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Dosi

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28 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Sostanze stupefacenti: prove dello spaccio
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per detenzione di sostanze stupefacenti ai fini di spaccio, dichiarando inammissibile il ricorso presentato dall'imputato. La decisione si fonda sulla prova univoca della destinazione a terzi della droga, desunta dal frazionamento in dosi, dal possesso di denaro contante e dalle modalità notturne dell'incontro con un complice. La Corte ha inoltre negato la concessione delle attenuanti generiche, valorizzando i precedenti penali specifici del ricorrente e la natura solo parziale della sua collaborazione con le autorità.
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Uso personale di droga: i criteri della Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per detenzione di stupefacenti a carico di un soggetto che invocava l'esimente dell'**uso personale**. L'imputato era stato trovato in possesso di 45,9 grammi di hashish e 5,3 grammi di cocaina, quantitativi dai quali erano ricavabili rispettivamente 229 e 18 dosi. La Suprema Corte ha ritenuto legittima la decisione dei giudici di merito basata sul superamento dei limiti quantitativi, sul tentativo dell'uomo di disfarsi della droga all'arrivo della polizia e sulla commissione del fatto durante la detenzione domiciliare. La mancanza di prove circa lo stato di tossicodipendenza ha precluso la riqualificazione della condotta come mero illecito amministrativo.
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Spaccio di stupefacenti: i criteri della condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro una condanna per spaccio di stupefacenti. La ricorrente, trovata in possesso di cocaina e hashish, sosteneva l'uso personale o la lieve entità del fatto. Tuttavia, il rinvenimento di oltre 400 dosi medie, un bilancino di precisione e l'occultamento professionale della droga dietro una credenza hanno confermato la finalità di spaccio. La Corte ha ribadito che la valutazione della gravità deve essere globale, includendo le modalità dell'azione e la capacità a delinquere del soggetto.
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Particolare tenuità del fatto e spaccio abituale
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso presentato da un soggetto condannato per spaccio di lieve entità. Il fulcro della decisione riguarda il diniego della particolare tenuità del fatto, richiesto dalla difesa ma negato dai giudici di merito. La Suprema Corte ha stabilito che la presenza di precedenti penali specifici e l'elevato numero di dosi rinvenute dimostrano un'abitualità della condotta incompatibile con il beneficio previsto dall'art. 131-bis c.p. Inoltre, le contestazioni sulla confisca del denaro sono state ritenute inammissibili poiché non sollevate precedentemente in sede di appello.
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Lieve entità e patteggiamento: limiti al ricorso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Pubblico Ministero contro una sentenza di patteggiamento riguardante la detenzione di cocaina, hashish e marijuana. Il punto centrale della controversia riguardava la qualificazione del fatto come **lieve entità** ai sensi dell'art. 73, comma 5, del d.P.R. 309/1990. La Suprema Corte ha stabilito che, in caso di applicazione della pena su richiesta delle parti, l'impugnazione per erronea qualificazione giuridica è limitata ai soli casi di errore manifesto. Poiché la quantità di cocaina (34 grammi per meno di 100 dosi) non rendeva la decisione del giudice palesemente eccentrica, il ricorso è stato respinto.
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Particolare tenuità del fatto: quando è esclusa
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per detenzione di stupefacenti, rigettando la richiesta di applicazione della particolare tenuità del fatto. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile poiché la difesa non ha contestato validamente le ragioni del giudice di merito. La decisione si fonda sull'elevato numero di dosi rinvenute e sulla condotta negativa tenuta dall'imputato dopo il reato, elementi che escludono la particolare tenuità del fatto ai sensi dell'art. 131-bis c.p.
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Lieve entità: quando il numero di dosi blocca il ricorso
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso presentato da un imputato che richiedeva il riconoscimento della lieve entità per il reato di spaccio di cocaina. La decisione si fonda sull'incompatibilità tra la fattispecie attenuata e il possesso di 463 dosi, confermando la valutazione dei giudici di merito.
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Detenzione ai fini di spaccio: i criteri della Corte
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per detenzione ai fini di spaccio nei confronti di un soggetto trovato in possesso di circa 2000 dosi di hashish. Nonostante la difesa sostenesse l'uso personale e citasse precedenti archiviazioni per fatti simili, la Corte ha ritenuto decisivi il frazionamento della droga in due abitazioni diverse, il rinvenimento di ingenti somme di denaro contante e la prova di una precedente cessione di cocaina. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile, con conseguente condanna al pagamento delle spese e della sanzione pecuniaria.
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