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Doglianze — Anno 2025

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872 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Doglianze

Provvedimenti

Ricorso inammissibile: la decisione della Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile perché riproponeva questioni già decise in appello con motivazione adeguata. Il tentativo di ottenere un nuovo esame delle prove, contestando la credibilità testimoniale in modo generico, è stato respinto. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Retribuzione di anzianità: no a scatti automatici
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di un'amministrazione regionale contro alcuni dipendenti, negando il loro diritto a ulteriori incrementi della retribuzione di anzianità (RIA) per il biennio 1989-1990. La Corte ha stabilito che la normativa applicabile (d.P.R. n. 333/1990) non prevedeva tali scatti, ribaltando le decisioni dei giudici di merito che avevano dato ragione ai lavoratori. La sentenza sottolinea l'importanza di una corretta interpretazione delle fonti normative che disciplinano la materia.
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Retribuzione individuale anzianità: no scatti 89-90
La Corte di Cassazione ha annullato la decisione di merito che riconosceva a un gruppo di dipendenti regionali un incremento della retribuzione individuale anzianità (RIA) per il periodo 1989-1990. La Corte ha stabilito che la normativa applicabile al comparto Regioni ed Enti Locali (d.P.R. 333/1990) non prevedeva alcun ulteriore scatto di anzianità dopo quello relativo al servizio prestato fino al 31 dicembre 1988, a differenza di quanto previsto per altri comparti pubblici. Di conseguenza, la domanda dei lavoratori è stata definitivamente respinta.
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Concorso in bancarotta fraudolenta: il ruolo del consulente
La Corte di Cassazione conferma la condanna per un consulente esterno per concorso in bancarotta fraudolenta. La sentenza chiarisce che la consapevolezza del consulente di partecipare a un'operazione dannosa per i creditori è sufficiente a configurare il reato, anche senza una conoscenza specifica dello stato di insolvenza della società. Viene così delineata la responsabilità penale del professionista 'extraneus' che, con il proprio contributo tecnico, agevola la distrazione di beni societari.
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Ricorso inammissibile: motivi generici e sentenza
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile avverso una condanna per spaccio di lieve entità. I motivi, incentrati su una presunta errata identificazione vocale, sono stati giudicati generici e una mera ripetizione di quanto già esaminato e respinto in appello, confermando così la condanna.
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Ricorso inammissibile: quando i motivi sono generici
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per furto aggravato. I motivi del ricorso, relativi all'eccessività della pena e al mancato riconoscimento di attenuanti, sono stati giudicati una mera ripetizione di argomenti già respinti in appello e privi di un reale confronto con le motivazioni della sentenza impugnata, configurando un caso di ricorso inammissibile.
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Particolare tenuità del fatto e droga in carcere
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per aver tentato di introdurre 5,6 grammi di hashish in un carcere per il padre detenuto. La Corte ha escluso l'applicabilità della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, sottolineando che non solo la quantità (da cui erano ricavabili 5 dosi), ma anche le modalità della condotta, volte a eludere i controlli, rendono il fatto non trascurabile.
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Fatture false: quando il ricorso è inammissibile
Un imprenditore, condannato per l'utilizzo di fatture false in dichiarazione fiscale, ha presentato ricorso in Cassazione lamentando vizi di motivazione e violazione di legge. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la condanna. Le motivazioni si basano sul fatto che le censure proposte erano di merito e non di legittimità, e che la decisione della Corte d'Appello era ben motivata, avendo evidenziato l'assenza di pagamento per oltre 120.000 euro e l'incredibilità delle prestazioni fatturate.
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Finalità di spaccio: gli indizi che la provano
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso, confermando una condanna per detenzione di stupefacenti. La decisione si fonda su un insieme di indizi che, valutati complessivamente, dimostrano la finalità di spaccio: l'occultamento della droga, la quantità detenuta (68 dosi), la mancanza di mezzi economici dell'imputato, il possesso di un bilancino, messaggi sul cellulare e precedenti specifici. La Corte ribadisce che la valutazione di questi elementi spetta al giudice di merito e non è sindacabile in sede di legittimità se la motivazione è logica e congrua.
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Particolare tenuità del fatto e recidiva: Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per spaccio. La richiesta di applicazione della particolare tenuità del fatto è stata respinta a causa del numero di cessioni di droga, delle modalità della condotta e dell'abitualità nel reato, desumibile da precedenti condanne.
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Uso personale stupefacenti: quantità e spaccio
La Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un uomo condannato per detenzione ai fini di spaccio. Nonostante l'assenza di attrezzatura per il confezionamento, la notevole quantità di hashish (173g, 2.232 dosi) e l'elevato principio attivo sono stati ritenuti elementi sufficienti a escludere l'ipotesi di uso personale stupefacenti, confermando la decisione dei giudici di merito.
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Valutazione della prova: quando il ricorso è inammissibile
Un soggetto, condannato per reati legati agli stupefacenti, ricorre in Cassazione contestando la valutazione della prova e la credibilità dei testimoni. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile, ribadendo che l'analisi dei fatti e delle prove spetta esclusivamente ai giudici di merito e non può essere oggetto di un nuovo esame in sede di legittimità, se la motivazione della sentenza impugnata è logica e coerente.
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Reato di lieve entità: quando è escluso dalla Corte
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per detenzione di stupefacenti. La richiesta di riconoscere il reato di lieve entità è stata respinta a causa della notevole quantità di cocaina, delle modalità operative che indicavano l'inserimento in una rete organizzata, e di un precedente specifico. La Corte ha sottolineato che la valutazione non può basarsi solo sulla diversità delle sostanze, ma deve considerare il contesto complessivo del fatto.
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Concordato in appello: quando il ricorso è nullo
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'imputata contro una sentenza di concordato in appello. L'imputata contestava l'affermazione di responsabilità, ma la Corte ha chiarito che i motivi di ricorso contro tale tipo di sentenza sono limitati a vizi procedurali e non possono riguardare il merito della colpevolezza, che si considera rinunciato con l'accordo.
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Attenuanti generiche: quando il giudice può negarle
Un individuo condannato per spaccio di stupefacenti ricorre in Cassazione, sostenendo che la droga fosse per uso personale e chiedendo il riconoscimento delle attenuanti generiche. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile, confermando che le modalità di confezionamento e occultamento della sostanza dimostravano l'intento di spaccio. Viene inoltre ribadito che il diniego delle attenuanti generiche è legittimo se basato sui precedenti penali e sull'assenza di elementi positivi a favore dell'imputato.
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Uso personale stupefacenti: quando la quantità lo esclude
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per detenzione di stupefacenti. La difesa sosteneva l'uso personale stupefacenti, ma la Corte ha confermato la decisione di merito, basata sull'ingente quantitativo (cocaina e cannabis per migliaia di dosi), la diversità delle sostanze e le modalità di confezionamento, ritenendoli indici inequivocabili della finalità di spaccio.
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Ricorso inammissibile: nuovi motivi in Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile presentato da un imputato condannato per furto aggravato. La decisione si fonda sul fatto che il motivo di ricorso era inedito, ovvero non era stato sollevato nel precedente grado di giudizio in Corte d'Appello. Di conseguenza, l'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Ricorso inammissibile: quando è solo una ripetizione
Un imputato, condannato per furto, ha presentato ricorso alla Corte di Cassazione. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile perché i motivi erano una semplice ripetizione di quelli già respinti in appello, miravano a un riesame dei fatti non consentito in sede di legittimità e contestavano infondatamente il diniego delle attenuanti generiche. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Ricorso inammissibile: quando la Cassazione lo dichiara
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile presentato da due imputati condannati per tentato furto. L'ordinanza sottolinea che il ricorso è inammissibile quando i motivi sono generici, mirano a una non consentita rivalutazione dei fatti o si limitano a ripetere le stesse argomentazioni già respinte in appello. Di conseguenza, i ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Ricorso inammissibile: quando l’appello è generico
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile avverso una condanna per false generalità. La decisione si fonda sulla genericità dei motivi, che si limitavano a riproporre censure già esaminate e a chiedere una nuova valutazione dei fatti e della pena, attività preclusa nel giudizio di legittimità. La sentenza sottolinea come l'appello debba contenere critiche specifiche e non mere doglianze astratte.
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