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Eccezione Riconvenzionale

69 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

È uno strumento di difesa con cui il convenuto in un processo non si limita a chiedere il rigetto della domanda dell'attore, ma introduce una propria contro-domanda o eccezione per ottenere un risultato favorevole, come in questo caso la revoca di contratti.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Azione di restituzione immobile e usucapione: la Cassazione
L'Azienda proprietaria della rete ferroviaria ha citato in giudizio due occupanti per ottenere lo sgombero di una casa cantoniera detenuta senza alcun titolo valido. I cittadini occupanti hanno cercato di difendersi sostenendo di aver acquisito l'immobile per usucapione e contestando il tipo di azione legale avviata dalla società. La Corte di Cassazione ha confermato l'operato dei giudici di merito e ha dichiarato inammissibile il ricorso dei privati. I giudici di legittimità hanno ribadito che l'azione di restituzione immobile ha natura personale e non richiede la rigorosa prova della proprietà, necessaria invece nella rivendicazione. Inoltre, gli occupanti non hanno fornito alcun titolo idoneo a giustificare la continuità del possesso per usucapire il bene. Gli occupanti devono quindi rilasciare immediatamente l'immobile e pagare le spese processuali.
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Rimborso Spese Espropriazione: Comune non può scaricare costi su cittadini
La Corte di Cassazione ha affrontato il tema del **rimborso spese espropriazione** per la realizzazione di case popolari. Un Comune aveva concesso un'area a una cooperativa e, dopo aver sostenuto spese legali in un contenzioso con i proprietari espropriati, ne chiedeva il rimborso all'assegnatario. La Corte d'Appello aveva dato ragione al Comune. La Cassazione ha invece stabilito che l'assegnatario può eccepire l'inadempimento del Comune, contestando la sua condotta scorretta (es. stima irrisoria) o la mancata comunicazione del giudizio di opposizione alla stima. Il principio del pareggio economico non giustifica il trasferimento automatico di spese legali derivanti da azioni imputabili all'ente espropriante. La sentenza d'Appello è stata cassata.
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Ripetizione spese esproprio: il Comune non può imporre oneri al concessionario
Un Comune ha concesso un'area per case popolari. Ha dovuto pagare spese legali in una causa di esproprio e ha chiesto al concessionario la **ripetizione spese esproprio**. La Corte d'Appello aveva dato ragione al Comune. La Cassazione ha invece stabilito che il concessionario poteva semplicemente difendersi eccependo l'inadempimento del Comune, senza dover proporre una domanda riconvenzionale. La sentenza d'Appello è stata cassata, e la causa tornerà al giudice di secondo grado per un nuovo esame, rigettando la richiesta di **ripetizione spese esproprio** del Comune.
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Spese di esproprio: il Lavoratore vince sulla difesa, non sui costi
Un Comune ha chiesto a un Lavoratore, assegnatario di un alloggio, di rimborsare una quota delle maggiori spese di esproprio, includendo le spese legali sostenute in giudizi contro i proprietari dei terreni. Il Lavoratore si è opposto, sostenendo che tali costi non rientravano nelle "spese di acquisizione". Il Tribunale ha respinto la domanda del Comune, ma la Corte d'Appello l'ha accolta. La Cassazione ha parzialmente accolto il ricorso del Lavoratore, affermando che la parte convenuta può difendersi eccependo l'inadempimento della controparte senza dover necessariamente proporre una domanda riconvenzionale. La Corte ha rinviato la causa alla Corte d'Appello per una nuova valutazione delle spese di esproprio.
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Spese di acquisizione esproprio: il Comune non può scaricare errori sull’assegnatario
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso riguardante le spese di acquisizione esproprio di un'area destinata a case popolari. Un Comune aveva chiesto all'erede dell'assesegnatario il rimborso delle spese legali sostenute in un contenzioso con i proprietari espropriati. La Corte d'Appello aveva dato ragione al Comune. La Cassazione, invece, ha chiarito che l'assegnatario poteva contestare l'inadempimento del Comune come semplice difesa, senza dover proporre una domanda riconvenzionale. Ha così cassato la sentenza d'Appello, rinviando la causa per un nuovo giudizio. Questo ribadisce l'importanza del contraddittorio tra le parti.
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Opposizione allo stato passivo: no a condanne contro la banca
Un istituto di credito ha richiesto l'ammissione al passivo del fallimento di una società per crediti derivanti da saldi di conto corrente. Il curatore si è opposto e ha formulato una richiesta di restituzione delle somme percepite indebitamente dalla banca per clausole nulle. Il Tribunale ha rigettato la pretesa della banca e anche la richiesta restitutoria del curatore. La Corte di Cassazione, nell'ambito del giudizio di opposizione allo stato passivo, ha stabilito che nel rito dell'articolo 99 della legge fallimentare non sono ammissibili domande autonome di condanna presentate dal curatore, ma soltanto eccezioni difensive. Pertanto, i giudici di legittimità hanno annullato senza rinvio la decisione sul merito della richiesta del curatore, confermando che tali pretese restitutorie devono essere azionate esclusivamente in un autonomo processo ordinario.
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Azione di rivendicazione: la prova supera il catasto
Un proprietario ha promosso una causa per recuperare un immobile asseritamente usurpato dai vicini dopo un acquisto all'asta. L'attore ha esercitato l'azione di rivendicazione producendo un atto di donazione paterno. I vicini hanno eccepito l'usucapione del bene. La Corte d'Appello ha ordinato il rilascio basandosi sulle sole risultanze peritali e catastali. La Corte di Cassazione ha annullato tale verdetto, accogliendo il ricorso degli occupanti. Gli Ermellini hanno ribadito che chi agisce per rivendicare un immobile deve fornire la prova rigorosa della proprietà risalendo fino a un acquisto originario. La semplice eccezione di usucapione sollevata dalla controparte non attenua questo severo onere probatorio.
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Azione di rivendicazione: usucapione tra domanda ed eccezione
Due enti ecclesiastici hanno avviato un'azione di rivendicazione per ottenere il rilascio di un immobile ricevuto tramite testamento. La causa è iniziata contro una banca conduttrice dell'alloggio. Una società immobiliare è intervenuta volontariamente nel processo affermando di essere l'effettiva proprietaria del bene per compravendita e per usucapione. I giudici di merito hanno accolto la domanda degli enti ecclesiastici e respinto le difese della società. La Corte di Cassazione ha cassato la decisione d'appello. La Suprema Corte ha stabilito che il giudice deve distinguere con precisione tra domanda ed eccezione di usucapione, poiché la qualificazione incide sull'efficacia della sentenza e sulla formazione del giudicato.
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Azione di regolamento di confini: l’usucapione batte le mappe
La proprietaria di un terreno ha citato in giudizio la confinante chiedendo la corretta determinazione dei limiti di proprietà su una stradella divisoria tramite l'azione di regolamento di confini. La parte convenuta ha eccepito l'acquisto della striscia di terreno per intervenuta usucapione ultraventennale. I giudici di merito hanno respinto la domanda iniziale accertando l'avvenuta usucapione del tratto conteso. La Corte di Cassazione ha confermato integralmente la decisione, ribadendo che l'eccezione di usucapione è pienamente ammissibile nei casi di incertezza soggettiva sui confini. La ricorrente ha perso il ricorso ed è stata condannata al rimborso delle spese legali.
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Leasing traslativo: sì alla compensazione senza insinuazione
Una società di leasing ha risolto un contratto di leasing traslativo per un'auto di lusso prima del fallimento dell'utilizzatore. Il Fallimento ha chiesto la restituzione delle rate pagate. La società di leasing ha opposto in compensazione un proprio credito per l'utilizzo del mezzo. La Corte d'Appello ha ritenuto inammissibile questa richiesta, ritenendo necessaria la procedura fallimentare. La Cassazione ha invece accolto il ricorso della società di leasing: quando il creditore vuole solo neutralizzare la richiesta del fallimento senza chiedere somme aggiuntive, può proporre una semplice eccezione di compensazione davanti al giudice ordinario, senza dover ricorrere alla speciale procedura di insinuazione al passivo.
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Divisione ereditaria: l’usucapione blocca ogni pretesa futura
Nel corso di una complessa vicenda familiare, alcuni eredi hanno promosso una causa di divisione ereditaria. Altri coeredi hanno sollevato un'eccezione di usucapione su undici immobili, ottenendone l'esclusione dalla massa da dividere con sentenza passata in giudicato. Successivamente, i primi coeredi hanno avviato un nuovo giudizio chiedendo di accertare la comproprietà di quegli stessi beni e la restituzione dei frutti. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che l'accoglimento dell'eccezione di usucapione nel precedente giudizio divisorio preclude definitivamente qualsiasi successivo accertamento di comproprietà in un altro processo. Inoltre, per il principio di retroattività reale dell'usucapione, l'usucapiente è considerato proprietario esclusivo sin dall'inizio del possesso, escludendo ogni diritto degli altri coeredi al rimborso delle vendite o dei frutti dei beni esclusi.
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Interdittiva antimafia e penale contrattuale: sì alla penale
Un'Amministrazione Comunale affida il servizio di raccolta rifiuti a una Società. Il contratto prevede la risoluzione automatica e una penale del dieci per cento in caso di sopravvenuta interdittiva antimafia. Dopo l'emissione del provvedimento prefettizio, il Comune risolve il contratto e paga i dipendenti della Società inadempiente. Successivamente, il Comune chiede l'ammissione al passivo del fallimento della Società per recuperare le somme anticipate e la penale. Il Tribunale rigetta la domanda ritenendo non dovuta la penale e compensando i crediti con presunti controcrediti della Società. La Cassazione accoglie il ricorso del Comune, stabilendo che l'interdittiva antimafia e penale contrattuale operano legittimamente per tutelare l'interesse pubblico e che non si può applicare la compensazione con crediti incerti o già smentiti da altre sentenze.
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Eccezione di compensazione nel fallimento: lo scudo del debitore
Un'azienda utilizzatrice di manodopera si è opposta al decreto ingiuntivo chiesto dal fallimento di un'agenzia di somministrazione per il pagamento di servizi resi. L'azienda ha sollevato un'eccezione di compensazione nel fallimento, facendo valere il credito derivante dall'aver pagato direttamente stipendi e contributi ai lavoratori. La Cassazione ha confermato che il debitore, convenuto in giudizio ordinario dal curatore, può opporre l'eccezione di compensazione per bloccare la pretesa avversaria senza dover prima chiedere l'ammissione al passivo fallimentare. L'accertamento del passivo serve solo se si chiede una condanna autonoma del fallimento. Il ricorso del fallimento è stato dichiarato inammissibile, confermando la vittoria dell'azienda.
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Eccezione di compensazione nel fallimento: il debitore non paga
Un'azienda utilizzatrice di manodopera ha pagato direttamente gli stipendi ai lavoratori somministrati da un'agenzia poi fallita. Quando il curatore fallimentare ha richiesto il pagamento delle fatture per la somministrazione, l'azienda ha sollevato l'eccezione di compensazione nel fallimento per neutralizzare il debito. La Corte di Cassazione ha stabilito che il creditore può difendersi in sede ordinaria opponendo il proprio controcredito in compensazione, senza dover preventivamente presentare domanda di ammissione allo stato passivo. L'eccezione mira solo a respingere la pretesa del fallimento e non a ottenere un pagamento extra, rendendo superfluo il rito fallimentare. Vince l'azienda utilizzatrice, che non deve pagare il fallimento.
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Compensazione nel fallimento: l’utilizzatore batte il curatore
Una società utilizzatrice ha pagato direttamente gli stipendi ai lavoratori somministrati a causa dell'inadempimento della società somministrante, poi fallita. L'utilizzatore si è così surrogato nei diritti dei lavoratori. Quando il Fallimento ha richiesto il pagamento delle fatture di somministrazione, l'utilizzatore ha opposto la compensazione nel fallimento con il credito derivante dai pagamenti effettuati. La Corte di Cassazione ha stabilito che l'eccezione di compensazione è pienamente ammissibile nel giudizio ordinario promosso dal curatore, senza necessità di una preventiva insinuazione al passivo. Inoltre, la surrogazione legale opera anche per pagamenti parziali, a differenza del regresso. Vince la società utilizzatrice.
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Giudizio secondo equità: bollette idriche e limiti di appello
Un'utente ha citato in giudizio il gestore idrico per ottenere il rimborso di somme pagate per consumi d'acqua calcolati con criteri presuntivi. Il Giudice di Pace ha accolto la domanda in un giudizio secondo equità, dato il valore inferiore a 1.100 euro. Il Tribunale ha dichiarato inammissibile l'appello del gestore, ritenendo che non fossero stati indicati i principi violati. La Corte di Cassazione ha invece parzialmente accolto il ricorso del gestore: sebbene l'eccezione di compensazione non aumenti il valore della causa oltre la soglia dell'equità, il giudice d'appello ha sbagliato a ignorare la contestazione sulla violazione delle regole del processo (omessa pronuncia su un'eccezione). La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Spese di gestione della comunione: no al pagamento senza comunione
Un proprietario di una villa all'interno di un complesso residenziale si è opposto al decreto ingiuntivo ottenuto dal complesso per il pagamento delle spese di gestione della comunione. Il proprietario ha eccepito l'inesistenza della comunione sulle aree comuni, richiamando una precedente sentenza passata in giudicato che aveva già accertato tale inesistenza. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del proprietario, stabilendo che il precedente giudicato sull'inesistenza della comunione impedisce qualsiasi pretesa di pagamento per la gestione delle aree comuni. Di conseguenza, la Suprema Corte ha revocato definitivamente il decreto ingiuntivo e condannato il complesso residenziale al pagamento delle spese di lite.
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Mente sul CV: Contratto Annullato, Perde Lavoro e Risarcimento
Un lavoratore impugna un licenziamento verbale. L'azienda si difende sostenendo che il dipendente aveva mentito sulle sue qualifiche e esperienze per ottenere il posto. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione dei giudici precedenti, stabilendo che la menzogna del lavoratore costituisce un 'dolo' che giustifica l'annullamento del contratto di lavoro. Poiché il lavoratore non ha mai negato le accuse di aver mentito, i fatti sono stati considerati provati. Di conseguenza, il contratto è stato ritenuto invalido fin dall'inizio e la richiesta di risarcimento del lavoratore è stata respinta. L'azienda ha vinto la causa.
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Mente sul CV: l’azienda vince con l’annullamento contratto per dolo
Una lavoratrice, assunta come Maitre d'Hotel, impugna il licenziamento orale. L'azienda si difende sostenendo di essere stata ingannata da false dichiarazioni sulle qualifiche e le esperienze della dipendente. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione dei giudici di merito, stabilendo la validità dell'**annullamento contratto per dolo**. Poiché la lavoratrice non ha mai contestato le accuse di aver mentito, queste sono state considerate vere. L'inganno è stato ritenuto così grave da invalidare il contratto di lavoro fin dall'inizio, rendendo infondata qualsiasi pretesa legata al licenziamento. L'azienda ha quindi vinto la causa.
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Compenso Arbitri: Somma dei Valori Negata, Parcella Ridotta
La Corte di Cassazione si è pronunciata sul corretto calcolo del compenso arbitri in una controversia tra un'azienda e un Comune. Gli arbitri avevano calcolato la loro parcella sommando il valore della domanda principale a quello dell'eccezione riconvenzionale sollevata dal Comune. La Corte ha stabilito che questo cumulo è errato. Il principio è che il valore della domanda principale e di quella riconvenzionale non si sommano; si considera solo il valore della domanda più alta. Inoltre, una semplice eccezione difensiva non aumenta il valore della causa. Di conseguenza, la Cassazione ha confermato la riduzione del compenso arbitri, stabilendo che la loro parcella era stata gonfiata.
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