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Diritto Di Cronaca

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72 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Diffamazione a mezzo stampa: il limite della verità
Un'ordinanza della Corte di Cassazione ha confermato la condanna per diffamazione a mezzo stampa a carico di una società editrice, del suo direttore e di un giornalista. Il caso riguardava un articolo che descriveva una 'perquisizione' presso una società, quando in realtà si era trattato di una semplice richiesta di consegna di documenti. La Corte ha stabilito che tale inesattezza non è marginale, ma altera sostanzialmente la percezione dei fatti, ledendo la reputazione della società e superando i limiti del diritto di cronaca.
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Diritto di cronaca: i limiti secondo la Cassazione
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di presunta diffamazione a mezzo stampa, originato da articoli pubblicati su un noto quotidiano. Il ricorrente, dopo aver visto la sua richiesta di risarcimento respinta in Appello, ha adito la Suprema Corte. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che il suo ruolo non è quello di riesaminare i fatti, ma di giudicare la corretta applicazione della legge. La decisione sottolinea come il dibattito sui limiti del diritto di cronaca non possa trasformare il giudizio di legittimità in un terzo grado di merito.
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Diffamazione a mezzo stampa: limiti al diritto di cronaca
Un giornalista viene condannato per diffamazione a mezzo stampa per aver accusato un agente di collusione con narcotrafficanti. La Cassazione conferma la responsabilità, negando la scriminante del diritto di cronaca per assenza del requisito di verità della notizia. Sottolinea che l'uso del condizionale non esclude il reato se il contesto è suggestivo. Pur annullando la pena detentiva per mancanza di eccezionale gravità, il reato viene dichiarato estinto per prescrizione, ma restano ferme le statuizioni civili sul risarcimento del danno.
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Diffamazione a mezzo stampa: limiti al diritto di cronaca
Un giornalista, direttore di una testata online, è stato condannato per diffamazione a mezzo stampa per un articolo che insinuava un patto corruttivo tra un medico e il direttore generale di un'azienda sanitaria, la cui moglie era la giudice in una causa che coinvolgeva quest'ultimo. La Corte di Cassazione ha annullato la sentenza agli effetti penali per intervenuta prescrizione, ma ha confermato la responsabilità civile. La Corte ha stabilito che il giornalista ha superato i limiti del diritto di cronaca, non avendo verificato la veridicità dei fatti e avendo presentato una sequenza temporale distorta degli eventi per suggerire un collegamento illecito, ledendo così la reputazione della persona offesa.
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Diritto di cronaca giudiziaria: i limiti secondo la Corte
Un giornalista e il direttore di un quotidiano, condannati per diffamazione ai danni di un professore universitario, sono stati assolti dalla Corte di Cassazione. La Corte ha stabilito che l'articolo, pur avendo un contenuto lesivo della reputazione, era giustificato dal legittimo esercizio del diritto di cronaca giudiziaria. Sono stati infatti rispettati i requisiti di verità dei fatti (poiché basati su atti d'indagine), interesse pubblico alla notizia e continenza formale nell'esposizione.
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Diritto di cronaca: quando l’articolo non è diffamatorio
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un magistrato che chiedeva un risarcimento per diffamazione a un giornalista e a una società editoriale. La Corte ha stabilito che l'articolo, pur identificando il magistrato come il "giuda" a cui si riferiva un noto collega defunto, rientrava nel legittimo esercizio del diritto di cronaca. La formulazione del testo, con una precisazione tra parentesi, chiariva che l'identificazione non proveniva direttamente dal magistrato defunto, ma era una conclusione del giornalista basata su altre fonti, scagionandolo dall'accusa di aver riportato una falsa affermazione.
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Remissione di querela: estingue il reato di diffamazione
Un giornalista e il direttore di un noto quotidiano erano stati condannati per diffamazione a mezzo stampa. Durante il ricorso per Cassazione, la persona offesa ha proceduto con la remissione di querela, che è stata accettata dagli imputati. La Suprema Corte ha quindi annullato la sentenza di condanna senza rinvio, dichiarando l'estinzione del reato. La decisione sottolinea che la remissione di querela, se ritualmente accettata, prevale su eventuali cause di inammissibilità del ricorso, portando alla fine del procedimento penale.
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Direttore responsabile e diffamazione: la Cassazione decide
Il direttore responsabile di un quotidiano è stato condannato per un articolo che insinuava il coinvolgimento di un imprenditore in un'indagine. La Cassazione, pur riaffermando l'incancellabile responsabilità penale del direttore responsabile che non può essere delegata tramite contratto, ha annullato la condanna. Il motivo è che la corte d'appello non ha adeguatamente dimostrato la falsità della notizia al momento della pubblicazione, rinviando il caso per una nuova valutazione sul diritto di cronaca.
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Diffamazione a mezzo stampa: verità del fatto essenziale
Una giornalista viene condannata per diffamazione a mezzo stampa per aver accusato una persona di vincere un concorso pubblico tramite favoritismi. La Corte di Cassazione conferma la condanna, affermando che il diritto di cronaca presuppone la verità oggettiva dei fatti, requisito assente nel caso di specie. La difesa della giornalista, basata sulla non partecipazione della vittima a quel concorso, ha paradossalmente confermato la falsità della notizia pubblicata.
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Diritto di cronaca: limiti e prescrizione del reato
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di due giornalisti condannati per diffamazione a mezzo stampa. Pur dichiarando il reato estinto per prescrizione, la Corte ha confermato la condanna al risarcimento dei danni civili. La sentenza ribadisce i rigorosi limiti del diritto di cronaca, sottolineando l'obbligo di verificare la veridicità e l'attualità delle notizie, specialmente se risalenti nel tempo e relative a procedimenti giudiziari conclusi.
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Diritto di cronaca: quando la notizia non è diffamazione
Un professionista ha citato in giudizio una società editrice per un articolo ritenuto diffamatorio. Dopo una condanna iniziale al risarcimento, la Corte d'Appello ha ribaltato la decisione, ritenendo l'articolo un legittimo esercizio del diritto di cronaca perché basato su notizie vere. La Corte di Cassazione ha confermato questa visione, rigettando il ricorso del professionista e stabilendo che la motivazione della corte territoriale, seppur sintetica, era sufficiente e che non vi era stata alcuna diffamazione.
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Diritto di critica: limiti e verità dei fatti
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un'emittente televisiva e di un suo conduttore per diffamazione ai danni di una giornalista. La Corte ha stabilito che il diritto di critica, sebbene più ampio del diritto di cronaca, richiede che il 'nucleo essenziale dei fatti' su cui si basa sia veritiero. Presentare ipotesi investigative come certezze di colpevolezza viola questo principio, integrando la diffamazione e l'uso illecito dell'immagine, anche quando si esercita il diritto di critica.
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