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Dissimulazione

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28 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Insolvenza fraudolenta: quando non pagare è reato?
La Corte di Cassazione ha annullato una condanna per insolvenza fraudolenta a carico di due socie di un'azienda di commercio carni. La Corte ha stabilito che, per configurare il reato, non è sufficiente il semplice mancato pagamento, ma è necessaria la prova certa del 'preordinato proposito' di non adempiere fin dal momento della stipula del contratto. In assenza di elementi univoci che dimostrino tale intenzione iniziale, il fatto si qualifica come un mero inadempimento civile e non costituisce reato.
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Insolvenza fraudolenta: nascondere la crisi è reato
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per insolvenza fraudolenta di un amministratore che aveva stipulato un contratto milionario tacendo lo stato di crisi irreversibile della propria società. La sentenza chiarisce che la semplice dissimulazione dello stato di insolvenza, con l'intenzione di non adempiere, è sufficiente a configurare il reato, distinguendolo dalla truffa che richiede invece specifici artifici o raggiri. La Corte ha ritenuto inammissibile il ricorso, stabilendo che i diritti di difesa non erano stati violati dalla riqualificazione del reato in corso di causa.
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Bancarotta fraudolenta: la Cassazione conferma la condanna
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per bancarotta fraudolenta a carico di un amministratore. Il caso riguardava operazioni di dissimulazione di crediti e distrazione di fondi a danno dei creditori. La Corte ha rigettato il ricorso, chiarendo che distrazione e dissimulazione sono condotte equivalenti del reato e che l'intento fraudolento può essere desunto dal ruolo centrale dell'imputato e dall'ingente danno patrimoniale causato alla società fallita.
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Differenza truffa insolvenza: l’analisi della Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 5727/2024, ha dichiarato inammissibile un ricorso, cogliendo l'occasione per ribadire la netta differenza tra truffa e insolvenza fraudolenta. Il caso riguardava un imputato condannato per truffa. La Corte ha chiarito che si ha truffa quando la frode avviene tramite la simulazione di circostanze false, mentre si configura l'insolvenza fraudolenta quando si nasconde il proprio reale stato di incapacità economica. Poiché nel caso di specie non era provato uno stato di insolvenza preesistente, la qualificazione come truffa è stata confermata.
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Bancarotta per dissipazione: l’uso personale dei beni
La Corte di Cassazione conferma la condanna per bancarotta per dissipazione a carico di un amministratore che aveva acquistato yacht di lusso con fondi aziendali per uso personale. La sentenza chiarisce che tale condotta integra il reato anche se l'attività nautica era formalmente inclusa nell'oggetto sociale, poiché l'operazione, irragionevole e priva di utilità per l'impresa, ha creato un concreto pericolo per la garanzia patrimoniale dei creditori. La condanna penale è definitiva, ma la pena sarà ricalcolata per una nuova valutazione sulle circostanze attenuanti.
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Bancarotta fraudolenta: vendita simulata è reato
La Corte di Cassazione ha stabilito che la vendita simulata di beni societari costituisce il reato consumato di bancarotta fraudolenta per dissimulazione, e non un semplice tentativo. Anche se una sentenza civile successiva accerta la simulazione e i beni non escono mai materialmente dal patrimonio sociale, l'atto di creare un'apparenza giuridica fittizia per sottrarre i beni ai creditori è sufficiente per integrare il reato.
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Insolvenza fraudolenta: la prova del dolo
La Corte di Cassazione conferma la condanna per insolvenza fraudolenta di un soggetto che, dopo aver acquistato un bene con un assegno poi risultato insoluto, aveva chiuso il conto corrente e si era liberato del bene. La sentenza sottolinea come la prova del dolo possa essere desunta da una serie di indizi univoci che dimostrano l'intenzione preordinata di non adempiere all'obbligazione sin dal momento della sua assunzione.
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Imposta registro sentenza: la Cassazione ordina verifiche
La Corte di Cassazione ha emesso un'ordinanza interlocutoria in un caso riguardante l'imposta di registro su sentenza che accertava una donazione dissimulata. La Corte ha sospeso la decisione sul merito per acquisire il fascicolo e verificare una presunta violazione procedurale: il mancato svolgimento dell'udienza pubblica richiesta dai contribuenti durante l'emergenza Covid-19. I ricorrenti sostenevano anche l'esistenza di un giudicato favorevole ottenuto da un coerede, ma la Corte ha dato priorità alla verifica del corretto svolgimento del processo.
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