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Distrazione Delle Spese

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868 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Rinuncia agli atti: chi paga le spese legali?
A seguito della rinuncia agli atti da parte di una società di trasporti nel corso di un giudizio in Cassazione, i giudici hanno dichiarato l'estinzione del procedimento. Tuttavia, applicando il principio della soccombenza virtuale, hanno condannato la società stessa al pagamento delle spese legali a favore del lavoratore, poiché la rinuncia è avvenuta dopo una proposta di definizione sfavorevole alla società.
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Rinuncia atti giudizio: chi paga le spese legali?
Una società di trasporti, dopo aver impugnato una sentenza sfavorevole, decide di procedere con la rinuncia agli atti del giudizio. I lavoratori, controparti nel processo, accettano la rinuncia ma insistono per la condanna alle spese legali. La Corte di Cassazione dichiara estinto il giudizio e condanna la società rinunciante al pagamento delle spese di lite, liquidate in 4.700 euro più accessori, con distrazione in favore dei legali dei lavoratori.
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Distrazione delle spese: rimedi per l’omissione
La Corte di Cassazione chiarisce che l'omessa pronuncia sulla richiesta di distrazione delle spese legali a favore dell'avvocato costituisce un errore materiale. In un caso contro l'Agenzia delle Entrate, la Corte aveva erroneamente omesso di disporre il pagamento diretto delle spese al legale del contribuente vittorioso. Con una successiva ordinanza, ha corretto il proprio provvedimento, stabilendo che il rimedio corretto non è l'impugnazione, ma la più celere procedura di correzione dell'errore materiale, in linea con il principio della ragionevole durata del processo.
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Distrazione delle spese: come correggere l’omissione
La Corte di Cassazione ha corretto una propria ordinanza per un errore materiale. Inizialmente, aveva condannato l'Amministrazione Finanziaria al pagamento delle spese legali a favore di una società, ma aveva omesso di disporre la distrazione delle spese in favore del legale della società, che si era dichiarato antistatario. Su ricorso, la Corte ha integrato il dispositivo, aggiungendo la clausola di distrazione delle spese, specificando che tale procedura di correzione non comporta la liquidazione di ulteriori spese processuali.
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Distrazione delle spese: la correzione è possibile
La Corte di Cassazione ha corretto una propria ordinanza per un errore materiale. Aveva omesso la distrazione delle spese a favore del legale di un Ente Locale, che si era dichiarato antistatario. La Corte ha stabilito che tale omissione è correggibile con la procedura di correzione di errore materiale, garantendo rapidità ed efficienza.
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Distrazione delle spese: errore materiale e correzione
Un gruppo di ricorrenti si è opposto a un'azienda ospedaliera in Cassazione. La Corte, in una precedente ordinanza, aveva condannato i ricorrenti al pagamento delle spese legali ma aveva omesso di pronunciarsi sulla richiesta di distrazione delle spese a favore del legale dell'azienda. Con un nuovo provvedimento, la Corte ha riconosciuto l'omissione come un errore materiale e ha corretto la precedente ordinanza, disponendo che le spese vengano pagate direttamente al difensore antistatario, come richiesto.
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Correzione errore materiale: avvocato sbagliato?
La Corte di Cassazione ha corretto una propria ordinanza a seguito di un palese errore materiale. Inizialmente, la Corte aveva disposto la distrazione delle spese legali a favore di un avvocato che non aveva mai assistito la parte vittoriosa. Su ricorso di quest'ultima, l'ordinanza è stata modificata, indicando correttamente i nomi dei reali difensori aventi diritto alla distrazione. Questo caso evidenzia l'importanza del procedimento di correzione errore materiale per sanare sviste palesi nei provvedimenti giudiziari.
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Distrazione delle spese: la correzione della Cassazione
Una contribuente vinceva una causa contro l'Agenzia delle Entrate. I suoi legali avevano richiesto la distrazione delle spese, ma la Corte di Cassazione, per una svista, non l'aveva disposta nella prima ordinanza. Con un successivo provvedimento, la Corte ha corretto l'errore materiale, specificando che le spese legali liquidate devono essere pagate direttamente agli avvocati difensori, in quanto dichiaratisi antistatari.
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Estinzione del giudizio: la rinuncia al ricorso
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio a causa della mancata richiesta di decisione del ricorso da parte dei ricorrenti entro il termine di 40 giorni dalla comunicazione della proposta di definizione. Tale inerzia viene interpretata come una rinuncia tacita all'impugnazione, comportando la condanna dei ricorrenti al pagamento delle spese processuali. Il caso evidenzia le gravi conseguenze procedurali derivanti dal non rispettare le scadenze, portando alla definitiva estinzione del giudizio.
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Distrazione delle spese: errore e correzione in Cassazione
Una società cooperativa, tramite il proprio avvocato, ha richiesto la correzione di un decreto della Corte di Cassazione che aveva omesso di disporre la distrazione delle spese legali a favore del difensore, il quale si era dichiarato antistatario. La Corte ha riconosciuto l'errore materiale e ha ordinato la modifica del precedente provvedimento, specificando che le spese devono essere liquidate direttamente al legale, comprensive di tutti gli accessori di legge. La decisione chiarisce che il procedimento di correzione è il rimedio appropriato per l'omessa distrazione delle spese.
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Estinzione del giudizio: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio in un caso promosso da una cassa di previdenza contro due professionisti. La decisione è scaturita dalla mancata richiesta di decisione sul ricorso da parte della ricorrente entro il termine di 40 giorni dalla comunicazione della proposta di definizione, configurando una rinuncia tacita all'impugnazione. La cassa è stata condannata al pagamento delle spese processuali.
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Estinzione del processo: rinuncia e spese legali
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del processo a seguito della rinuncia al ricorso da parte di una società di trasporti. Il decreto analizza le conseguenze di tale atto, ponendo a carico della parte rinunciante la totalità delle spese legali sostenute dalla controparte, un ex dipendente. La decisione si fonda sull'applicazione degli articoli 390 e 391 del Codice di Procedura Civile, che regolamentano appunto la rinuncia e la conseguente estinzione del processo.
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Estinzione giudizio di Cassazione: la mancata istanza
Una società di trasporti ha proposto ricorso in Cassazione. A seguito della proposta di definizione del giudizio, la società non ha chiesto la decisione del ricorso entro 40 giorni. La Corte ha quindi dichiarato l'estinzione del giudizio di cassazione, condannando la ricorrente al pagamento delle spese legali a favore della controparte.
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Estinzione del giudizio: silenzio che costa caro
Un decreto della Corte di Cassazione chiarisce le conseguenze dell'inerzia della parte ricorrente. A seguito di una proposta di definizione del giudizio, la mancata richiesta di una decisione entro 40 giorni ha comportato l'estinzione del giudizio, equiparando il silenzio a una rinuncia al ricorso. La società ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese legali a favore della controparte.
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Estinzione processo per rinuncia: guida alle spese
Una società di trasporti aveva impugnato una sentenza della Corte d'Appello, ma ha successivamente rinunciato al ricorso. La Corte di Cassazione, preso atto della rinuncia, ha dichiarato l'estinzione del processo per rinuncia. Di conseguenza, ha condannato la società ricorrente a pagare tutte le spese legali sostenute dalla controparte, liquidate in € 2.500,00 per compensi e € 200,00 per esborsi, oltre accessori, con distrazione a favore del legale avversario.
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Liquidazione spese legali: i minimi sono inderogabili
Un contribuente ha contestato l'importo delle spese legali liquidate in suo favore, ritenendolo inferiore ai minimi di legge. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che nella liquidazione delle spese legali i giudici non possono scendere al di sotto delle soglie minime previste dai parametri forensi (DM 55/2014), che sono inderogabili. La Corte ha quindi annullato la decisione precedente e ricalcolato i compensi dovuti.
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Rinuncia al ricorso: processo estinto e spese legali
Un'azienda di trasporti, dopo aver perso in appello una causa sulla corretta retribuzione feriale di un dipendente, ha presentato ricorso in Cassazione. Successivamente, ha deciso di ritirare l'impugnazione. La Suprema Corte ha dichiarato il processo estinto a seguito della rinuncia al ricorso, specificando che tale atto è efficace anche senza l'accettazione della controparte. Di conseguenza, la sentenza d'appello è diventata definitiva e l'azienda è stata condannata a pagare le spese legali del giudizio di Cassazione.
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Estinzione del ricorso: cosa succede se non si risponde
Una società di trasporti ha presentato ricorso in Cassazione contro una sentenza della Corte d'Appello. A seguito della proposta di definizione del giudizio, la società non ha richiesto la fissazione dell'udienza entro il termine di 40 giorni. La Suprema Corte ha quindi dichiarato l'estinzione del ricorso, assimilando l'inerzia a una rinuncia, e ha condannato la ricorrente al pagamento delle spese processuali a favore dei controricorrenti.
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Estinzione del giudizio: la rinuncia tacita al ricorso
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio a causa dell'inerzia della parte ricorrente. Dopo aver ricevuto una proposta di definizione del giudizio ai sensi dell'art. 380-bis c.p.c., la ricorrente non ha chiesto una decisione entro il termine di 40 giorni. Tale silenzio è stato interpretato come una rinuncia tacita al ricorso, con conseguente condanna al pagamento delle spese processuali a favore delle controparti.
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Estinzione del ricorso: le conseguenze dell’inerzia
La Corte di Cassazione dichiara l'estinzione del ricorso a seguito dell'inerzia della parte ricorrente, che non ha chiesto la decisione entro 40 giorni dalla proposta di definizione anticipata. Questa omissione equivale a una rinuncia, comportando la condanna alle spese. Questo caso evidenzia l'importanza del rispetto dei termini processuali per evitare l'estinzione del ricorso.
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