La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 682/2024, ha confermato la condanna di un legale rappresentante per la realizzazione di una discarica abusiva su un terreno di proprietà della società da lui amministrata. La Corte ha rigettato la tesi difensiva secondo cui i materiali depositati fossero "End of Waste", specificando che la cessazione della qualifica di rifiuto richiede un'effettiva operazione di recupero, non dimostrata nel caso di specie. Elemento centrale della decisione è la legittimità della confisca dell'area, pur essendo di proprietà della società e non dell'imputato. La Cassazione ha stabilito che la società non può essere considerata "terza estranea" al reato quando l'amministratore agisce nel suo interesse, rendendo la confisca una misura necessaria per prevenire la reiterazione del reato.
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