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Disdetta

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90 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Uso aziendale: la Cassazione fissa i limiti alla revoca
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 12473/2025, ha stabilito che un'azienda non può revocare unilateralmente e implicitamente un uso aziendale favorevole ai dipendenti, come la prassi di non assorbire il superminimo. Per essere legittima, la revoca deve essere giustificata da un mutamento delle circostanze e comunicata formalmente a tutti i lavoratori, in ossequio ai principi di correttezza e buona fede.
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Uso aziendale: il superminimo non è assorbibile
Una grande società di telecomunicazioni ha illegittimamente ridotto lo stipendio di alcuni dipendenti assorbendo il loro superminimo individuale negli aumenti previsti dal nuovo contratto collettivo. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dell'azienda, confermando che la prassi consolidata di non assorbire tale voce retributiva costituisce un "uso aziendale" vincolante. Tale uso può essere revocato solo con una comunicazione formale, chiara e giustificata, cosa che non è avvenuta nel caso di specie.
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Superminimo non assorbibile: quando è legittimo?
La Corte di Cassazione ha stabilito che un datore di lavoro può legittimamente interrompere l'erogazione di un superminimo non assorbibile se questo deriva da un accordo collettivo che è stato successivamente disdettato. La tutela prevista in caso di trasferimento d'azienda non "congela" in eterno le condizioni retributive di fonte collettiva, che restano soggette alle dinamiche della contrattazione. Nel caso di specie, la riduzione della retribuzione è avvenuta oltre vent'anni dopo il trasferimento d'azienda, a seguito della legittima disdetta dell'accordo integrativo che prevedeva il superminimo, e non a causa del trasferimento stesso.
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Recesso ad nutum e contratto: la durata è vincolante
Una società di servizi professionali ha contestato la risoluzione anticipata di un contratto da parte di un cliente. I giudici di merito avevano considerato legittimo il recesso ad nutum, nonostante la presenza di un termine di durata. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, affermando che la pattuizione di una durata specifica può costituire una deroga alla facoltà di recesso libero, e ha rinviato il caso alla Corte d'Appello per una nuova valutazione della volontà delle parti.
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Uso aziendale: quando impedisce l’assorbimento
La Corte di Cassazione ha stabilito che un "uso aziendale", consolidatosi nel tempo, che esclude l'assorbimento del superminimo individuale negli aumenti contrattuali, acquista forza di legge tra le parti. Una nota società di telecomunicazioni aveva illegittimamente ridotto le retribuzioni dei dipendenti assorbendo i loro superminimi, violando tale prassi. La Corte ha confermato che l'uso aziendale, una volta formatosi, non può essere interrotto unilateralmente e implicitamente, ma richiede una "disdetta" formale, chiara e giustificata, comunicata a tutti i lavoratori, cosa che nel caso di specie non era avvenuta.
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Uso aziendale: come si revoca? La Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha stabilito che un datore di lavoro non può revocare un uso aziendale favorevole ai dipendenti, come la non assorbibilità del superminimo, semplicemente smettendo di applicarlo. Analizzando il caso di alcuni lavoratori di una società di telecomunicazioni, la Corte ha chiarito che per la revoca è necessario un atto formale, una "disdetta" giustificata da un mutamento di circostanze e comunicata esplicitamente a tutti i dipendenti. La sentenza di appello, che aveva dato ragione all'azienda, è stata annullata con rinvio.
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Polizza assicurativa: la decorrenza contrattuale vince
Una società di trasporti si è opposta al pagamento di un premio, sostenendo di aver inviato una disdetta tempestiva. La Corte di Cassazione ha stabilito che, per calcolare i termini di preavviso, la data di decorrenza indicata nella polizza assicurativa prevale sulla data di sottoscrizione, anche se successiva. Di conseguenza, la disdetta è stata giudicata tardiva e il premio dovuto, poiché la durata del contratto non è influenzata dal momento della firma.
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Risoluzione consensuale locazione: annulla la prelazione?
Un'inquilina si è vista negare il diritto di riscatto di un immobile perché, nonostante la locatrice avesse inviato una disdetta alla prima scadenza (atto che avrebbe attivato la prelazione), le parti avevano successivamente stipulato un accordo di risoluzione consensuale locazione. La Corte di Cassazione ha stabilito che quest'ultimo accordo è diventato la causa effettiva della fine del contratto, facendo venir meno i presupposti per il diritto di prelazione, che è legato alla cessazione per volontà unilaterale del locatore.
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Recesso locazione commerciale: la clausola vince
Un locatore ha impugnato la decisione di primo grado che convalidava il recesso anticipato di un conduttore da un contratto di sublocazione ad uso professionale. La Corte d'Appello ha respinto l'appello, confermando che una specifica clausola contrattuale che consentiva il recesso con un preavviso di soli 20 giorni era pienamente valida. La sentenza sottolinea come l'autonomia contrattuale delle parti possa prevalere sulle disposizioni di legge standard in materia di recesso locazione commerciale, che prevedono un preavviso di sei mesi per gravi motivi.
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Abuso dipendenza economica: recesso contrattuale lecito
Una società di servizi ha citato in giudizio un importante cliente per l'interruzione di tre contratti di fornitura, sostenendo un abuso di dipendenza economica. Il Tribunale ha respinto le domande, stabilendo che la società attrice non ha fornito prove sufficienti della sua dipendenza, essendo un'impresa in espansione con una clientela diversificata. Il recesso è stato considerato un legittimo esercizio di un diritto previsto contrattualmente e non un abuso.
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