Un uomo, dopo una lite, spara al vicino da un metro di distanza mirando all'addome. La vittima viene colpita solo al ginocchio perché la moglie lo strattona all'indietro. L'aggressore cerca di sparare ancora, ma la pistola si inceppa. La Corte di Cassazione ha confermato l'accusa di tentato omicidio, respingendo la tesi delle semplici lesioni. Secondo i giudici, l'intenzione di uccidere (animus necandi) è provata dall'uso di un'arma letale, dalla breve distanza, dalla direzione verso una zona vitale e dal tentativo di sparare di nuovo. Il fatto che la vittima non sia morta è irrilevante, poiché è dipeso da fattori esterni alla volontà dell'aggressore.
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