LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

LexCEDpedia

Diligenza Professionale

Pagina 2 di 8

152 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Assegno non trasferibile e spedizione postale: concorso di colpa
Una società emittente ha spedito per posta ordinaria un assegno non trasferibile a favore di un cliente. Alcuni malintenzionati hanno sottratto il titolo e lo hanno incassato presso un istituto negoziatore, identificandosi con un solo documento d'identità. La società emittente ha chiesto il risarcimento del danno all'istituto intermediario. La Corte di Cassazione ha stabilito che la spedizione di un assegno non trasferibile tramite posta ordinaria costituisce un concorso di colpa della società mittente, poiché la espone a rischi evitabili. Inoltre, l'istituto intermediario non è tenuto a richiedere un secondo documento con foto, poiché le circolari di settore sono semplici raccomandazioni e non norme imperative. La Corte ha quindi annullato la decisione di merito.
Continua »
Inadempimento contrattuale vigilanza: furti subiti e risarcimento
Un istituto di vigilanza privata impugna la sentenza che lo condanna a risarcire i danni subiti da una società cliente a causa di ripetuti furti notturni. La società contestava l'interpretazione del contratto, sostenendo di non essere tenuta a un controllo continuo ma soltanto a un numero limitato di passaggi. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile. I giudici confermano l'inadempimento contrattuale vigilanza poiché la vigilanza è stata svolta con superficialità: le guardie accedevano all'interno dei fabbricati solo in presenza di segni evidenti di scasso, invece di eseguire le ispezioni interne concordate. Inoltre, diversi episodi criminosi non erano stati né denunciati né segnalati dall'istituto. La Suprema Corte ribadisce che la valutazione delle prove spetta ai giudici di merito e rigetta le doglianze della società di vigilanza.
Continua »
Usi civici e mutui: la responsabilità del notaio per i vincoli
Un istituto bancario concede un mutuo ipotecario. I debitori non pagano le rate e la banca avvia l'espropriazione immobiliare. Il giudice dell'esecuzione dichiara però l'immobile impignorabile e incommerciabile perché sorge su un terreno gravato da usi civici non affrancati. La banca cita quindi il professionista rogante per far valere la responsabilità del notaio, contestando la mancata verifica dei vincoli demaniali. La Corte d'Appello condanna il professionista a risarcire oltre trecentomila euro di danni. La Corte di Cassazione conferma integralmente la condanna: il notaio deve compiere indagini approfondite presso Comune e Regione quando opera in aree territoriali a rischio noto di usi civici, rispondendo dell'inutilizzabilità della garanzia ipotecaria.
Continua »
Mediatore Immobiliare: Niente Provvigione Senza Abitabilità e ACE
La Corte di Cassazione ha confermato la responsabilità del mediatore immobiliare che non informa l'acquirente sulla mancanza del certificato di abitabilità e dell'Attestato di Certificazione Energetica (ACE). Un'agente aveva chiesto la provvigione per la vendita di un immobile, ma il Tribunale aveva negato il compenso e l'aveva condannata al risarcimento danni. La Cassazione ha ribadito che il mediatore ha l'obbligo di comunicare tutte le circostanze note o conoscibili con la normale diligenza professionale, anche senza un incarico specifico per indagini tecniche. La mancanza di tali informazioni essenziali giustifica il rifiuto del pagamento della provvigione e la richiesta di risarcimento.
Continua »
Assegno di traenza non trasferibile: responsabilità e rischi
Una banca ha emesso diversi titoli per conto di un ente pubblico, spedendoli ai destinatari tramite posta ordinaria. Alcuni malintenzionati hanno intercettato i titoli e li hanno incassati presso un altro intermediario bancario. Quest'ultimo ha pagato le somme dopo aver identificato i clienti tramite regolare carta d'identità. La banca emittente ha chiesto il risarcimento dei danni all'intermediario che ha incassato i titoli. La Corte di Cassazione ha stabilito che l'identificazione effettuata tramite un documento valido senza falsità evidenti integra la corretta diligenza professionale. Inoltre, la spedizione di un assegno di traenza non trasferibile per posta ordinaria costituisce un concorso di colpa del mittente, poiché espone il titolo al rischio prevedibile di sottrazione.
Continua »
Assegno non trasferibile: posta ordinaria e colpa della banca
La controversia riguarda un assegno non trasferibile spedito per posta ordinaria da una compagnia assicurativa, sottratto da un truffatore e incassato presso un ente negoziatore con un documento falso. La Corte d'Appello aveva addebitato l'intero danno all'istituto negoziatore, ritenendolo responsabile in modo oggettivo per il solo pagamento a persona diversa dal beneficiario. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'ente. I giudici hanno stabilito che la responsabilità della banca non è automatica, ma richiede la valutazione della colpa professionale e ammette la prova liberatoria dell'assenza di negligenza. Inoltre, la spedizione del titolo mediante posta ordinaria configura un concorso di colpa del mittente per aver esposto l'assegno a un rischio evitabile. La sentenza è stata cassata con rinvio.
Continua »
Assegno falsificato: la banca paga anche se il cliente invia email
Un cittadino ha richiesto l'emissione di un assegno circolare da 17.000 euro e ne ha trasmesso una copia via email alla controparte per attestare l'operazione. Un soggetto estraneo ha poi incassato una copia contraffatta del titolo presso uno sportello dell'ente intermediario. L'ente ha eccepito l'imprudenza dell'emittente nell'invio del file digitale e la non rilevabilità del falso. La Corte di Cassazione ha confermato l'esclusiva responsabilità dell'intermediario per il pagamento di un assegno falsificato. L'istituto negoziatore non ha depositato il titolo cartaceo per dimostrare l'impossibilità di riconoscere la falsificazione a vista e non sussiste alcuna colpa del danneggiato per la mera trasmissione telematica del documento.
Continua »
Assegno non trasferibile incassato male: guida alla responsabilità
Una compagnia assicurativa emetteva un assegno non trasferibile inviandolo al destinatario tramite posta ordinaria. Un terzo sottraeva il titolo e lo incassava indebitamente presso un intermediario finanziario. La compagnia chiedeva il risarcimento del danno all'intermediario che aveva negoziato il titolo. I giudici di merito ritenevano l'intermediario oggettivamente responsabile per l'incasso indebito. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione. La Corte ha stabilito che la responsabilità della banca o dell'intermediario negoziatore non è oggettiva ma contrattuale. L'operatore può quindi liberarsi provando di aver adottato la diligenza professionale nell'identificare il presentatore del titolo. Inoltre, la spedizione di un assegno non trasferibile tramite posta ordinaria costituisce un potenziale concorso di colpa del mittente, che espone il titolo a rischi di sottrazione insoliti.
Continua »
Incasso di assegno non trasferibile e spedizione incauta
Una compagnia assicurativa ha inviato un assegno non trasferibile per posta ordinaria per indennizzare due clienti. Il titolo è stato sottratto da un terzo sconosciuto, il quale lo ha incassato presso un intermediario finanziario presentando un documento d'identità e un codice fiscale apparentemente regolari. L'assicurazione ha citato in giudizio l'intermediario chiedendo il risarcimento per negligenza nell'identificazione. La Corte di Cassazione ha stabilito che il controllo del documento valido, privo di alterazioni palesi, soddisfa la diligenza professionale dell'operatore. Inoltre, la spedizione per posta ordinaria configura un concorso di colpa del mittente. L'istituto finanziario vince il ricorso e la condanna a suo carico viene annullata con rinvio ad altra sezione della Corte d'Appello.
Continua »
Assegno non trasferibile: la banca risponde, ma il mittente ha colpa?
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di Responsabilità banca assegno non trasferibile. Un'Azienda di Servizi Postali aveva pagato un assegno di traenza non trasferibile a un soggetto non legittimato. L'Azienda Assicurativa, beneficiaria, aveva ottenuto la condanna dell'Azienda di Servizi Postali nei primi due gradi di giudizio. La Cassazione ha però accolto il ricorso dell'Azienda di Servizi Postali. Ha stabilito che la banca deve usare diligenza professionale, ma non è tenuta a indagini eccessive senza indici di sospetto. Inoltre, ha riconosciuto il concorso di colpa del mittente che spedisce un assegno non trasferibile per posta ordinaria, esponendosi a un rischio superiore. La sentenza è stata cassata e rinviata per un nuovo esame.
Continua »
Incasso assegno non trasferibile: la diligenza della banca
Una compagnia assicurativa ha chiesto il risarcimento dei danni a un istituto di credito per l'incasso assegno non trasferibile effettuato da un soggetto frodatore. Il truffatore si era presentato allo sportello fornendo documenti falsi ma apparentemente regolari per incassare la somma. La Corte di Cassazione ha confermato che l'istituto di credito non risponde del danno se ha agito con la diligenza professionale richiesta. La banca ha identificato il cliente con patente e codice fiscale privi di segni di falsità rilevabili a prima vista e ha controllato che il titolo non risultasse rubato. I giudici hanno stabilito che l'istituto non è tenuto a svolgere accertamenti complessi presso i Comuni o richiedere un secondo documento. Di conseguenza, la richiesta di risarcimento formulata dall'assicurazione è stata definitivamente respinta.
Continua »
Prelievi anomali banca: doveri e responsabilità
Il Tribunale di Bari ha condannato un istituto di credito per non aver vigilato su prelievi anomali banca effettuati da una cliente anziana. La sentenza analizza l'obbligo di protezione della banca, che deve intervenire in presenza di operazioni sospette per importo e frequenza, pur riconoscendo un concorso di colpa della correntista.
Continua »
Assegno di traenza: posta ordinaria e colpa del mittente
Una società assicurativa spedisce per posta ordinaria un assegno di traenza non trasferibile da 4.450 euro. Un impostore sottrae il titolo e lo incassa aprendo contestualmente un libretto di risparmio con una patente valida non contraffatta. L'assicurazione cita l'intermediario postale per ottenere il rimborso integrale, imputandogli scarsa diligenza nei controlli. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso dell'intermediario postale. Da un lato, la spedizione di un assegno tramite posta ordinaria costituisce concorso di colpa del mittente per esposizione volontaria a un rischio eccessivo. Dall'altro, l'operatore allo sportello adempie ai suoi doveri identificando il cliente mediante un documento valido senza segni visibili di falsificazione, non sussistendo l'obbligo di ulteriori controlli anagrafici.
Continua »
Operazioni soggettivamente inesistenti: buona fede contro diligenza
L'Agenzia delle Entrate ha emesso tre avvisi di accertamento contro un autotrasportatore, contestando l'uso di fatture per operazioni soggettivamente inesistenti relative all'acquisto di carburante. Le fatture provenivano da un soggetto non autorizzato alla vendita, mentre i documenti di trasporto (D.A.S.) indicavano un fornitore diverso. La Corte di Giustizia Tributaria di secondo grado aveva annullato gli atti ritenendo il contribuente in buona fede. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Fisco, stabilendo che, a fronte degli indizi di fittizietà forniti dall'Amministrazione, spetta al contribuente dimostrare di aver agito con la massima diligenza professionale. La discrepanza tra i documenti di trasporto e le fatture esclude la semplice buona fede senza verifiche approfondite. La sentenza è stata cassata con rinvio.
Continua »
Verifica di bene emissione: l’assegno è falso ma la banca paga
Il Correntista vende un'auto ricevendo un assegno postale di 44.000 euro. Prima di consegnare il veicolo, chiede alla propria Banca la verifica di bene emissione. La Banca contatta telefonicamente l'ente emittente e rassicura il cliente, ma l'assegno si rivela falsificato. Il Correntista chiede il risarcimento del danno alla Banca. La Corte d'Appello respinge la domanda, ritenendo che la Banca abbia agito in buona fede riportando solo le informazioni ricevute. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso del Correntista: la verifica di bene emissione richiede la massima diligenza professionale. Una semplice telefonata, senza richiesta di conferma scritta o identificazione dell'operatore, non esonera la Banca da responsabilità contrattuale. La sentenza viene cassata con rinvio.
Continua »
Responsabilità dell’amministratore: risarcimento per spese fittizie
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'ex amministratrice unica, confermando la sua responsabilità per i danni causati alla società. L'amministratrice aveva registrato costi fittizi e ingiustificati, provocando la perdita del capitale sociale e il conseguente scioglimento dell'ente. Tale condotta era finalizzata a far subentrare una nuova società, a lei collegata, in una redditizia convenzione pubblica. I giudici hanno chiarito che non si è trattato di un sindacato sulle scelte di merito dell'imprenditore, bensì di un accertamento di un grave sperpero di risorse e di una violazione del dovere di diligenza. La ricorrente è stata condannata al risarcimento dei danni per responsabilità dell'amministratrice.
Continua »
Concessione abusiva del credito: bilanci truccati e doveri banca
Una banca chiedeva di ammettere al passivo del fallimento di una società i crediti derivanti da alcuni mutui. La curatela fallimentare si opponeva, eccependo la concessione abusiva del credito: la società era già insolvente al momento dei prestiti, avendo nascosto nei bilanci un debito fiscale di oltre tre milioni di euro. Il Tribunale dava ragione alla banca, ritenendo che non avesse l'obbligo di verificare i carichi fiscali pendenti in assenza di anomalie nei bilanci. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del Fallimento. I giudici hanno stabilito che la diligenza professionale della banca impone una valutazione concreta del caso specifico. Non si può escludere a priori il dovere di richiedere il certificato dei carichi fiscali, specialmente per finanziamenti rilevanti o assistiti da garanzia pubblica. La causa torna al Tribunale per un nuovo esame.
Continua »
Valutazione del merito creditizio: bilancio falso contro banca
Una società in liquidazione giudiziale contesta l'ammissione al passivo del credito di una banca, derivante da un finanziamento garantito dallo Stato. Il curatore sostiene che la banca abbia omesso la dovuta valutazione del merito creditizio, non avendo richiesto il certificato dei carichi pendenti tributari e il DURC, nonostante la società avesse un enorme debito fiscale nascosto. Il Tribunale aveva dato ragione alla banca, ritenendo sufficiente la corrispondenza formale tra bilanci e dichiarazioni dei redditi. La Cassazione accoglie il ricorso della curatela: la valutazione del merito creditizio richiede una diligenza qualificata. La formale coincidenza tra bilancio e dichiarazione dei redditi è ovvia per legge e non esonera la banca da verifiche più approfondite, specie in presenza di garanzie pubbliche. La sentenza viene cassata con rinvio.
Continua »
Operazioni soggettivamente inesistenti: la buona fede non basta
L'Amministrazione Finanziaria ha contestato a una Società Contribuente la detrazione dell'IVA su fatture per sponsorizzazioni sportive, ritenendole operazioni soggettivamente inesistenti poiché emesse tramite una società cartiera. La Commissione Tributaria Regionale aveva parzialmente accolto le ragioni della società, ritenendo che quest'ultima avesse agito in buona fede per alcune delle fatture contestate. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'ufficio tributario, stabilendo che la semplice buona fede soggettiva non è sufficiente per salvare la detrazione delle imposte. Per evitare la contestazione di operazioni soggettivamente inesistenti, la Società Contribuente deve dimostrare di aver utilizzato la massima diligenza esigibile da un operatore commerciale accorto, effettuando tutti i controlli necessari sui propri partner commerciali. La sentenza è stata cassata con rinvio per un nuovo esame basato su questo severo criterio.
Continua »
Provvigione del mediatore: va pagata anche con vizi visibili
Un acquirente si è opposto al pagamento della provvigione del mediatore richiesta da un'agenzia immobiliare per l'acquisto di un appartamento. L'acquirente lamentava che l'agenzia avesse nascosto la reale natura di un ingombrante blocco di cemento nel soggiorno, rivelatosi poi essere il vano scale del palazzo adiacente. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'acquirente, confermando il suo obbligo di pagare la provvigione del mediatore. I giudici hanno chiarito che l'acquirente era pienamente consapevole della presenza del blocco di cemento, avendo visitato personalmente l'immobile prima di firmare la proposta d'acquisto. Di conseguenza, non vi è stata alcuna violazione dell'obbligo informativo da parte dell'agenzia, poiché la condizione dell'immobile era nota e non ha impedito la conclusione dell'affare.
Continua »