Il caso riguarda L'Imputato, condannato per detenzione di marijuana a fini di spaccio. La difesa sosteneva che la sostanza sequestrata non superasse la soglia minima di principio attivo in ogni singola confezione, escludendo così il reato. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che, di fronte a un quantitativo significativo di stupefacente, l'efficacia drogante della sostanza deve essere valutata in termini assoluti sull'intero quantitativo sequestrato e non in percentuale sulle singole confezioni. La sostanza complessiva, infatti, può essere ulteriormente lavorata e raffinata per estrarre dosi idonee a produrre effetti psicotropi. Di conseguenza, la condanna a otto mesi di reclusione e duemila euro di multa è stata confermata.
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