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Dolo Revocatorio

11 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Un inganno o artificio processuale messo in atto da una delle parti per indurre in errore il giudice, portandolo a emettere una sentenza ingiusta. Costituisce un motivo di revocazione straordinaria della sentenza.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Revocazione della sentenza: grotta persa e spese da pagare
La controversia nasce dalla contesa sulla proprietà di una grotta. La Ricorrente propone domanda di revocazione della sentenza di primo grado ormai definitiva, lamentando un presunto dolo della controparte e un errore di fatto del giudice. La Corte di Cassazione dichiara improponibile la domanda. I giudici chiariscono che la revocazione della sentenza di primo grado scaduta per l'appello è ammessa solo per motivi straordinari scoperti dopo la scadenza dei termini, e non per errori di fatto, che andavano fatti valere con l'appello ordinario. Poiché La Ricorrente non ha provato quando ha scoperto il presunto dolo, la sua domanda viene respinta definitivamente. La Ricorrente perde la causa e deve pagare tutte le spese legali.
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Revocazione della sentenza di Cassazione: rigettato il ricorso
Gli eredi di un donante hanno proposto ricorso per la revocazione della sentenza di Cassazione che aveva confermato lo scioglimento della comunione ereditaria e la riduzione delle donazioni lesive della quota di legittima. I ricorrenti sostenevano la presenza di prove nuove e di un comportamento doloso della controparte. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che la revocazione della sentenza di Cassazione per motivi diversi dall'errore di fatto è ammessa solo se la Suprema Corte ha deciso la causa nel merito. Poiché la decisione impugnata era di mera legittimità, il ricorso non poteva essere accolto, confermando la vittoria dell'erede del legittimario.
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Licenziamento per giusta causa: ricorso tardivo e condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Lavoratore contro il rigetto della revocazione della sentenza che confermava il suo licenziamento per giusta causa. Il Lavoratore era stato licenziato dall'Azienda per aver indotto un terzo a mentire e per aver installato antenne difformi dal progetto. Il Lavoratore ha impugnato la decisione oltre il termine di sessanta giorni dalla comunicazione via PEC della sentenza di appello. La Suprema Corte ha chiarito che il rito speciale (Rito Fornero) attrae anche il giudizio di revocazione, rendendo tardivo il ricorso notificato oltre la scadenza calcolata dalla comunicazione di cancelleria. Il Lavoratore perde definitivamente la causa e viene condannato al pagamento delle spese e a sanzioni per lite temeraria.
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Dolo revocatorio: la Cassazione assolve il creditore silenzioso
Un professionista viene ammesso allo stato passivo di un fallimento per prestazioni d'opera. Il curatore fallimentare chiede la revoca dell'ammissione, accusando il creditore di dolo revocatorio per aver definito acconto un pagamento che sulla fattura risultava a saldo. Il Tribunale accoglie la revoca, ma la Cassazione ribalta la decisione. La Suprema Corte stabilisce che il semplice silenzio non costituisce inganno se il documento era stato regolarmente depositato dal creditore stesso e poteva essere esaminato. Per configurarsi il dolo revocatorio, il silenzio deve essere accompagnato da raggiri attivi idonei a trarre in inganno il giudice. Il ricorso del professionista viene accolto con rinvio.
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Dolo revocatorio: quando la mancata difesa costa caro al debitore
Un debitore subisce un decreto ingiuntivo per il mancato pagamento di un finanziamento e non vi si oppone, rendendolo definitivo. Successivamente, scopre presunte incongruenze nelle date delle cessioni del credito e chiede la revoca del provvedimento per dolo revocatorio, sostenendo che la società creditrice abbia agito con inganno. Sia il Tribunale che la Corte d'Appello respingono la domanda. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile. I giudici chiariscono che il dolo revocatorio non può rimediare alla mancata difesa del debitore nel giudizio originario. Il debitore perde definitivamente la causa e viene condannato a pagare le spese legali e una sanzione per lite temeraria.
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Dolo revocatorio: la frode del cedente annulla la sentenza
Una società di gestione infrastrutture ha impugnato per dolo revocatorio una sentenza di condanna al risarcimento danni per oltre 43 milioni di euro. La frode consisteva nella falsificazione di una lettera del 1999, utilizzata per interrompere la prescrizione del credito. La Corte d'Appello aveva rigettato l'impugnazione sostenendo che il dolo fosse imputabile al cedente del credito e non alla società cessionaria che aveva agito in giudizio. La Cassazione ha invece stabilito che il dolo revocatorio è configurabile anche se l'attività fraudolenta proviene dal dante causa, poiché il cessionario non può beneficiare di un diritto inquinato da raggiri volti a trarre in inganno il giudice.
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Dolo revocatorio: quando la condotta è fraudolenta?
Una società di investimenti, dopo aver acquisito dei crediti per un prezzo irrisorio, ha citato in giudizio e ottenuto una condanna milionaria contro la compagnia assicurativa sbagliata. Quest'ultima ha richiesto la revocazione della sentenza per frode. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, chiarendo i rigidi requisiti del dolo revocatorio. La Corte ha stabilito che la condotta, sebbene scorretta, non costituiva l'artificio o il raggiro necessario per annullare una sentenza definitiva, poiché la società convenuta aveva avuto la possibilità di difendersi nel merito.
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Revocazione straordinaria: quando è inammissibile?
Un imprenditore ha richiesto la revocazione straordinaria della sentenza di fallimento della sua società, sulla base di documenti ritrovati successivamente che, a suo dire, dimostravano la solvibilità dell'azienda e il dolo degli istituti di credito. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando le decisioni dei gradi inferiori. Secondo la Corte, i documenti non erano decisivi e il loro tardivo ritrovamento non era giustificato da forza maggiore. Inoltre, non è stata provata alcuna condotta fraudolenta da parte delle banche idonea a configurare il dolo revocatorio.
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Querela di falso: quando è inammissibile? La Cassazione
Una donna ha presentato una querela di falso contro un testamento, una donazione e una procura per ribaltare due sentenze definitive a lei sfavorevoli in una disputa immobiliare. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, specificando che la falsità di un atto processuale, come la procura, non rientra nei motivi di revocazione citati dalla ricorrente (art. 395, n. 2, c.p.c.). L'inammissibilità di questo punto chiave ha reso irrilevanti gli altri motivi del ricorso, consolidando la definitività delle precedenti sentenze.
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Doppia conforme: quando l’appello è inammissibile
Un istituto di credito ha proposto ricorso in Cassazione contro due sentenze conformi che lo condannavano a un pagamento. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile applicando la regola della 'doppia conforme', poiché la banca non ha dimostrato che le ragioni di fatto delle due decisioni di merito fossero diverse, un onere necessario per superare tale preclusione processuale.
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Improcedibilità ricorso Cassazione: errore fatale
Un conduttore ha proposto ricorso contro un ente pubblico locatore, lamentando un dolo processuale riguardo l'inutilizzabilità di un terreno. La Corte ha dichiarato l'improcedibilità del ricorso in Cassazione perché il ricorrente non ha depositato la relata di notificazione della sentenza impugnata, un adempimento formale inderogabile.
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