Un ufficiale militare è stato condannato per `Ritenzione di armamento militare`. Aveva cinquanta cartucce militari nella sua scrivania di servizio. Dopo un'assoluzione in primo grado, la Corte militare d'appello ha ribaltato la decisione, ritenendolo responsabile. L'ufficiale ha presentato ricorso in Cassazione, contestando la prova della consegna delle munizioni e l'intento di trattenerle, oltre alla mancata applicazione della non punibilità per tenuità del fatto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la condanna. Ha ribadito che il reato tutela il regolare svolgimento del servizio militare, non solo la proprietà, e ha giudicato inverosimile la versione difensiva.
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