questo requisito, introdotto dalla Riforma Cartabia, è considerato un adempimento formale essenziale per garantire la certezza delle notificazioni e non è surrogabile da precedenti dichiarazioni.
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Elezione domicilio appello: requisiti e validità
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso, chiarendo i requisiti per la validità dell'elezione di domicilio in appello. La sentenza n. 24739/2024 stabilisce che, ai sensi dell'art. 581, co. 1-ter c.p.p., la dichiarazione deve essere fatta personalmente dall'imputato, anche se inserita nell'atto di impugnazione, e non può essere validamente effettuata dal solo difensore. Questa formalità, introdotta dalla Riforma Cartabia, è essenziale per la procedibilità del gravame.
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Elezione di domicilio appello: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso, confermando che, a seguito della Riforma Cartabia, l'atto di appello deve essere accompagnato, a pena di inammissibilità, da una nuova e specifica dichiarazione o elezione di domicilio. La Corte ha stabilito che una precedente elezione di domicilio, effettuata nel primo grado di giudizio, non è più sufficiente. Questa nuova formalità, introdotta dall'art. 581, comma 1-ter c.p.p., è stata ritenuta non irragionevole né sproporzionata, in quanto finalizzata a garantire la certezza della conoscenza del processo d'appello da parte dell'imputato e la celerità del procedimento.
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Elezione di domicilio appello: quando è inammissibile
La Corte di Cassazione, con la sentenza in esame, ha dichiarato inammissibile un ricorso avverso un'ordinanza della Corte d'Appello. Il motivo è la mancata allegazione della dichiarazione o elezione di domicilio all'atto di appello, come previsto dall'art. 581, comma 1-ter, c.p.p. La Suprema Corte ha rigettato la questione di legittimità costituzionale sollevata dalla difesa, affermando che la norma sull'elezione di domicilio appello non lede il diritto di difesa ma ne regola le modalità di esercizio, rendendo l'adempimento obbligatorio a pena di inammissibilità.
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Elezione di domicilio appello: la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità di un appello penale a causa della mancata allegazione di una nuova elezione di domicilio contestuale all'atto di impugnazione. Secondo la Corte, la Riforma Cartabia impone, a pena di inammissibilità, che la dichiarazione o elezione di domicilio sia successiva alla sentenza impugnata, rendendo irrilevanti le precedenti elezioni fatte nel corso del primo grado di giudizio. La sentenza sottolinea il rigore formale introdotto dalla nuova normativa per garantire la consapevolezza dell'imputato nel proseguire il percorso giudiziario.
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Elezione di domicilio appello: quando è valido
La Corte di Cassazione ha annullato una decisione di inammissibilità di un appello. I giudici hanno stabilito che, per un imputato presente nel primo grado di giudizio, il semplice richiamo alla già avvenuta elezione di domicilio appello è sufficiente, senza necessità di allegare nuovamente l'atto. Questa interpretazione privilegia la sostanza sulla forma, evitando un formalismo eccessivo che ostacolerebbe il diritto di difesa.
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Elezione di domicilio appello: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 37328/2025, ha dichiarato inammissibile un ricorso, ribadendo la necessità di un'azione specifica per l'elezione di domicilio nell'appello. La Corte ha chiarito che il semplice riferimento a un domicilio eletto in primo grado, anche se menzionato nella sentenza impugnata, non soddisfa il requisito dell'art. 581, comma 1-ter, c.p.p. È indispensabile un nuovo atto o una conferma esplicita della sua attualità per garantire la certezza delle notifiche.
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Elezione di domicilio appello: la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 22820/2024, ha confermato l'inammissibilità di un appello penale a causa della mancata elezione di domicilio successiva alla sentenza di primo grado. Il caso riguardava due imputati il cui appello era stato respinto perché non conteneva la necessaria dichiarazione o elezione di domicilio, un requisito introdotto dalla Riforma Cartabia (art. 581, comma 1-ter, c.p.p.). La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che la norma impone un onere di collaborazione per accelerare i processi e che la dichiarazione deve essere successiva alla pronuncia impugnata e depositata unitamente all'atto di gravame, non potendo essere sanata da una precedente elezione di domicilio effettuata in fasi anteriori del procedimento.
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Elezione di domicilio appello: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 22550/2024, ha stabilito che l'elezione di domicilio effettuata nel primo grado di giudizio non è più valida per l'appello. A seguito della Riforma Cartabia, con l'atto di impugnazione è necessario depositare una nuova e specifica dichiarazione o elezione di domicilio, a pena di inammissibilità del ricorso. La Corte ha ritenuto la norma non incostituzionale, in quanto finalizzata a garantire la certezza della conoscenza del processo da parte dell'imputato e la celere notifica degli atti, respingendo così il ricorso di un imputato il cui appello era stato dichiarato inammissibile per tale omissione.
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Elezione di domicilio appello: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità di un appello penale per mancato deposito della nuova elezione di domicilio appello. La sentenza chiarisce che, a seguito della Riforma Cartabia, la dichiarazione di domicilio effettuata nel primo grado di giudizio non è più valida per le fasi successive, rendendo obbligatoria una nuova dichiarazione contestuale all'atto di impugnazione per garantirne l'ammissibilità.
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Elezione di domicilio appello: valida se contestuale
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza di inammissibilità di un appello. La Corte d'Appello aveva erroneamente ritenuto mancante l'elezione di domicilio, che invece era presente in un documento allegato all'atto di impugnazione e depositato contestualmente: la nomina del difensore di fiducia. La Suprema Corte chiarisce che, ai fini della validità, è sufficiente che l'elezione di domicilio appello sia depositata unitamente all'impugnazione, anche se in un atto separato.
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Elezione di domicilio appello: quando va fatta?
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 8607/2024, ha chiarito un punto cruciale sulla procedura penale: l'elezione di domicilio per l'appello deve essere effettuata dopo la pronuncia della sentenza di primo grado. La Corte ha dichiarato inammissibile un ricorso poiché l'elezione era avvenuta prima della delibera del Tribunale, stabilendo che tale adempimento serve a garantire la piena consapevolezza dell'imputato riguardo all'impugnazione. Questa decisione sottolinea l'importanza del requisito temporale per l'elezione di domicilio appello.
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Elezione di domicilio appello: quando è valida?
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 8014/2024, ha stabilito che l'elezione di domicilio per l'appello penale è valida anche se effettuata prima della pronuncia della sentenza di primo grado, a condizione che l'imputato fosse presente al processo. La Corte ha annullato una decisione di inammissibilità della Corte d'Appello, distinguendo nettamente la disciplina per l'imputato presente da quella, più rigorosa, prevista per l'imputato assente, per il quale la legge richiede un mandato specifico successivo alla sentenza.
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Elezione di domicilio appello: i requisiti di validità
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 7020/2024, ha dichiarato inammissibile un ricorso per mancata allegazione della dichiarazione di elezione di domicilio all'atto di appello. La Corte ha stabilito che, a seguito della Riforma Cartabia, la dichiarazione fatta nel primo grado di giudizio non è più valida per l'impugnazione, essendo necessaria una nuova e specifica elezione di domicilio per garantire la corretta notificazione dell'atto introduttivo del giudizio di secondo grado.
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