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Dolo Omissivo

12 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Un tipo di inganno contrattuale che si realizza non con un'azione, ma con il silenzio. Si verifica quando una parte nasconde intenzionalmente all'altra informazioni decisive che, se conosciute, l'avrebbero indotta a non concludere il contratto.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Indebito Pensionistico: L’INPS vince, il pensionato deve provare i redditi
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di **indebito pensionistico** relativo a una pensione di reversibilità. L'INPS chiedeva la restituzione di somme erogate in eccesso a una pensionata che non aveva dichiarato i propri redditi da fabbricato. La Corte d'Appello aveva respinto la richiesta dell'INPS, ritenendo che l'Istituto non avesse provato l'indebito. La Cassazione ha accolto il ricorso dell'INPS. Ha stabilito che spetta al pensionato dimostrare di aver diritto alle somme percepite, specialmente in caso di omessa comunicazione di redditi. La sentenza è stata cassata e rinviata per un nuovo esame.
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Annullamento del contratto per dolo tra silenzio e negligenza
Il Promissario Acquirente chiedeva l'annullamento del contratto per dolo di un accordo preliminare di vendita di un appartamento, lamentando che il Promittente Venditore avesse taciuto gravi abusi edilizi. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando le decisioni dei giudici di merito. La Corte ha chiarito che il semplice silenzio o la reticenza non bastano a integrare il dolo omissivo se l'acquirente, usando l'ordinaria diligenza, avrebbe potuto facilmente accorgersi delle irregolarità. Nel caso specifico, l'acquirente aveva visionato l'immobile e ricevuto le mappe catastali prima della firma, ma ha effettuato le verifiche urbanistiche solo in un secondo momento. Di conseguenza, la richiesta di annullamento è stata respinta e il Promissario Acquirente è stato condannato a pagare le spese legali.
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Indebito previdenziale: il doppio stipendio costa caro
Un direttore di banca si dimette e richiede la pensione di anzianità. Il giorno successivo viene riassunto dallo stesso istituto di credito. L'ente previdenziale eroga la pensione per anni, ignorando il nuovo impiego del pensionato, che omette di comunicare la riassunzione. Quando l'ente scopre la sovrapposizione tra stipendio e pensione, richiede la restituzione delle somme. La Corte di Cassazione conferma l'obbligo di restituzione per indebito previdenziale. I giudici stabiliscono che il silenzio del pensionato configura un dolo omissivo, che impedisce la prescrizione del diritto di recupero dell'ente. Il pensionato deve quindi restituire l'intera somma percepita illegittimamente.
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Pensione e nuovo lavoro: il silenzio crea indebito previdenziale
Un pensionato ha omesso di comunicare all'ente previdenziale la propria rioccupazione lavorativa presso la stessa azienda da cui si era precedentemente dimesso. L'ente ha quindi richiesto la restituzione di oltre 125.000 euro per somme indebitamente erogate. La Corte di Cassazione ha confermato l'obbligo di restituzione, stabilendo che l'omessa comunicazione configura un dolo omissivo. Tale condotta esclude la buona fede e rende legittima la richiesta di restituzione delle somme. La Corte ha chiarito che l'obbligo di comunicazione grava direttamente sul pensionato, e la segnalazione del datore di lavoro ad altri uffici pubblici non esonera l'interessato dal proprio dovere. Di conseguenza, si configura un pieno caso di indebito previdenziale, con il rigetto definitivo del ricorso del lavoratore e la condanna al pagamento delle spese di giudizio.
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Subappalto e foro competente: quando il collegamento negoziale non basta
Un consulente ha ottenuto un decreto ingiuntivo contro un appaltatore per il pagamento di prestazioni professionali svolte all'estero. L'appaltatore ha proposto opposizione, eccependo l'incompetenza territoriale del tribunale adito. Secondo l'opponente, esisteva un collegamento negoziale tra il subappalto e l'appalto principale, che avrebbe dovuto estendere la clausola sul foro competente (Parma) anche al loro rapporto. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la competenza del tribunale del domicilio del creditore (Reggio Emilia). I giudici hanno chiarito che il subappalto conserva la sua autonomia rispetto al contratto principale, escludendo qualsiasi collegamento negoziale automatico. Inoltre, trattandosi di un credito liquido ed esigibile, l'obbligazione andava adempiuta al domicilio del creditore. L'appaltatore è stato condannato anche al pagamento di una sanzione pecuniaria per lite temeraria.
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Dolo Omissivo: Silenzio sull’Affitto non Annulla la Vendita
Un acquirente compra un'attività commerciale e solo dopo scopre che il proprietario dei muri non rinnoverà il contratto di locazione. L'acquirente chiede l'annullamento della vendita per dolo omissivo, accusando il venditore di avergli taciuto questa informazione cruciale. La Corte di Cassazione ha respinto la richiesta. Ha stabilito che il semplice silenzio del venditore non è sufficiente per configurare un dolo omissivo. Per annullare il contratto, è necessario dimostrare che il silenzio faceva parte di un piano complesso e malizioso, preordinato a ingannare. In assenza di tale prova, il contratto di vendita resta valido e il venditore vince la causa.
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Indebito assistenziale: quando restituire le somme
Il Tribunale di Roma ha confermato l'obbligo di restituzione per un indebito assistenziale relativo all'assegno sociale. La beneficiaria aveva omesso di dichiarare l'assegno di mantenimento e i redditi del coniuge nel modello RED. Il giudice ha stabilito che tale omissione configura dolo omissivo, rendendo le somme integralmente ripetibili.
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Dolo omissivo nella cessione d’azienda: la guida
Una società acquirente di un'azienda ha richiesto l'ammissione al passivo del fallimento della venditrice, invocando il dolo omissivo per la mancata comunicazione di ingenti debiti tributari. Nonostante le garanzie contrattuali sull'assenza di pendenze fiscali, la Corte di Cassazione ha confermato il rigetto della domanda. Il dolo omissivo non si configura con il semplice silenzio, ma richiede una condotta maliziosa volta all'inganno, esclusa nel caso di specie poiché l'acquirente aveva rinunciato a visionare i certificati di regolarità fiscale al momento del rogito.
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Indebito pensionistico: recupero e onere della prova
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 19561/2024, ha rigettato il ricorso di un erede contro l'INPS per il recupero di un indebito pensionistico. La Corte ha ribadito che l'onere di provare il diritto alla prestazione spetta al pensionato e che, in caso di superamento dei limiti di reddito, l'ente può recuperare le somme entro un anno, senza necessità di dimostrare il dolo del percipiente.
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Compenso professionale: quando è dovuto tra colleghi?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 29617/2024, ha stabilito che il compenso professionale è presunto anche nei rapporti tra colleghi basati su amicizia e collaborazione. Un avvocato, dopo aver ricevuto una richiesta di pagamento per prestazioni professionali svolte da una collega per oltre trent'anni, si era rivolto al tribunale sostenendo la gratuità del rapporto. La Cassazione ha respinto il ricorso, confermando che spetta a chi riceve la prestazione dimostrare l'eventuale accordo di gratuità, non al professionista provare il proprio diritto al pagamento.
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Dolo contrattuale: negligenza non basta per annullare
Un acquirente cita in giudizio un venditore di auto per aver manomesso il contachilometri. Il Tribunale annulla il contratto per dolo contrattuale. La Corte d'Appello, però, ribalta la decisione, ritenendo che manchi la prova della volontà di ingannare, ravvisando solo una condotta negligente. La Corte di Cassazione conferma la sentenza d'appello, sottolineando la necessità di una prova rigorosa del comportamento doloso e rigettando il ricorso dell'acquirente.
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Dolo omissivo: quando il silenzio annulla il contratto
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di compravendita immobiliare annullata per dolo omissivo. I venditori avevano taciuto l'esistenza di un progetto per una cava vicino all'immobile. La Corte ha confermato l'annullamento, chiarendo che il silenzio, inserito in un contesto di reticenza e fretta nel concludere l'affare, integra il dolo omissivo. Ha inoltre precisato che l'obbligo di restituire la caparra costituisce un debito di valuta, non soggetto a rivalutazione monetaria automatica.
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