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Dichiarazione Di Scienza

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176 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Termini scaduti ed emendabilità della dichiarazione dei redditi
Una società non deduceva un investimento ambientale a causa di forti dubbi normativi sulla compatibilità con altre agevolazioni. In seguito al chiarimento legislativo, l'impresa correggeva l'errore per recuperare il beneficio fiscale, ma l'Agenzia delle Entrate contestava la tardività della rettifica ed emetteva una cartella di pagamento. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della società contribuente, riaffermando il principio generale della piena emendabilità della dichiarazione dei redditi anche in sede contenziosa. I giudici hanno chiarito che la dichiarazione fiscale costituisce una manifestazione di scienza e non un atto negoziale vincolante. Pertanto, il contribuente può sempre far valere errori di fatto o di diritto per evitare imposizioni contrarie all'effettiva capacità contributiva. La decisione d'appello è stata cassata con rinvio.
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Prescrizione contributi Gestione Separata: l’INPS perde
L'Ente Previdenziale richiedeva a un libero professionista il pagamento dei contributi non versati per l'anno 2005. La richiesta di pagamento era giunta al professionista il 22 giugno 2011. Il giudice di appello riteneva valida la richiesta, calcolando il termine quinquennale dalla scadenza con maggiorazione dello 0,40% fissata al 20 luglio 2006. La Corte di Cassazione ribalta la decisione. Il calcolo della prescrizione contributi Gestione Separata decorre dalla scadenza naturale e originaria di legge del 20 giugno 2006. La proroga con maggiorazione costituisce solo una facilitazione di pagamento e non sposta il termine iniziale della prescrizione. La Suprema Corte dichiara quindi estinto il credito contributivo per decorso dei cinque anni.
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Gestione separata INPS: obbligo e calcolo della prescrizione
Una professionista ha contestato l'iscrizione d'ufficio alla Gestione separata INPS per i compensi percepiti nel 2009. La lavoratrice sosteneva la non debenza dei contributi e l'avvenuta prescrizione del credito previdenziale. I giudici di merito hanno respinto le sue richieste, confermando la legittimità della pretesa dell'ente. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della professionista. I giudici hanno chiarito che l'attività abituale non coperta dalla cassa di categoria impone l'iscrizione previdenziale all'INPS. Inoltre, la prescrizione decorre dalla scadenza effettiva del termine di pagamento, prorogato dai decreti fiscali, e non dalla dichiarazione dei redditi. La richiesta dell'ente è quindi valida e tempestiva.
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Emendabilità della dichiarazione fiscale: errore e Fisco
L'Agenzia delle Entrate ha notificato una cartella di pagamento a una società per il disconoscimento del riporto di perdite maturate nel 2008 e dedotte nel 2010. L'ente impositore ha contestato che la contribuente aveva originariamente qualificato tali perdite come non riportabili a causa di un'errata interpretazione normativa. I giudici di secondo grado hanno respinto le difese dell'impresa, considerando la scelta della dichiarazione irrevocabile a priori. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'azienda. La Suprema Corte ha chiarito che l'emendabilità della dichiarazione fiscale contenente manifestazioni di volontà negoziale è ammessa quando il contribuente dimostra che la scelta iniziale è derivata da un errore essenziale e obiettivamente riconoscibile dal Fisco. La causa torna quindi al giudice di merito per verificare la sussistenza di tale errore.
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Credito d’imposta sul TFR: la contabilità non sana l’omessa denuncia
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una società il mancato versamento delle ritenute alla fonte sui trattamenti di fine rapporto, recuperando le somme a tassazione ed emettendo pesanti sanzioni. L'impresa riteneva legittimo l'utilizzo delle somme perché vantava un credito d'imposta sul TFR regolarmente annotato nei libri contabili, rettificando la dichiarazione soltanto durante la causa. La Corte di Cassazione ha stabilito che la scelta di usufruire del credito d'imposta sul TFR costituisce un atto negoziale e non una semplice dichiarazione di scienza. Di conseguenza, l'omessa presentazione del modello fiscale o la mancata compilazione dei relativi quadri preclude la compensazione per l'anno di riferimento. I giudici hanno respinto l'utilizzo del credito non dichiarato nei termini, ma hanno escluso il cumulo punitivo sulle sanzioni.
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Quietanza a saldo: stop a ulteriori compensi professionali
Un professionista ha svolto incarichi tecnici per una società immobiliare e ha firmato una quietanza a saldo su un documento separato. Successivamente, il tecnico ha emesso nuove fatture e richiesto ulteriori compensi tramite decreto ingiuntivo. La società ha contestato la pretesa, sostenendo l'estinzione totale del debito grazie all'accordo economico raggiunto. La Corte di Cassazione ha confermato che la quietanza a saldo non era una semplice ricevuta di pagamento, ma un atto negoziale con cui il professionista ha rinunciato a ogni ulteriore somma per le opere eseguite. I giudici hanno respinto il ricorso del professionista, confermando la perdita definitiva del credito preteso e condannandolo al pagamento delle spese legali.
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Prescrizione contributi Gestione Separata: vale la proroga estiva
L'INPS ha richiesto a una professionista il pagamento di quote previdenziali per l'anno 2009 tramite un avviso bonario recapitato il 30 giugno 2015. La lavoratrice ha impugnato l'atto sostenendo l'avvenuta estinzione del debito per decorso del termine ordinario di cinque anni, calcolato dalla scadenza fiscale del 16 giugno 2010. I giudici di merito hanno accolto l'opposizione della professionista ritenendo inapplicabile la proroga dei versamenti prevista dal D.P.C.M. del 10 giugno 2010. La Corte di Cassazione ha ribaltato il verdetto accogliendo il ricorso dell'INPS. I Supremi Giudici hanno chiarito che il termine di prescrizione contributi Gestione Separata decorre dall'effettiva scadenza prorogata al 6 luglio 2010, applicabile anche ai contribuenti in regime dei minimi. Di conseguenza, l'avviso di pagamento notificato il 30 giugno 2015 risulta tempestivo ed efficace.
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Prescrizione contributi Gestione separata: la proroga salva l’INPS
L'ente previdenziale ha richiesto a un libero professionista il pagamento dei contributi dovuti per l'anno 2009. Il professionista ha eccepito l'estinzione del debito per intervenuta prescrizione contributi Gestione separata, assumendo la decorrenza del termine quinquennale dal 16 giugno 2010 e la tardività della notifica avvenuta il 30 giugno 2015. I giudici di merito hanno accolto la tesi del contribuente, annullando la pretesa contributiva. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, accogliendo il ricorso dell'ente di previdenza. I giudici supremi hanno chiarito che un decreto ministeriale aveva prorogato la scadenza dei versamenti al 6 luglio 2010. Di conseguenza, il conteggio della prescrizione decorre dalla data effettivamente prorogata e la richiesta di pagamento notificata prima del 6 luglio 2015 risulta tempestiva e pienamente efficace.
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Prescrizione contributi Gestione separata: proroga salva l’INPS
L'ente previdenziale ha richiesto il versamento dei contributi relativi all'anno 2010 a una libera professionista con atto notificato il 4 luglio 2016. I giudici di merito hanno accolto l'eccezione della lavoratrice, ritenendo maturata la prescrizione contributi Gestione separata poiché calcolata a partire dalla scadenza originaria del 16 giugno 2011. La Corte di Cassazione ha ribaltato il verdetto accogliendo il ricorso dell'ente. La Suprema Corte ha stabilito che i decreti ministeriali di proroga fiscale posticipano la scadenza del pagamento e, di conseguenza, spostano in avanti il termine iniziale per conteggiare i cinque anni di prescrizione. Nel caso specifico, la scadenza era slittata al 6 luglio 2011, rendendo tempestiva la richiesta dell'istituto previdenziale.
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Prescrizione contributi Gestione separata: vince l’INPS
L'Ente Previdenziale ha richiesto a un Professionista il pagamento dei contributi per l'anno 2009. I giudici territoriali avevano annullato la richiesta ritenendo maturata la prescrizione contributi Gestione separata: secondo la Corte d'Appello, il Professionista operava nel regime fiscale dei minimi e non poteva beneficiare del differimento estivo dei termini di versamento previsto dal DPCM del 10 giugno 2010. La Corte di Cassazione ha ribaltato tale conclusione, accogliendo il ricorso dell'Istituto. La Suprema Corte ha chiarito che la proroga dei versamenti si applica oggettivamente a tutti coloro che svolgono attività per le quali esistono gli studi di settore, a prescindere dal regime contabile prescelto. Di conseguenza, il termine di prescrizione quinquennale inizia a decorrere dalla data prorogata e la richiesta dell'ente previdenziale risulta tempestiva.
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Prescrizione contributi Gestione Separata: proroga salva l’INPS
L'ente previdenziale ha richiesto a una libera professionista il versamento dei contributi previdenziali per l'anno 2009. La professionista ha contestato la richiesta sostenendo l'avvenuta prescrizione quinquennale, calcolata dalla scadenza ordinaria del 16 giugno 2010 a fronte di una richiesta recapitata il 30 giugno 2015. La Corte di Cassazione ha ribaltato le decisioni di merito accogliendo il ricorso dell'ente. I giudici hanno chiarito che il conteggio per la prescrizione contributi Gestione Separata decorre dall'effettiva scadenza del versamento, la quale era stata prorogata per legge al 6 luglio 2010. Di conseguenza, la richiesta di pagamento dell'ente è giunta tempestivamente.
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Prescrizione contributi Gestione Separata: conta la scadenza
L'Ente Previdenziale richiedeva a un Professionista il versamento dei contributi per l'anno 2011 tramite avviso di addebito. I giudici di merito ritenevano valido il credito e tempestiva la richiesta, facendo decorrere il termine quinquennale dalla data di presentazione della dichiarazione dei redditi. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Professionista in materia di prescrizione contributi Gestione Separata. I giudici di legittimità hanno ribadito che il termine di prescrizione inizia a decorrere dalla scadenza del termine fissato per il pagamento dei contributi e non dalla trasmissione del modello fiscale. Essendo scaduto il termine di versamento il 9 luglio 2012 e risultando la prima richiesta di pagamento recapitata il 22 agosto 2017, la pretesa contributiva risulta prescritta.
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Rettifica notarile: illecito sanare nullità urbanistiche
Un notaio ha subito una sanzione disciplinare per aver redatto atti di rettifica notarile al fine di sanare gravi irregolarità urbanistiche in compravendite immobiliari. Il professionista ha inserito certificati mancanti e sostituito dichiarazioni mendaci delle parti riguardanti la data di costruzione degli edifici. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna e la nullità delle rettifiche. Il pubblico ufficiale non può sostituirsi alle parti contraenti né sanare vizi che rendono nullo l'atto originario. La legge limita la rettifica ai soli errori materiali evidenti.
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Prescrizione contributi Gestione separata: l’INPS si salva
Un libero professionista, iscritto all'Albo ma non alla Cassa Forense, contestava la richiesta di pagamento dell'INPS per i contributi del 2009, eccependo la prescrizione quinquennale. La Corte d'Appello gli dava ragione, calcolando la scadenza dal 16 giugno 2010. L'INPS ricorreva in Cassazione, sostenendo che il D.P.C.M. 10 giugno 2010 aveva prorogato il termine di versamento al 6 luglio 2010 per i contribuenti soggetti agli studi di settore, inclusi quelli in regime dei minimi. La Suprema Corte ha accolto il ricorso dell'ente previdenziale, stabilendo che la prescrizione contributi Gestione separata decorre dal termine di pagamento effettivamente prorogato. Di conseguenza, la richiesta di pagamento dell'INPS inviata il 30 giugno 2015 è tempestiva ed evita la prescrizione.
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Proroga e prescrizione contributi Gestione separata: INPS vince
Un'avvocatessa, iscritta all'albo ma non alla Cassa Forense per via del reddito ridotto, contestava la richiesta dell'INPS di iscrizione e pagamento dei contributi alla Gestione separata per l'anno 2009. La Corte d'appello dichiarava il credito prescritto, calcolando il termine dal 16 giugno 2010. La Cassazione accoglie il ricorso dell'INPS, stabilendo che la prescrizione contributi Gestione separata decorre dalla scadenza effettiva del pagamento, prorogata al 6 luglio 2010 dal D.P.C.M. 10 giugno 2010. Tale proroga si applica anche ai contribuenti in regime dei minimi operanti in settori soggetti agli studi di settore. Di conseguenza, la richiesta dell'INPS del 30 giugno 2015 è tempestiva.
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Compensazione del credito d’imposta: la sostanza vince sulla forma
Un'azienda contribuente ha omesso di presentare la dichiarazione dei redditi per un anno d'imposta, pur avendo maturato un reale credito IVA e IRAP. L'Amministrazione finanziaria ha emesso una cartella esattoriale, vietando la compensazione del credito d'imposta nella dichiarazione dell'anno successivo. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'azienda. I giudici hanno stabilito che la mancata indicazione del credito nella dichiarazione omessa è un errore solo formale. Se l'esistenza del credito è reale e provata, il contribuente ha il diritto sostanziale di recuperarlo e utilizzarlo in compensazione l'anno successivo. La dichiarazione dei redditi è infatti una semplice comunicazione di dati e non può cancellare un diritto stabilito dalla legge.
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Emendabilità della dichiarazione dei redditi: errore contro fisco
Il Contribuente ha impugnato una cartella di pagamento emessa a seguito di un controllo automatizzato, sostenendo di poter correggere un errore commesso nella propria dichiarazione dei redditi originaria. L'Amministrazione Finanziaria riteneva invece che la pretesa tributaria fosse ormai definitiva e non più modificabile, a causa della scadenza dei termini per la presentazione della dichiarazione integrativa. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del contribuente, ribadendo il principio fondamentale dell'emendabilità della dichiarazione dei redditi anche in sede di contenzioso. I giudici hanno chiarito che la dichiarazione dei redditi costituisce una mera dichiarazione di scienza e, come tale, è sempre modificabile dal contribuente per correggere errori di fatto o di diritto, a prescindere dalla scadenza dei termini amministrativi, specialmente quando si contesta il primo atto impositivo ricevuto.
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Prescrizione contributi Gestione Separata: conta la scadenza
Un professionista ha impugnato un avviso di addebito dell'INPS relativo a contributi omessi per l'anno 2004. La Corte d'Appello aveva ritenuto tempestiva la richiesta dell'ente, calcolando la decorrenza della prescrizione dalla data di presentazione della dichiarazione dei redditi. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del lavoratore autonomo, stabilendo che la Prescrizione contributi Gestione Separata inizia a decorrere dal momento in cui scade il termine per il pagamento del saldo e degli acconti, e non dalla successiva presentazione della dichiarazione dei redditi. Quest'ultima costituisce infatti una mera dichiarazione di scienza e non il presupposto del credito previdenziale. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio.
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Contestazione bolletta energia elettrica: la firma che condanna
Un'utente ha avviato una causa contro la società elettrica per ottenere la cancellazione di una fattura di conguaglio ritenuta sproporzionata. La società ha risposto chiedendo il pagamento del consumo effettivo. Sebbene il primo giudice avesse dato ragione all'utente, il Tribunale ha ribaltato la decisione basandosi sulla scheda di cessazione firmata dall'utente stessa, che attestava la lettura finale del contatore. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. La Suprema Corte ha chiarito che la firma sulla scheda costituisce una dichiarazione di scienza e che la contestazione bolletta energia elettrica per malfunzionamento del contatore o per firma falsa deve essere sollevata tempestivamente nei primi gradi di giudizio, non potendo essere proposta per la prima volta in Cassazione. L'utente perde definitivamente la causa e deve pagare i consumi e le spese legali.
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Prescrizione contributi Gestione separata: l’INPS vince la causa
L'INPS ha richiesto a un professionista il pagamento dei contributi previdenziali per l'anno 2009, iscrivendolo d'ufficio alla Gestione separata. La Corte d'appello ha ritenuto il credito prescritto, calcolando il termine dal 16 giugno 2010. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'ente previdenziale. I giudici hanno stabilito che la prescrizione contributi Gestione separata decorre dalla scadenza effettiva del pagamento, modificata al 6 luglio 2010 da un decreto ministeriale per i soggetti sottoposti agli studi di settore. Di conseguenza, l'atto interruttivo dell'INPS del 30 giugno 2015 è tempestivo, poiché intervenuto entro i cinque anni previsti. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio.
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