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Effetto Deterrente

7 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

La capacità di una sanzione di scoraggiare sia il condannato dal commettere nuovi reati, sia la collettività in generale dal violare la legge.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Applicazione della recidiva: la reiterazione dei reati costa cara
Il Ricorrente ha impugnato la sentenza d'appello contestando l'applicazione della recidiva e un errore materiale relativo alla data di un'ordinanza violata. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che un banale errore di data non cancella l'illiceità del comportamento. Inoltre, l'applicazione della recidiva è stata ritenuta corretta e giustificata a causa dei numerosi e gravi precedenti penali del soggetto, reiterati nello stesso territorio anche dopo le condanne definitive. Questa condotta persistente dimostra l'assenza di qualsiasi effetto deterrente delle sanzioni precedenti. Il Ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Evasione e recidiva: niente circostanze attenuanti generiche
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per il reato di evasione. L'Imputato lamentava la mancata concessione delle circostanze attenuanti generiche da parte dei giudici di merito. La Suprema Corte ha confermato la decisione precedente, evidenziando come la lunga serie di reati commessi in passato dal soggetto dimostri l'assoluta inefficacia delle precedenti condanne. L'assenza di elementi positivi nella condotta dell'uomo esclude la possibilità di ottenere uno sconto di pena. Di conseguenza, il ricorso è stato rigettato con la condanna al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle ammende, confermando definitivamente la responsabilità penale del ricorrente.
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Diniego attenuanti generiche: niente sconto per chi ha precedenti
Un uomo condannato per evasione ha presentato ricorso in Cassazione chiedendo uno sconto di pena. La Corte ha confermato il diniego delle attenuanti generiche. La decisione si basa sui numerosi precedenti penali dell'imputato, anche specifici e recenti. Secondo i giudici, questa storia criminale dimostra una forte intensità di dolo e l'inefficacia delle condanne precedenti come deterrente. Di conseguenza, non era giustificata alcuna riduzione della pena. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile, con condanna al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Convalida del DASPO: tra esultanza e pericolo per la sicurezza
La Corte di Cassazione ha confermato la convalida del DASPO per la durata di cinque anni emessa nei confronti di un tifoso. L'uomo aveva scavalcato le recinzioni invadendo il campo di gioco durante una partita ufficiale. La difesa ha sostenuto che il gesto fosse privo di violenza e finalizzato solo a complimentarsi con i calciatori. Tuttavia, i giudici hanno ritenuto che tale condotta integri un pericolo concreto per la pubblica incolumità. La decisione sottolinea l'importanza della pericolosità soggettiva, aggravata dal fatto che il soggetto era già stato destinatario di un precedente provvedimento nel 2011. La convalida del DASPO è stata giudicata legittima anche in relazione ai requisiti di urgenza, legati alla necessità di prevenire disordini in occasione di competizioni imminenti.
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Lavoro di pubblica utilità: i limiti della sostituzione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per spaccio di lieve entità. Il ricorrente contestava la responsabilità penale e il diniego del lavoro di pubblica utilità. La Suprema Corte ha rilevato che le censure sulla responsabilità miravano a una inammissibile rilettura dei fatti, mentre la richiesta di sostituzione della pena non affrontava le motivazioni dei giudici di merito, i quali avevano evidenziato la recidiva e l'inefficacia di precedenti misure alternative.
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Recidiva: la Cassazione valuta la pericolosità
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'imputata contro l'applicazione della recidiva. I giudici hanno confermato che la valutazione della pericolosità si basa sulla storia criminale e sull'ininterrotta dedizione a commettere reati, ritenendo irrilevanti i successivi cambiamenti di vita dell'imputata.
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Sostituzione pena detentiva negata per recidiva
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato contro la negazione della sostituzione pena detentiva. La decisione si fonda sui numerosi precedenti penali e sulle passate esperienze carcerarie del soggetto, elementi che, secondo i giudici, rendono le misure alternative inidonee a garantire un adeguato effetto deterrente e rieducativo.
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