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Devoluto

19 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Termine che indica il trasferimento della cognizione di una specifica questione al giudice superiore. L'effetto devolutivo dell'appello fa sì che il giudice di secondo grado possa decidere solo sui punti della sentenza che sono stati specificamente contestati.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Pena pecuniaria sostitutiva: i limiti rigidi nel rinvio
L'Imputato ha presentato ricorso per ottenere la pena pecuniaria sostitutiva davanti ai giudici del rinvio. La Corte di merito ha negato tale beneficio e ha respinto ulteriori richieste sanzionatorie perché estranee all'ambito fissato dalla Cassazione. L'Imputato ha quindi impugnato nuovamente la decisione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile poiché privo di vizi logici e meramente ripetitivo di tesi già smentite. I giudici hanno chiarito che nel giudizio successivo all'annullamento non è consentito avanzare istanze sanzionatorie nuove rispetto a quelle originariamente devolute. Il ricorrente è stato condannato alle spese processuali e al pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Ricorso straordinario per errore di fatto tra svista e rigetto
Un imputato condannato per reati in materia di stupefacenti presenta un ricorso straordinario per errore di fatto contro un'ordinanza della Cassazione. La difesa lamenta che i giudici di legittimità avevano completamente omesso di valutare un motivo di ricorso riguardante il quantitativo soglia della droga, limitandosi ad analizzare la diversità delle sostanze. La Suprema Corte accoglie l'istanza, confermando che la mancata percezione di un motivo di ricorso costituisce un errore percettivo e non valutativo. Tuttavia, passando alla fase rescissoria per decidere sul merito, la Corte rigetta l'originario ricorso dell'imputato, giudicando le sue doglianze troppo generiche e prive di un reale confronto con la sentenza d'appello. Il caso illustra perfettamente i limiti e le potenzialità di questo strumento processuale.
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Recidiva: quando il ricorso in Cassazione è generico
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato relativo all'applicazione della recidiva. La decisione si fonda sulla genericità assoluta dei motivi presentati, i quali non hanno contestato efficacemente la motivazione della Corte d'Appello circa la pericolosità sociale del soggetto. Inoltre, il ricorrente ha tentato di introdurre in sede di legittimità questioni nuove, mai sollevate durante il grado di appello. Tale condotta ha comportato la condanna al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle Ammende.
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Bancarotta fraudolenta: confermate misure cautelari
La Corte di Cassazione ha confermato le misure cautelari applicate a due amministratori accusati di bancarotta fraudolenta. I ricorrenti contestavano l'utilizzo di documenti non citati dal PM e la mancanza di attualità del pericolo di recidiva, sostenendo che i fatti fossero datati. La Suprema Corte ha dichiarato i ricorsi inammissibili, evidenziando che le condotte illecite si erano protratte fino alla dichiarazione di fallimento del 2020 e che la richiesta di discussione orale era tardiva a causa della proroga delle norme emergenziali post-Covid.
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Reato di evasione: limiti del ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un'imputata condannata per il reato di evasione. La difesa lamentava una carenza di motivazione della sentenza d'appello in merito al trattamento sanzionatorio. Tuttavia, la Suprema Corte ha rilevato che tale questione non era stata oggetto di specifica impugnazione nel precedente grado di giudizio. In virtù del principio del devoluto, il giudice d'appello non è tenuto a motivare su aspetti della sentenza di primo grado che non sono stati contestati dalle parti. La ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Inammissibilità ricorso e rinuncia ai motivi
La Corte di Cassazione ha sancito l'inammissibilità ricorso presentato da un imputato che intendeva contestare la mancata qualificazione del reato come fatto di lieve entità. La Suprema Corte ha rilevato che, durante il giudizio di appello, la difesa aveva espressamente rinunciato ai motivi riguardanti la responsabilità penale, limitando l'oggetto del contendere esclusivamente alla misura della pena. Tale scelta processuale impedisce di sollevare in sede di legittimità doglianze relative alla qualificazione giuridica del fatto, rendendo il ricorso non esaminabile.
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Ricorso inammissibile: limiti del giudizio di legittimità
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per evasione. La decisione si fonda sull'impossibilità di riesaminare nel giudizio di legittimità questioni di fatto, come l'identificazione dell'imputato, e sulla mera riproposizione di motivi già respinti in appello. La Corte sottolinea che il suo ruolo è verificare la corretta applicazione della legge, non ricostruire i fatti. Questo caso evidenzia l'importanza di un ricorso inammissibile ben fondato su errori di diritto.
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Motivi nuovi in Cassazione: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso penale, stabilendo che i motivi nuovi in Cassazione, non presentati nel precedente grado di giudizio, non possono essere esaminati. Il ricorrente, condannato per un reato lieve in materia di stupefacenti, è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende perché le sue censure non erano state devolute al giudice d'appello.
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Sospensione condizionale: quando va chiesta in appello?
Un imprenditore, condannato per reati fiscali, si è visto negare la sospensione condizionale della pena. Il suo ricorso in Cassazione è stato respinto perché la difesa non ha presentato in appello un fatto nuovo e decisivo (la revoca di una precedente condanna), sollevando la questione solo in sede di legittimità. La Corte ha chiarito che le richieste e le relative prove vanno presentate tempestivamente nei giudizi di merito.
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Motivo non devoluto in appello: l’inammissibilità
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 23492/2024, ha dichiarato inammissibile un ricorso penale. La ragione risiede nel fatto che l'imputato ha sollevato per la prima volta in Cassazione una questione sulla legittimità della recidiva, un motivo non devoluto in appello. La Corte ha ribadito che il giudice di secondo grado non è tenuto a pronunciarsi su questioni non specificamente indicate nell'atto di appello, e tali questioni non possono essere introdotte ex novo nel giudizio di legittimità.
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Ricorso inammissibile: i limiti in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile presentato da un imputato condannato per furto aggravato. La decisione si fonda sulla manifesta infondatezza e genericità dei motivi, che si limitavano a riproporre questioni già valutate e respinte nei gradi di merito senza una critica specifica alla sentenza impugnata. La Corte ha ribadito che un ricorso inammissibile preclude anche la possibilità di dichiarare l'eventuale prescrizione del reato.
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Motivi nuovi in Cassazione: i limiti del ricorso
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso, chiarendo i limiti dei motivi nuovi. Questi possono solo approfondire censure già mosse e non introdurre questioni mai sollevate in appello, come la presenza dell'imputato sul luogo del reato. Anche la riproposizione di doglianze già respinte in secondo grado senza nuovi profili di criticità conduce all'inammissibilità.
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Sospensione patente patteggiamento: obbligatoria
Un individuo, dopo un patteggiamento per guida in stato di ebbrezza aggravata da incidente e orario notturno, ha ottenuto una condanna senza la prevista sanzione accessoria. Il Procuratore Generale ha impugnato la decisione. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che la sospensione della patente in caso di patteggiamento è un atto dovuto e non discrezionale. Nonostante i fatti giustificassero la revoca, la Corte, vincolata dalla richiesta del ricorrente che lamentava solo l'omessa sospensione, ha annullato la sentenza con rinvio al Tribunale per determinare la durata della sospensione stessa.
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Motivi di appello: i limiti al ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso in cui l'imputato ha sollevato questioni sulla propria responsabilità penale per la prima volta in sede di legittimità. La Corte ha ribadito che i motivi di appello definiscono l'ambito del giudizio di secondo grado e non è possibile introdurre censure nuove in Cassazione su punti non contestati in precedenza. La decisione si fonda sul principio devolutivo, che impedisce alla Corte di valutare difetti di motivazione su questioni che il giudice d'appello non era stato chiamato a esaminare.
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Motivi nuovi in Cassazione: l’inammissibilità
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso in cui l'imputato sollevava per la prima volta questioni sulla pena. I motivi nuovi in Cassazione non possono essere esaminati se non sono stati presentati nel precedente grado di giudizio, come stabilito dall'ordinanza in esame.
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Motivi di appello: quando non si possono sollevare?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che lamentava la mancata applicazione di un'attenuante. La decisione si fonda sul principio secondo cui i motivi di appello non possono essere proposti per la prima volta in sede di legittimità se non sono stati precedentemente sottoposti al vaglio della Corte d'Appello. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Ricorso inammissibile: Cassazione e motivi nuovi
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile poiché il motivo sollevato, relativo alla mancata concessione di attenuanti generiche, non era stato presentato al giudice d'appello. Di conseguenza, il ricorrente viene condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro.
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Ricorso inammissibile: motivi non dedotti in appello
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile perché il motivo sollevato (violazione di legge sul trattamento sanzionatorio) non era stato specificamente presentato nel precedente grado di appello. L'imputato, condannato per reati legati agli stupefacenti, aveva chiesto in appello solo una riqualificazione del reato, non una rivalutazione dei criteri sanzionatori ai sensi degli artt. 62-bis e 133 c.p. La Suprema Corte ha confermato il principio secondo cui i motivi di ricorso devono essere stati devoluti al giudice del gravame precedente.
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Ricorso inammissibile: motivi nuovi in Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile avverso una condanna per detenzione di stupefacenti. La decisione si fonda su due vizi procedurali: il primo motivo era irrilevante rispetto alla sentenza impugnata, mentre il secondo, relativo al principio del 'ne bis in idem', non era stato sollevato nel precedente grado di giudizio.
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