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Detenzione E Spaccio Di Stupefacenti

5 provvedimenti applicano questo termine

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Detenzione e spaccio di stupefacenti: condanna e ricorso respinto
Due imputati hanno proposto ricorso per Cassazione contro la condanna per concorso nel reato di detenzione e spaccio di stupefacenti. I soggetti contestavano la prova della loro colpevolezza, asserendo la mera presenza passiva nell'immobile in cui le autorità avevano trovato la droga. Gli imputati lamentavano inoltre il mancato riconoscimento della particolare tenuità del fatto e dell'attenuante del danno di speciale tenuità. La Suprema Corte ha dichiarato i ricorsi del tutto inammissibili. I giudici hanno valorizzato elementi oggettivi inequivocabili, come la vicinanza della postazione letto al banco di confezionamento delle dosi e il tentativo di occultare un bilancino di precisione durante l'irruzione della polizia. La Corte ha altresì confermato l'elevata offensività della condotta, la recidiva e la misura di sicurezza dell'espulsione dal territorio nazionale.
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Detenzione e spaccio di stupefacenti: confermata la condanna
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di due soggetti condannati per detenzione e spaccio di stupefacenti. La polizia aveva rinvenuto oltre 120 grammi di cocaina nell'abitazione dell'imputata. Il coimputato sosteneva di trovarsi nell'immobile solo per accudire i cani, ma la presenza di suoi effetti personali ne ha dimostrato la stabile presenza e la corresponsabilità. L'imputata eccepiva il divieto di un secondo giudizio per il medesimo fatto, avendo già patteggiato per una precedente condotta di spaccio, e richiedeva la continuazione dei reati. I giudici hanno chiarito che le diverse azioni di cessione e detenzione costituiscono reati distinti se prive di continuità immediata. La Corte ha reso definitiva la condanna per entrambi, dichiarando inammissibile il ricorso del primo e rigettando quello della seconda.
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Detenzione e spaccio di stupefacenti: l’uso personale non regge
I giudici hanno confermato la condanna inflitta a una persona sorpresa con marijuana, cocaina e un'arma impropria mentre si recava a un festival musicale. L'imputata sosteneva la destinazione a uso personale della droga e invocava la particolare tenuità del fatto per evitare la pena. I giudici hanno respinto la tesi difensiva. La quantità rilevante, la suddivisione delle dosi e la presenza contestuale di reati contro le forze dell'ordine e di porto abusivo d'armi hanno confermato la fattispecie di detenzione e spaccio di stupefacenti. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, condannando la ricorrente alle spese processuali e al pagamento di una sanzione pecuniaria.
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Detenzione e spaccio di stupefacenti: confermata la condanna
L'Imputato ha presentato ricorso per cassazione contro la condanna per concorso nel reato di detenzione e spaccio di stupefacenti. La difesa contestava la responsabilità concorsuale, l'esclusione della fattispecie di lieve entità e il mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile poiché le censure riproducevano argomenti di merito già analizzati e respinti dai giudici dei precedenti gradi. Le prove raccolte durante i servizi di osservazione delle forze dell'ordine hanno confermato la partecipazione attiva dell'indagato all'attività illecita. La Corte ha reso definitiva la condanna e ha disposto il pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
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Detenzione e spaccio di stupefacenti: ricorso inammissibile
L'Imputato ha chiesto l'annullamento della condanna per detenzione e spaccio di stupefacenti, sostenendo la propria estraneità alla sostanza illecita rinvenuta nell'appartamento condiviso con un altro soggetto. La difesa evidenziava come la droga fosse riposta all'interno dello zaino del coimputato. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ricordando che non può effettuare una nuova valutazione delle prove ma solo verificare la coerenza della motivazione. La responsabilità dell'Imputato risulta provata dalla disponibilità comune dell'immobile, dalle testimonianze degli acquirenti e dal denaro sequestrato. Il diniego delle attenuanti generiche è stato ritenuto corretto per assenza di elementi positivi. Il Ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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