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Dominus Dell'Azione Penale

6 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Espressione latina che indica il Pubblico Ministero come 'titolare dell'azione penale', ovvero colui che ha il potere e il dovere esclusivo di avviare e portare avanti il processo penale.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Modifica dell’imputazione: Giudice blocca PM, Cassazione annulla
La Corte di Cassazione ha affrontato un caso in cui un Tribunale aveva negato al Pubblico Ministero la possibilità di una modifica dell'imputazione durante il processo. L'accusa iniziale per reati finanziari si era evoluta in bancarotta a seguito del fallimento della società degli imputati. Il giudice di primo grado, rifiutando la nuova accusa, aveva dichiarato prescritti i reati originari. La Cassazione ha annullato questa decisione, stabilendo un principio fondamentale: il giudice non ha il potere di bloccare la modifica dell'imputazione richiesta dal PM, che è l'unico 'dominus' dell'azione penale. La causa è stata quindi rinviata alla Corte d'Appello per un nuovo giudizio basato sulla più grave accusa di bancarotta. Vince, quindi, la linea del Pubblico Ministero.
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Contestazione suppletiva: il PM può modificare l’accusa
In un caso di furto di energia, divenuto procedibile a querela a seguito di una riforma legislativa, il Pubblico Ministero ha tentato una contestazione suppletiva per aggiungere un'aggravante che rendesse il reato procedibile d'ufficio. Il Tribunale ha respinto la richiesta come tardiva, dichiarando l'improcedibilità. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, affermando il principio secondo cui il giudice non può impedire al PM di modificare l'imputazione durante il dibattimento. Questo potere di contestazione suppletiva è una prerogativa esclusiva dell'accusa.
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Contestazione suppletiva: potere del PM e procedibilità
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di improcedibilità per furto di energia elettrica. La Corte ha stabilito che il Pubblico Ministero ha il potere di effettuare una contestazione suppletiva, aggiungendo un'aggravante che rende il reato procedibile d'ufficio, anche dopo che sono scaduti i termini per la querela. Il giudice non può dichiarare tardiva tale contestazione, ma deve procedere sul capo d'imputazione modificato, garantendo i diritti della difesa.
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Contestazione suppletiva: potere del PM e limiti
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di improcedibilità per furto di energia elettrica. A seguito della Riforma Cartabia, il reato era diventato procedibile a querela, che mancava. Il Pubblico Ministero aveva richiesto una contestazione suppletiva per aggiungere un'aggravante che avrebbe reso il reato procedibile d'ufficio. Il Tribunale aveva respinto la richiesta, ritenendola tardiva. La Cassazione ha stabilito che il PM ha il potere-dovere di modificare l'imputazione in dibattimento e il giudice non può impedirlo, ma deve decidere sulla nuova accusa garantendo il diritto di difesa.
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Contestazione in fatto: furto aggravato e querela
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di non doversi procedere per furto di energia elettrica. La Corte ha stabilito che, sebbene mancasse la querela, la descrizione dei fatti nell'imputazione (l'allaccio abusivo alla rete pubblica) integrava già una contestazione in fatto dell'aggravante del bene destinato a pubblico servizio, rendendo il reato procedibile d'ufficio. Il giudice di primo grado, inoltre, ha errato nel negare al PM la possibilità di modificare formalmente l'accusa.
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Rapina in abitazione: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 10202/2024, ha rigettato il ricorso di un imputato condannato per rapina in abitazione. Il caso, originariamente qualificato come furto, era stato trasmesso al Pubblico Ministero per una nuova formulazione dell'accusa. La Corte ha confermato la legittimità della procedura e la correttezza della qualificazione del reato, specificando che il fine di profitto nella rapina può consistere in qualsiasi vantaggio, anche non patrimoniale. Inoltre, ha ribadito la speciale gravità della rapina in abitazione, la cui aggravante non può essere bilanciata con le attenuanti generiche, a tutela della inviolabilità del domicilio.
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