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Detenzione A Fini Di Cessione

6 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Significa possedere sostanze stupefacenti non per uso personale, ma con l'intenzione di venderle o distribuirle ad altri.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Ricorso Penale Inammissibile: Spaccio di Droga e Argomentazioni Vaghe
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso penale inammissibile presentato da un imputato condannato per detenzione di stupefacenti a fini di spaccio. L'imputato contestava la motivazione della sentenza precedente, ma le sue argomentazioni erano troppo generiche e non specificavano i difetti della decisione. La Suprema Corte ha confermato che la condotta di spaccio era già stata provata. Di conseguenza, il ricorrente dovrà pagare le spese processuali e una sanzione di 3.000 euro alla cassa delle ammende.
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Detenzione a fini di cessione: la condanna regge
L'imputato ha subito una condanna per il reato di detenzione a fini di cessione di sostanze stupefacenti di lieve entità. La difesa ha impugnato la decisione davanti alla Corte di Cassazione, contestando la contraddittorietà dei giudici di merito in merito all'origine lecita del denaro trovato addosso all'accusato. I giudici supremi hanno dichiarato il ricorso inammissibile. Il verdetto di colpevolezza si regge solidamente su altri elementi decisivi, come la suddivisione della droga in dosi e le modalità di occultamento. In base al principio della prova di resistenza, la validità della condanna rimane intatta anche escludendo la provenienza del denaro contante. Il ricorrente deve quindi pagare le spese processuali e versare tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Ricorso Inammissibile: Spaccio Confermato, Appello Vago e Costoso
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile presentato da un individuo condannato per detenzione a fini di cessione di sostanze stupefacenti. Il ricorso è stato ritenuto inammissibile perché le censure (le critiche alla sentenza precedente) erano generiche e non collegavano in modo specifico i fatti alla decisione impugnata. La Corte ha confermato la condanna per spaccio, basandosi sulle indagini. L'individuo è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma di 3.000 euro alla cassa delle ammende.
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Ricorso Penale Inammissibile: Quando la Recidiva non si esclude
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità ricorso penale presentato da un imputato condannato per detenzione di stupefacenti a fini di spaccio. Il ricorso contestava la mancata esclusione della recidiva, ma le censure sono state ritenute generiche e prive di collegamento con la sentenza impugnata. La Corte ha confermato la validità della condanna per spaccio, basata sulle indagini. L'imputato dovrà pagare le spese processuali e una somma alla cassa delle ammende.
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Inammissibilità del ricorso per Cassazione: confermata la condanna
L'Imputato ha proposto ricorso dinanzi alla Corte di Cassazione per contestare la sentenza di appello che confermava la sua condanna per detenzione di sostanze stupefacenti destinate allo spaccio. I giudici di merito avevano accertato la colpevolezza attraverso le indagini e le circostanze di fatto. La Suprema Corte ha rilevato l'assoluta indeterminatezza e genericità dei motivi difensivi, privi di reale confronto critico con la decisione impugnata. Tale carenza ha determinato l'inammissibilità del ricorso per Cassazione. Di conseguenza, l'Imputato ha perso definitivamente il giudizio ed è stato condannato al pagamento delle spese legali processuali, oltre a dover versare tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Detenzione a fini di cessione: incensurato non evita la condanna
L'Imputato ha subito una condanna per il reato di detenzione a fini di cessione di sostanze stupefacenti di lieve entità. Il Giudice di merito ha quantificato la sanzione partendo dal minimo edittale, negando tuttavia le attenuanti generiche. L'Imputato ha presentato ricorso in Cassazione lamentando l'eccessiva severità della pena e la mancata considerazione del suo stato di incensuratezza. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I Supremi Giudici hanno stabilito che la quantificazione della pena rientra nella discrezionalità del giudice di merito se sostenuta da una motivazione logica. Inoltre, la semplice assenza di precedenti penali non basta a concedere sconti di pena. L'Imputato perde il ricorso e deve pagare le spese processuali oltre a tremila euro alla cassa delle ammende.
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