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Distanze Legali Tra Edifici

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23 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Distanze legali tra edifici: la tolleranza del 2% non salva il vicino
I proprietari di un terreno hanno sostituito una vecchia baracca in legno e lamiere con un manufatto in cemento armato. Il vicino ha fatto causa lamentando la violazione delle distanze legali tra edifici. Sia il Tribunale che la Corte d'Appello hanno ordinato l'arretramento della struttura, qualificandola come nuova costruzione e non come semplice ristrutturazione. I proprietari si sono rivolti alla Corte di Cassazione, sostenendo che l'incremento di volume rientrasse nelle tolleranze di cantiere del 2%. La Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che l'opera è una nuova costruzione a causa dell'aumento volumetrico del 15,95%. Inoltre, i giudici hanno chiarito che le tolleranze costruttive valgono solo nei rapporti con la Pubblica Amministrazione e non escludono la violazione delle distanze nei rapporti di vicinato tra privati. I proprietari dovranno quindi arretrare l'immobile e pagare le spese legali.
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Distanze legali tra edifici: bow-window e tolleranza del 2%
La controversia riguarda il mancato rispetto delle distanze legali tra edifici in seguito alla costruzione di bow-windows su un fabbricato confinante. I ricorrenti contestavano l'ordine di arretramento di 20 cm, sostenendo che la distanza dovesse misurarsi dalla linea mediana del muro di confine e invocando la tolleranza edilizia del 2%. La Corte di Cassazione ha rigettato tali tesi, chiarendo che la distanza si misura dalla faccia esterna del muro comune e che la tolleranza del 2% non è applicabile nei rapporti tra privati. Al contempo, la Corte ha accolto il ricorso incidentale dei vicini, stabilendo che i bow-windows, in quanto corpi di fabbrica, devono essere considerati costruzioni per l'intera sporgenza e ha rilevato l'omessa pronuncia del giudice di merito sulla questione del deflusso delle acque piovane.
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Distanze legali tra edifici: il caso dell’aderenza
Un proprietario ha citato in giudizio un'impresa edile sostenendo che la nuova costruzione violasse le distanze legali tra edifici. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 8209/2023, ha respinto il ricorso, chiarendo che l'obbligo di distanza di 10 metri non si applica quando un nuovo fabbricato è costruito in perfetta aderenza a quello preesistente, senza creare alcuna intercapedine. La Corte ha inoltre precisato che la misurazione delle distanze deve essere lineare e non radiale e che la domanda relativa alle distanze tra vedute, se introdotta tardivamente, costituisce un'inammissibile mutatio libelli.
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