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Dolo Diretto

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65 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Concorso esterno: la Cassazione sui requisiti di prova
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della Procura contro l'annullamento di una misura cautelare per un imprenditore accusato di concorso esterno in associazione mafiosa. La Corte ha ribadito che per configurare tale reato non bastano accuse generiche, ma è necessaria la prova concreta di un rapporto di reciproco vantaggio tra l'imprenditore e il sodalizio criminale, supportato da un dolo diretto. Nel caso di specie, non è stato dimostrato quale specifico vantaggio l'imprenditore avrebbe ottenuto, come una posizione dominante sul mercato, in cambio del suo presunto apporto.
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Esercizio arbitrario: quando l’azione diventa estorsione
Un padre e un figlio sono stati condannati per tentata estorsione per aver minacciato e aggredito diverse persone al fine di costringere due fratelli a cedere un terreno. Gli imputati sostenevano si trattasse di esercizio arbitrario delle proprie ragioni, agendo a tutela del diritto di prelazione della suocera di uno di loro. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, affermando che si configura estorsione e non esercizio arbitrario quando gli aggressori perseguono un interesse personale distinto (annettere il terreno per la propria attività) e la violenza è diretta verso terzi estranei al rapporto giuridico. La Corte ha inoltre confermato la sussistenza dell'aggravante delle più persone riunite.
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Dolo eventuale e reato associativo: il sequestro
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza di sequestro preventivo per oltre 54 milioni di euro, stabilendo principi cruciali sulla prova dell'elemento psicologico nei reati. La Corte ha chiarito che per il reato di associazione per delinquere non è sufficiente il dolo eventuale, ma è richiesto il dolo diretto. Inoltre, ha censurato la totale assenza di motivazione sul 'periculum in mora' e la genericità delle argomentazioni sul concorso dell'indagato nei reati tributari commessi da altre società.
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Reato associativo: una telefonata non basta a provarlo
La Corte di Cassazione, con la sentenza 46008/2024, ha annullato un'ordinanza di misura cautelare per un presunto reato associativo finalizzato al favoreggiamento dell'immigrazione clandestina. La Corte ha stabilito che una singola telefonata intercettata non costituisce un indizio sufficiente per dimostrare la partecipazione stabile e consapevole a un'associazione criminale, ribadendo la necessità di provare il 'dolo diretto' dell'associato.
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Intossicazione da stupefacenti: la colpevolezza
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per tentato omicidio di un individuo che, durante una pericolosa guida causata da intossicazione da stupefacenti volontaria, si è schiantato intenzionalmente contro un'auto di servizio. La Corte ha respinto la tesi difensiva secondo cui la psicosi acuta annullasse la responsabilità penale, chiarendo che l'assunzione volontaria di droghe non diminuisce la colpevolezza, a meno che non derivi da una patologia cronica e permanente. L'intento omicida è stato correttamente desunto dalla natura deliberata e violenta dell'impatto.
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