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Dispositivo Antitaccheggio

8 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Uno strumento applicato alla merce per impedirne il furto, che attiva un allarme se non viene rimosso o disattivato alla cassa. È considerato una difesa posta sulla cosa.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Profumi rubati con antitaccheggio: scatta il furto aggravato
Un uomo si è impossessato di due profumi esposti sugli scaffali di un negozio, entrambi dotati di placca antitaccheggio. La difesa ha sostenuto l'assenza del reato per difetto di querela, ritenendo che il dispositivo di sicurezza garantisse una sorveglianza continua tale da escludere l'esposizione alla pubblica fede. La Corte di Cassazione ha respinto la tesi difensiva. I giudici hanno chiarito che l'antitaccheggio suona soltanto al varco di uscita e non impedisce la presa diretta del bene. Tale circostanza configura a pieno titolo il reato di furto aggravato, rendendolo procedibile d'ufficio. La Suprema Corte ha confermato la condanna, dichiarando il ricorso inammissibile.
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Furto aggravato: ricorso inammissibile, condanna confermata
Un Lavoratore è stato condannato per furto aggravato. Ha presentato ricorso in Cassazione, contestando la legittimità dell'ordinanza istruttoria, la sua responsabilità e la qualificazione del fatto. Ha anche impugnato il diniego delle attenuanti. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I motivi erano ripetitivi e infondati. La Corte ha confermato la condanna, ritenendo che il furto aggravato fosse consumato e che la pena fosse stata correttamente applicata. Il Lavoratore dovrà pagare le spese processuali e una sanzione.
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Furto aggravato: scatta la condanna anche con recupero rapido
Due imputati hanno sottratto diversi capi di abbigliamento da negozi di un centro commerciale, nascondendoli nella propria vettura. Subito dopo, hanno tentato di rubare un ulteriore capo griffato, venendo bloccati dalle forze dell'ordine dopo l'allarme di una dipendente. La difesa ha sostenuto la configurabilità del tentativo anche per i primi beni e ha contestato l'esposizione alla pubblica fede. La Corte di Cassazione ha chiarito che il furto aggravato si consuma nel momento in cui i beni passano sotto l'autonoma disponibilità dell'autore, anche se per breve tempo prima dell'intervento della polizia. Inoltre, la presenza di placche antitaccheggio e il controllo casuale del personale non eliminano la condizione di affidamento dei beni alla pubblica fede. La Corte ha quindi confermato integralmente la condanna per furto aggravato.
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Esposizione alla pubblica fede: furto aggravato anche con allarme
L'Imputato è stato condannato per tentato furto di un lettore DVD in un negozio. La difesa ha contestato l'aggravante dell'esposizione alla pubblica fede, sostenendo che la presenza di un dispositivo antitaccheggio e il costante monitoraggio da parte dell'addetto alla sicurezza escludessero tale circostanza. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il dispositivo antitaccheggio, consentendo solo una rilevazione acustica al varco, non impedisce la sottrazione né assicura un controllo a distanza. Inoltre, la sorveglianza da parte del personale di vigilanza rileva solo per impedire la consumazione del reato, ma non esclude l'esposizione alla pubblica fede, la quale va valutata con un giudizio ex ante sulla base della collocazione del bene sui banchi di vendita.
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Furto al supermercato: l’antitaccheggio non esclude il furto aggravato
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per un uomo accusato di aver rubato merce dotata di placche antitaccheggio da un supermercato. La difesa sosteneva che la presenza di tali dispositivi e della videosorveglianza escludesse l'aggravante. I giudici hanno invece stabilito che il reato resta un furto aggravato per esposizione a pubblica fede. Questo perché nei supermercati con sistema 'self-service', la vigilanza non è continua e costante. I sistemi di sicurezza, come l'antitaccheggio, non garantiscono un controllo a distanza sulla merce esposta, ma si limitano a segnalare un furto già avvenuto. La merce, quindi, rimane affidata all'onestà dei clienti.
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Furto aggravato: telecamere e antitaccheggio non bastano
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per un uomo accusato di aver rubato un computer portatile da un negozio dopo aver rotto il cavo antitaccheggio. La difesa sosteneva che la presenza di sistemi di sicurezza (cavo e videosorveglianza) escludesse l'aggravante. I giudici hanno invece stabilito che questi strumenti non costituiscono un controllo diretto e costante sulla merce. Di conseguenza, il reato resta un **furto aggravato dall'esposizione alla pubblica fede**, poiché il bene era comunque affidato all'onestà dei clienti. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile e la condanna è diventata definitiva.
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Furto aggravato: rimozione tag è violenza sulle cose
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per furto aggravato di una donna che aveva sottratto merce da un negozio dopo aver rimosso i dispositivi antitaccheggio. La Corte ha stabilito che la rimozione del tag, anche senza danneggiarlo, integra l'aggravante della violenza sulle cose. Inoltre, il reato è stato ritenuto consumato, e non solo tentato, poiché l'imputata era riuscita ad allontanarsi dal negozio con la merce, acquisendone la piena disponibilità, seppur per un breve lasso di tempo, prima di essere fermata.
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Furto aggravato supermercato: tag non esclude aggravante
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'imputata condannata per tentato furto. La Corte ha confermato che la presenza di un dispositivo antitaccheggio sulla merce non è sufficiente a escludere l'aggravante dell'esposizione a pubblica fede, consolidando il principio per cui il furto aggravato supermercato sussiste anche in questi casi.
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