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Detenzione

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342 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Espulsione alternativa alla detenzione: limiti rientro
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso riguardante la richiesta di espulsione alternativa alla detenzione presentata da un cittadino straniero. Il soggetto era rientrato illegalmente in Italia prima del termine di dieci anni dall'esecuzione di un precedente provvedimento di allontanamento. La Corte ha ribadito che il rientro abusivo preclude la reiterazione del beneficio, determinando il ripristino obbligatorio della pena detentiva residua per garantire l'efficacia deterrente della sanzione penale.
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Trattamento carcerario: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un detenuto riguardante il trattamento carcerario subito. Il ricorrente lamentava una violazione dell'art. 3 CEDU, contestando il parziale rigetto della sua istanza di risarcimento ex art. 35-ter ord. pen. Tuttavia, la Suprema Corte ha rilevato che il ricorso era privo di critiche specifiche e non contrastava adeguatamente le conclusioni del Tribunale di Sorveglianza, il quale aveva accertato la regolarità dei servizi offerti, inclusi l'accesso a scuola, sport e ore d'aria.
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Detenzione di stupefacenti: prova e condanna
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per detenzione di stupefacenti a carico di un soggetto che custodiva la sostanza nella propria camera da letto. Nonostante la difesa sostenesse che l'abitazione fosse frequentata da terzi, il ritrovamento di droga anche sulla persona dell'imputato e la presenza di strumenti per il confezionamento hanno reso certa la responsabilità. La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, ribadendo che la commisurazione della pena è legittima se giustificata dalla recidiva e dalla scarsa propensione alla rieducazione.
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Interversione del possesso: guida all’usucapione
La Corte di Cassazione ha confermato che l'interversione del possesso non si verifica se il soggetto continua a comportarsi come mandatario. Nel caso analizzato, la richiesta di usucapione è stata respinta poiché l'amministratore dei beni rendeva periodicamente il conto ai proprietari, riconoscendo così la loro titolarità.
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Lieve entità droghe: quando il reato è unico
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso di un imputato condannato per detenzione di stupefacenti. Il caso riguardava la possibilità di considerare come unico reato di lieve entità droghe il possesso di hashish e crack rinvenuti in parte sulla persona e in parte presso il domicilio. La Corte ha stabilito che la mancanza di contestualità spaziale e temporale esclude l'unicità del reato.
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Tassa rifiuti porti turistici: chi paga per i posti barca?
La Corte di Cassazione chiarisce la questione sulla tassa rifiuti porti turistici. Una società di gestione portuale, titolare di concessione demaniale, sosteneva di non dover pagare la tassa per i posti barca ceduti a privati tramite contratti di superficie. La Corte ha stabilito che il concessionario rimane l'unico soggetto passivo del tributo per l'intera area, in quanto la sua detenzione, derivante dalla concessione pubblica, non viene meno con la stipula di contratti con terzi, i quali instaurano solo un rapporto di sub-detenzione.
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Tassabilità specchio acqueo: la Cassazione decide
Una società di gestione portuale ha impugnato un avviso di accertamento per la tassa sui rifiuti (TARSU) relativo alla superficie acquea destinata a posti barca. La società sosteneva di non essere il soggetto passivo, indicando gli acquirenti dei diritti sui posti barca, e invocava un precedente accordo con il Comune. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la tassabilità dello specchio acqueo e stabilendo che il concessionario demaniale è l'unico soggetto passivo, in quanto mantiene la detenzione giuridica dell'area, indipendentemente dai contratti stipulati con terzi.
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Interversione del possesso: coerede e usucapione
Un soggetto, inizialmente detentore di un immobile in comodato e poi divenutone coerede, ne rivendicava l'usucapione. La Corte di Cassazione, riformando le decisioni di merito, ha chiarito che per l'interversione del possesso non bastano atti di gestione o miglioramento come cambiare le serrature o tagliare alberi. È necessaria una condotta che manifesti in modo inequivocabile l'intenzione di escludere gli altri comproprietari dal godimento del bene.
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Tassazione aree portuali: chi paga la TARSU?
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 33326 del 2023, ha stabilito che il soggetto concessionario di un'area demaniale marittima è responsabile per il pagamento della TARSU sugli specchi d'acqua, anche se ha stipulato contratti con terzi per l'uso dei posti barca. La Corte ha chiarito che la tassazione delle aree portuali grava sul concessionario in quanto mantiene la detenzione dell'intera area, e i contratti con i diportisti creano solo una sub-detenzione inopponibile al Comune. Viene inoltre precisato che il principio del legittimo affidamento può escludere sanzioni e interessi, ma non l'imposta dovuta.
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Tassa rifiuti porto turistico: chi paga? Cassazione
Una società di gestione portuale ha contestato un avviso di accertamento per la tassa sui rifiuti, sostenendo di non essere il soggetto passivo per i posti barca ceduti a terzi. La Corte di Cassazione ha stabilito che, in materia di tassa rifiuti porto turistico, il concessionario dell'area demaniale rimane l'unico soggetto passivo, in quanto detentore dell'intera area. La cessione di diritti a terzi non estingue tale detenzione. La Corte ha però cassato la sentenza per un vizio procedurale, in quanto i giudici d'appello avevano omesso di pronunciarsi sulla richiesta di detrazione di somme già versate.
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TARI parcheggi: quando il concessionario paga?
Un comune ha richiesto il pagamento della TARI a una società concessionaria per le aree di parcheggio gestite. La Corte di Cassazione ha stabilito che la responsabilità del pagamento della TARI sui parcheggi non dipende dalla sola gestione del servizio, ma dall'effettiva 'detenzione' dell'area. Per accertarlo, è necessario un esame approfondito del contratto di concessione, compito che il giudice di merito dovrà svolgere. La sentenza impugnata è stata quindi annullata con rinvio.
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TARI Parcheggi: la concessione non basta
Una società che gestiva un servizio di parcheggio a pagamento per conto di un Comune si è opposta al pagamento della TARI. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 32216/2023, ha stabilito che la semplice titolarità di una concessione per la gestione di un'area non è sufficiente a far scattare l'obbligo di pagare la TARI parcheggi. È necessario, invece, un esame approfondito del contratto di concessione per verificare se alla società sia stata effettivamente trasferita la 'detenzione' dell'area, ovvero un potere di fatto esclusivo sulla stessa. La Corte ha quindi annullato la decisione precedente e rinviato il caso ai giudici di merito per una nuova valutazione basata su questo principio.
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Tassa rifiuti parcheggi: la Cassazione decide
Un comune ha richiesto il pagamento della tassa sui rifiuti (TARES) a una società che gestiva parcheggi a pagamento in concessione. Dopo una decisione favorevole alla società in appello, la Corte di Cassazione ha annullato la sentenza. Secondo la Suprema Corte, la responsabilità per la tassa rifiuti parcheggi dipende da chi ha la 'detenzione' effettiva dell'area. Il caso è stato rinviato al giudice di merito, che dovrà ora analizzare in dettaglio il contratto di concessione per stabilire se alla società fosse stata affidata, oltre alla gestione del servizio, anche la detenzione e custodia delle aree.
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Usucapione immobile: no se il venditore resta in casa
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 31434/2023, ha negato la possibilità di usucapione immobile ai venditori che, dopo aver ceduto la proprietà a una società, erano rimasti ad abitarvi. La Corte ha stabilito che la loro permanenza costituiva una mera detenzione, non un possesso utile ai fini dell'usucapione, a causa di un accordo scritto in cui si impegnavano a rilasciare i locali. Questa decisione chiarisce la fondamentale differenza tra possesso e detenzione nel contesto di una compravendita immobiliare.
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Usucapione servitù: possesso, non detenzione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 30827/2023, ha cassato una decisione di merito che riconosceva una usucapione servitù di passaggio. La Suprema Corte ha ribadito due principi fondamentali: primo, per l'usucapione è necessaria la presenza di opere visibili e permanenti, non solo un tracciato; secondo, il periodo di detenzione di un immobile, come quello derivante da un contratto di locazione, non può essere computato ai fini del possesso ventennale necessario a usucapire il diritto.
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Usucapione e Pregiudizialità Penale: la Decisione
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di due donne che chiedevano di essere riconosciute proprietarie per usucapione di due ville. La Corte ha stabilito che la causa civile per usucapione, basata sul possesso di fatto, non doveva essere sospesa in attesa della definizione di un processo penale riguardante la presunta fraudolenza degli atti di vendita degli stessi immobili. Inoltre, ha confermato che le ricorrenti non potevano vantare un possesso valido ai fini dell'usucapione, avendo prima trasferito formalmente il possesso con una vendita e, successivamente, utilizzato uno degli immobili sulla base di un contratto di comodato, che configura mera detenzione e non possesso.
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Usucapione comproprietà: la scrittura non basta
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di usucapione comproprietà di un'autorimessa. Le ricorrenti sostenevano di aver acquisito la quota della controricorrente tramite possesso esclusivo derivante da una scrittura privata del 1973 non registrata. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la decisione d'appello. Nelle zone soggette al sistema tavolare, una scrittura non intavolata non trasferisce la proprietà ma genera solo un diritto personale, qualificabile come detenzione e non come possesso utile all'usucapione. Le successive trattative per formalizzare l'atto sono state interpretate come riconoscimento del diritto altrui, interrompendo ogni possibile termine per l'usucapione.
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Usucapione abbreviata: la prova della buona fede
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 29496/2023, ha rigettato il ricorso di un privato che rivendicava la proprietà di un fondo per usucapione abbreviata. La Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, i quali avevano escluso la sussistenza della buona fede necessaria, basando la loro decisione su prove presuntive. Secondo la Suprema Corte, la conoscenza, o la conoscibilità, di un atto precedente che limitava i diritti trasferiti è sufficiente a escludere lo stato soggettivo di buona fede dell'acquirente, impedendo così il perfezionarsi dell'usucapione decennale.
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Usucapione contratto preliminare: quando non si ha?
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso degli eredi di un promissario acquirente, i quali sostenevano di aver acquisito un immobile per usucapione. La Corte ha ribadito che la consegna di un bene a seguito di un contratto preliminare conferisce la mera detenzione e non il possesso, condizione necessaria per l'usucapione, a meno che non sia provato un atto di interversione del possesso. La sentenza fa chiarezza sulla questione dell'usucapione contratto preliminare, respingendo anche le doglianze procedurali dei ricorrenti.
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Detenzione materiale pedopornografico: il cloud è reato
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per detenzione materiale pedopornografico di un uomo che conservava oltre 4000 file illegali su un account di cloud storage. La Corte ha stabilito che la disponibilità esclusiva di file su uno spazio virtuale, accessibile con credenziali personali, integra il reato di detenzione, anche senza il download fisico sui propri dispositivi.
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