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Divieto Di Avvicinamento

10 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Una specifica misura cautelare che ordina all'indagato di non avvicinarsi a determinati luoghi frequentati dalla persona offesa e di non comunicare con essa.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Rapina aggravata in abitazione: il coabitante non sfugge alla pena
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un individuo condannato per **rapina aggravata in abitazione**. Il Ricorrente contestava l'applicazione dell'aggravante, sostenendo che non dovesse valere per un coabitante. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che la circostanza aggravante si applica anche se l'autore del reato convive con la vittima, specialmente in presenza di ingresso forzato e violazione di un divieto di avvicinamento. La decisione conferma la responsabilità del Ricorrente e lo condanna al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende.
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Divieto di Avvicinamento: Lavoro vs. Sicurezza, la Cassazione Decide
Un imputato, condannato per tentata estorsione e altri reati, ha chiesto di modificare il suo divieto di avvicinamento alla persona offesa e ai luoghi da essa frequentati, per poter lavorare in un mercato ittico. Il Tribunale ha respinto la richiesta, ritenendo che la modifica avrebbe snaturato la misura cautelare. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso dell'imputato inammissibile, confermando la decisione precedente e ribadendo l'importanza del divieto di avvicinamento per prevenire nuovi episodi, soprattutto considerando una precedente violazione della misura.
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Maltrattamenti in famiglia: il rifiuto del braccialetto punito
Una donna ha impugnato in Cassazione l'ordinanza che le imponeva il divieto di avvicinamento all'ex partner con braccialetto elettronico per il reato di maltrattamenti in famiglia. La difesa sosteneva la presenza di una semplice litigiosità di coppia e l'illegittimità dell'automatismo della misura più grave del divieto di dimora in caso di rifiuto del dispositivo elettronico. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che i maltrattamenti in famiglia sussistono anche se la vittima reagisce o mantiene la propria vita sociale e lavorativa. Inoltre, il rifiuto del braccialetto elettronico giustifica l'applicazione automatica di una misura cautelare più stringente per garantire la tutela della persona offesa.
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Resistenza a pubblico ufficiale: la fuga dai controlli costa caro
Un uomo, sorpreso a violare il divieto di avvicinamento alla persona offesa presso una scuola, ha tentato la fuga strattonando i Carabinieri intervenuti. Condannato nei gradi precedenti, ha proposto ricorso in Cassazione giustificando la sua reazione con il numero asseritamente eccessivo di militari presenti. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso per la genericità dei motivi, in quanto la difesa non ha contestato in modo specifico le motivazioni della sentenza d'appello. La condotta integra pienamente il reato di resistenza a pubblico ufficiale. Di conseguenza, il ricorrente perde la causa e viene condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Divieto di avvicinamento: la disabilità non cancella la tutela
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo sottoposto alla misura del divieto di avvicinamento con braccialetto elettronico per i reati di maltrattamenti e violenza sessuale ai danni dell'ex compagna. La difesa contestava la capacità di testimoniare della vittima, affetta da disabilità psichica, e l'utilizzabilità degli screenshot dei messaggi WhatsApp. I giudici hanno chiarito che la disabilità non esclude automaticamente la capacità di testimoniare e che gli screenshot sono prove valide se consegnati spontaneamente dalla vittima. Inoltre, l'eventuale indisponibilità tecnica del braccialetto elettronico non comporta un'attenuazione automatica della misura cautelare, ma impone al giudice una rivalutazione complessiva della pericolosità del soggetto, confermando in questo caso la necessità di tutelare l'incolumità della persona offesa.
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Divieto di Avvicinamento Annullato: Motivazione del Giudice Vaga
Un uomo, accusato di atti persecutori verso la vicina di casa, era stato sottoposto alla misura del divieto di avvicinamento. La Corte di Cassazione ha annullato questo provvedimento, non perché l'uomo fosse innocente, ma perché la decisione del Tribunale mancava di una motivazione solida. I giudici hanno ritenuto la spiegazione 'apparente', cioè troppo generica e vaga per giustificare una misura così restrittiva. La Corte ha stabilito che non basta elencare le presunte condotte (appostamenti, foto), ma è necessario spiegare in modo specifico perché queste costituiscano reato e creino un reale stato di ansia nella vittima. Il caso è stato quindi rinviato per un nuovo esame.
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Atti persecutori condominiali: vicini costretti a traslocare
La Corte di Cassazione ha confermato una misura cautelare per atti persecutori condominiali a carico di un'indagata. Le sue condotte moleste e minacciose avevano generato nei vicini un grave stato d'ansia, costringendoli a trasferirsi in un altro appartamento. La Corte ha ribadito che il criterio per distinguere lo stalking dalla semplice molestia è proprio l'impatto sulla vita della vittima. Se le azioni persecutorie costringono a un cambiamento radicale delle abitudini, come un trasloco, il reato più grave è configurato. Il ricorso dell'indagata è stato quindi dichiarato inammissibile, confermando il divieto di avvicinamento.
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Atti persecutori: vicini costretti a traslocare, scatta lo stalking
Una coppia di vicini è stata costretta a traslocare a causa delle continue molestie subite da un altro condomino e sua moglie. La Corte di Cassazione ha confermato la misura del divieto di avvicinamento, stabilendo un principio chiaro: quando le molestie costringono la vittima a cambiare le proprie abitudini di vita, si configura il più grave reato di atti persecutori e non semplici molestie. L'appello dell'indagato, che mirava a sminuire la gravità dei fatti, è stato respinto. La decisione sottolinea che l'alterazione forzata dello stile di vita è un elemento decisivo per qualificare la condotta come stalking.
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Divieto di avvicinamento: quando è nulla la misura
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 7228/2023, ha stabilito un importante principio sul divieto di avvicinamento. Ha chiarito che la misura è unica, anche se si articola in diverse prescrizioni (es. divieto di frequentare luoghi e obbligo di mantenere una distanza). Pertanto, il giudice può imporre una distanza minima anche se non richiesta dal PM. Tuttavia, la Corte ha annullato l'ordinanza nella parte in cui non specificava i luoghi frequentati dalla persona offesa, ritenendo tale indicazione essenziale per la validità e l'esigibilità della misura.
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Divieto di avvicinamento: braccialetto obbligatorio
La Corte di Cassazione, con la sentenza 42892/2024, ha stabilito un principio fondamentale in materia di violenza di genere. Analizzando un caso di stalking, ha chiarito che l'applicazione della misura cautelare del divieto di avvicinamento deve essere sempre accompagnata dall'uso del braccialetto elettronico. La Corte ha annullato un'ordinanza del Tribunale del Riesame che aveva omesso tale prescrizione, oltre a non specificare i luoghi e la distanza minima di 500 metri, ritenendo queste indicazioni non più discrezionali ma obbligatorie per il giudice a seguito delle recenti riforme legislative.
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