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Discrezionale

63 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

In diritto si parla di discrezionalità quando la norma disciplina solo alcuni aspetti del comportamento del destinatario, lasciandogli quindi un margine di scelta tra più possibilità di comportamento ugualmente lecite. Il caso più significativo di discrezionalità si ha quando la norma stabilisce il fine che deve essere conseguito ma non disciplina o disciplina solo in parte i modi per conseguirlo, lasciando così al destinatario un margine di scelta al riguardo. L'attività discrezionale, così disciplinata, si contrappone, da un lato, all'attività vincolata, disciplinata sotto tutti gli aspetti dalla norma, senza lasciare alcun margine di scelta al destinatario, e, dall'altro, all'attività libera nel fine, in relazione alla quale la norma non stabilisce un fine da conseguire ma, al più, dei limiti riguardo ai mezzi che possono essere impiegati. L'attività libera nel fine è tipica del diritto privato, mentre i casi di attività discrezionale e vincolata si rinvengono tipicamente nel diritto pubblico. Oltre alle attività possono essere qualificati come discrezionali, vincolati o liberi nel fine i poteri esercitati nel loro ambito e gli atti giuridici attraverso i quali si esercitano. Si suole parlare di attuazione della norma in relazione all'attività discrezionale, di applicazione della norma in relazione all'attività vincolata e di osservanza della (eventuale) norma in relazione all'attività libera nel fine.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Sospensione facoltativa del giudizio: la Cassazione annulla lo stop
Un Lavoratore ha impugnato il suo licenziamento dopo che un Tribunale aveva già riconosciuto l'esistenza del rapporto di lavoro. Il Tribunale ha sospeso il giudizio sul licenziamento, ritenendo che la precedente sentenza fosse in appello e quindi pregiudiziale. Il Lavoratore ha contestato questa decisione tramite regolamento di competenza. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che la **sospensione facoltativa del giudizio** non era legittima. Il Tribunale non aveva motivato adeguatamente la sua scelta di sospendere, non valutando la plausibile controvertibilità della decisione precedente. La Corte ha quindi annullato la sospensione, ordinando la ripresa del processo sul licenziamento.
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Esenzione Bollo Veicoli Storici: Basta l’elenco FMI, non la certificazione individuale
Un Contribuente ha contestato le cartelle di pagamento per il bollo di due motocicli, sostenendo l'esenzione bollo veicoli storici. La Commissione Tributaria Regionale aveva negato l'esenzione per uno dei veicoli, richiedendo una certificazione individuale non prevista dalla legge. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Contribuente. Ha stabilito che per l'esenzione è sufficiente l'inserimento del veicolo negli elenchi predisposti dalla FMI (Federazione Motociclistica Italiana), senza necessità di certificazioni individuali. La sentenza impugnata è stata cassata, e il ricorso originario del Contribuente è stato accolto.
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Valutazione affidamento in prova: nuovo reato, stop al percorso
Il Tribunale di Sorveglianza aveva inizialmente valutato positivamente una parte dell'affidamento in prova al servizio sociale di un condannato, ma aveva respinto la richiesta per un periodo successivo. La ragione era la commissione di un nuovo reato da parte del condannato, anche se la condanna non era ancora passata in giudicato. Il condannato ha presentato ricorso, sostenendo che il Tribunale non aveva considerato il suo comportamento complessivo e che la condanna non era definitiva. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha stabilito che il Tribunale di Sorveglianza può valutare qualsiasi condotta rilevante, inclusa la commissione di un nuovo reato, anche se la condanna non è definitiva, per giudicare il mancato raggiungimento dell'obiettivo rieducativo dell'affidamento in prova.
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Revoca sospensione condizionale della pena: non è automatica
Un Lavoratore ha ricevuto una condanna per furto aggravato con patteggiamento. Il giudice ha revocato la precedente sospensione condizionale della pena, ritenendo che il nuovo reato, commesso entro cinque anni, giustificasse tale decisione. La Corte di Cassazione ha però stabilito che la revoca della sospensione condizionale della pena non è automatica. Il giudice deve sempre valutare se persistono i presupposti di meritevolezza che avevano portato alla concessione iniziale del beneficio. La sentenza è stata annullata limitatamente alla revoca, rinviando il caso a un nuovo giudizio per una valutazione più approfondita.
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Omessa sanzione accessoria: la Cassazione corregge il Tribunale
Un conducente ha ricevuto una condanna per lesioni personali stradali gravi o gravissime (art. 590 bis c.p.) tramite patteggiamento. Il Tribunale di primo grado ha però dimenticato di applicare la sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente, obbligatoria per legge. Il Procuratore Generale ha presentato ricorso. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, annullando la sentenza solo per l'omessa applicazione sanzione accessoria e rinviando il caso al Tribunale affinché applichi la misura, esercitando il suo potere discrezionale nella determinazione della durata.
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Ricorso Penale Inammissibile: Spaccio di Droga e Conferma della Pena
Un soggetto, condannato per detenzione di stupefacenti a fini di spaccio (con 173 dosi di droga leggera e 21 di cocaina, oltre a strumentazione per il confezionamento e contabilità), ha presentato ricorso in Cassazione. La Corte ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso penale, ritenendo che le contestazioni fossero un mero dissenso sulla valutazione dei fatti già esaminati. La sentenza ha confermato che la detenzione era finalizzata allo spaccio, basandosi sulla quantità e varietà delle droghe, la strumentazione e le annotazioni. Ha anche giudicato corretto il trattamento sanzionatorio applicato.
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Recidiva e attenuanti generiche: la Cassazione chiarisce i limiti
Un Lavoratore, già condannato per reati legati agli stupefacenti, ha presentato ricorso contro una sentenza d'appello. La Corte d'Appello aveva escluso la recidiva ma negato le circostanze attenuanti generiche. Il Lavoratore lamentava una contraddizione. La Cassazione ha chiarito che la valutazione della recidiva si basa sulla natura e distanza temporale dei reati, mentre per le attenuanti generiche i precedenti penali possono essere decisivi. La Corte ha ritenuto la motivazione d'appello coerente. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile, confermando la condanna del Lavoratore e le spese processuali. La sentenza distingue l'applicazione di recidiva e attenuanti generiche.
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Consumo di gruppo di stupefacenti: la Cassazione nega l’uso personale
Un individuo è stato condannato per aver detenuto 1,8 grammi di cocaina, suddivisi in cinque confezioni, sufficienti per sei dosi. Ha presentato ricorso, sostenendo che la droga fosse destinata al consumo personale o al consumo di gruppo di stupefacenti, ipotesi non punibile se ricorrono precise condizioni. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che il consumo di gruppo è penalmente irrilevante solo se l'acquirente è anche un consumatore, l'acquisto avviene per conto del gruppo fin dall'inizio, l'identità dei membri è certa e tutti contribuiscono finanziariamente. Queste condizioni non sono state provate nel caso specifico.
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Commisurazione della Pena: Discrezione Giudiziale vs. Ricorso Inammissibile
Un imputato, condannato per possesso ingiustificato di chiavi alterate e reati in materia di armi, ha visto la sua pena confermata in appello. Ha poi presentato ricorso in Cassazione, contestando la Commisurazione della pena e l'insufficiente motivazione. La Corte di Cassazione ha chiarito che il giudice ha ampio potere discrezionale nel determinare la pena. Se la pena rientra in una fascia medio-bassa rispetto ai limiti legali, non è necessaria una motivazione estremamente dettagliata, ma basta un richiamo generico ai criteri di adeguatezza. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile, con condanna dell'imputato alle spese e al versamento di 3.000 euro alla cassa delle ammende.
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Spaccio di Droga: Mancato Riconoscimento Attenuanti Generiche Conferma Pena
Una donna è stata condannata per detenzione di ingenti quantità di sostanze stupefacenti a fini di spaccio, con pena di quattro anni e otto mesi di reclusione e una multa. Ha presentato ricorso in Cassazione contestando il mancato riconoscimento attenuanti generiche nella massima estensione. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che il giudice abbia correttamente valutato la riduzione della pena, considerando la quantità di droga e l'organizzazione dell'attività illecita. La condanna è stata confermata, con l'aggiunta del pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Confisca obbligatoria: il patteggiamento non salva le armi
Un imputato, dopo aver patteggiato una pena per resistenza a pubblico ufficiale e detenzione illegale di armi, ha impugnato la decisione di confisca obbligatoria delle armi. L'imputato sosteneva che la confisca non fosse inclusa nell'accordo di patteggiamento e mancasse di motivazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. La Corte ha ribadito che la confisca di armi e oggetti atti ad offendere è sempre una misura obbligatoria per legge, anche in caso di patteggiamento, senza alcuna discrezionalità per il giudice. L'imputato ha perso la causa e dovrà pagare le spese processuali.
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Espulsione dello Straniero: Ricorso Inammissibile, Confermata la Sanzione
Un cittadino straniero, condannato per ingresso e soggiorno illegale in Italia, ha visto la sua ammenda convertita in espulsione dello straniero. Ha presentato ricorso in Cassazione, contestando la mancanza di motivazione sulla discrezionalità dell'espulsione e sul mancato riconoscimento delle attenuanti generiche. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che l'espulsione, sebbene discrezionale, è legittima se non sussistono impedimenti e che la motivazione per il diniego delle attenuanti è sufficiente se non emergono elementi positivi dagli atti. Il cittadino dovrà pagare le spese processuali e una somma alla cassa delle ammende.
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Revoca affidamento in prova: condotta illecita annulla il beneficio
Un Condannato era stato ammesso all'affidamento in prova ai servizi sociali. Il Tribunale di Sorveglianza ha deciso la revoca dell'affidamento in prova, retrodatando gli effetti a una data precedente. Il Condannato ha contestato questa retroattività, sostenendo che il periodo già trascorso in prova dovesse essere considerato come pena scontata. La revoca era motivata da una "gravissima" condotta illecita (tentato furto e corruzione) e da precedenti violazioni delle prescrizioni. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ribadito che la revoca dell'affidamento in prova può avere effetti retroattivi o parzialmente tali. Il Tribunale di Sorveglianza deve valutare discrezionalmente il periodo di pena residua, considerando la condotta complessiva e la gravità delle violazioni. Nel caso specifico, la revoca è stata ritenuta giustificata dalla grave condotta, e la retrodatazione è stata addirittura mitigata.
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Ritiro della patente: la Cassazione cancella l’automatismo
Una donna concorda una pena per detenzione di stupefacenti tramite patteggiamento. Il giudice applica la sanzione principale ma dispone anche il ritiro della patente per due anni. La difesa presenta ricorso in Cassazione contestando la mancanza di motivazione su questa sanzione aggiuntiva. La Suprema Corte accoglie parzialmente il ricorso. I giudici chiariscono che il ritiro della patente in materia di stupefacenti è una misura facoltativa e discrezionale. Di conseguenza, il giudice di merito deve spiegare dettagliatamente perché decide di applicarla e come ne stabilisce la durata. La Cassazione annulla la decisione sul ritiro e rinvia al Tribunale.
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Uso non personale di stupefacenti: la quantità cancella la difesa
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per detenzione di droga. I giudici di merito hanno accertato l'uso non personale di stupefacenti sulla base di elementi concreti. In particolare, le forze dell'ordine hanno sequestrato un quantitativo di hashish da cui erano ricavabili oltre duemila dosi singole. Inoltre, l'imputato coltivava sette piante di cannabis pronte a produrre altra sostanza stupefacente. La Suprema Corte ha confermato che l'elevato numero di dosi e la capacità produttiva delle piante escludono il consumo strettamente personale. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende, confermando la sua colpevolezza.
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Reato di incendio: vendetta al lido non giustifica la tenuità del fatto
Un individuo ha appiccato il fuoco a un'auto per vendetta dopo essere stato allontanato da un lido, commettendo un reato di incendio. Condannato in primo e secondo grado, ha presentato ricorso in Cassazione. Ha contestato vizi procedurali e il mancato riconoscimento di attenuanti o della particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto corrette le notifiche e ha confermato la validità delle motivazioni dei giudici precedenti. Il danno causato e il pericolo generato dal reato di incendio hanno giustificato il diniego della non punibilità per tenuità del fatto e delle attenuanti.
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Rapina aggravata: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di rapina aggravata a carico di un imputato, dichiarando inammissibile il ricorso presentato. La difesa aveva contestato la sussistenza degli elementi costitutivi del delitto e l'eccessività della pena, lamentando anche il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche. Gli Ermellini hanno stabilito che le censure erano meramente riproduttive di quanto già discusso in appello e che le scelte sulla determinazione della sanzione appartengono al merito, risultando insindacabili in sede di legittimità se supportate da una motivazione logica e coerente.
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Continuazione: calcolo pena e reati di droga
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità dell'aumento di pena applicato in sede di continuazione tra reati di droga e associazione mafiosa. Nonostante la sentenza della Corte Costituzionale n. 40/2019 abbia ridotto i minimi edittali per il traffico di stupefacenti, il giudice può mantenere un aumento elevato se la gravità del fatto, come l'ingente quantità di cocaina, lo giustifica. La decisione ribadisce il potere discrezionale del giudice dell'esecuzione nella determinazione della sanzione finale.
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Commisurazione della pena: limiti al ricorso Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a sei mesi di reclusione per il reato di lesioni personali a carico di un'imputata, dichiarando inammissibile il ricorso presentato. La difesa contestava la commisurazione della pena, lamentando il mancato riconoscimento del minimo edittale. Gli Ermellini hanno stabilito che la determinazione della sanzione rientra nel potere discrezionale del giudice di merito e, se supportata da una motivazione logica e non arbitraria, non può essere oggetto di censura in sede di legittimità. Il ricorso è stato giudicato generico e superficiale, comportando anche la condanna al pagamento di una somma in favore della Cassa delle ammende.
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Lesioni aggravate: il calcolo della pena finale
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per lesioni aggravate. Il ricorrente contestava il mancato riconoscimento della prevalenza delle attenuanti generiche rispetto all'aggravante contestata. La Suprema Corte ha chiarito che il giudizio di bilanciamento tra circostanze spetta al giudice di merito e non è sindacabile in sede di legittimità se supportato da una motivazione logica. Nel caso di specie, l'uso di una bottiglia per colpire l'avversario ha dimostrato una pericolosità tale da giustificare l'equivalenza delle circostanze anziché la prevalenza delle attenuanti.
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