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Destrezza

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199 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Furto con destrezza: la Cassazione esclude l’aggravante per la semplice distrazione
Un Lavoratore è stato condannato per furto pluriaggravato, commesso in concorso all'aeroporto di Milano Linate, dove ha sottratto una borsa approfittando della distrazione della Vittima. La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso del Lavoratore e ha escluso la circostanza aggravante del furto con destrezza. La Cassazione ha stabilito che non c'è destrezza se il ladro si limita ad approfittare di una momentanea disattenzione, senza usare particolari abilità o astuzia. La sentenza è stata annullata con rinvio a un'altra sezione della Corte d'Appello di Milano per ricalcolare la pena senza questa aggravante.
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Furto aggravato: la destrezza non basta se non motivata
Un Lavoratore è stato condannato per furto aggravato dopo aver sottratto un telefono cellulare da un borsello. Ha presentato ricorso in Cassazione contestando il mancato riconoscimento dell'attenuante del danno di speciale tenuità e l'applicazione dell'aggravante della destrezza. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso sulla attenuante. Ha invece accolto il ricorso sull'aggravante della destrezza, ritenendo la motivazione della sentenza precedente insufficiente. La Corte ha rinviato il caso a un'altra sezione della Corte d'Appello per un nuovo esame solo su questo punto.
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Furto aggravato: la Cassazione conferma condanne per destrezza e concorso
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per furto aggravato di tre donne, accusate di aver sottratto denaro dalla borsa di una vittima agendo in gruppo e con destrezza. Le imputate avevano contestato vizi procedurali, come la mancata notifica al difensore, e l'insussistenza del loro contributo al furto o del carattere aggravato del reato. La Suprema Corte ha respinto i ricorsi, ritenendo infondate le eccezioni procedurali e inammissibili o prive di fondamento le doglianze sul merito, confermando l'azione coordinata e la gravità del furto aggravato.
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Furto con destrezza: la Cassazione conferma l’astuzia nel furto
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di una donna per furto aggravato. La donna e un complice avevano rubato due anelli da una gioielleria, usando una strategia per distrarre la commessa e sottrarre i beni. La difesa contestava l'applicazione dell'aggravante di "furto con destrezza", sostenendo fosse solo un approfittare di una distrazione. La Cassazione ha invece ribadito che l'azione era frutto di una pianificazione abile, atta a creare la situazione favorevole al furto. Ha anche respinto la richiesta di attenuanti generiche per un risarcimento tardivo e insufficiente, confermando la condanna.
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Individuazione fotografica nel furto: le immagini bastano
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per furto pluriaggravato a carico di tre donne responsabili di diversi colpi in alcuni esercizi commerciali. Le imputate avevano contestato la validità delle indagini, sostenendo che l'individuazione fotografica nel furto effettuata dalla polizia mediante social network e registrazioni video costituisse un mezzo di prova inattendibile. I giudici hanno invece stabilito che l'individuazione fotografica nel furto rappresenta una valida prova atipica. Tale identificazione trova pieno valore se confermata dalle testimonianze coerenti dei dipendenti e dal controllo incrociato delle immagini dei sistemi di videosorveglianza. La Corte ha inoltre escluso la particolare tenuità del fatto per via della pianificazione del gruppo e confermato le aggravanti della destrezza e dell'esposizione dei beni alla pubblica fede. I ricorsi sono stati rigettati con condanna al pagamento delle spese.
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Furto con destrezza: finta spesa e condanna definitiva
L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione contro la condanna per concorso in furto con destrezza. Il soggetto aveva finto un iniziale interesse per i prodotti esposti in un negozio. Successivamente ha mostrato disinteresse, inducendo il commesso ad allontanarsi dall'espositore e a distrarsi. Questa manovra ha agevolato la sottrazione dei beni. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno confermato la presenza della destrezza, poiché il raggiro ha creato la disattenzione decisiva. La Corte ha rifiutato l'esclusione della recidiva, evidenziando i numerosi precedenti penali specifici dell'uomo e l'assenza di un effettivo ravvedimento. Nemmeno la dipendenza da sostanze è servita a ridurre la pena. L'Imputato perde la causa e deve pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Furto aggravato con destrezza: inammissibile il ricorso
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di due soggetti per furto consumato e tentato furto. Gli imputati avevano proposto ricorso contestando la sussistenza della circostanza che configura il furto aggravato con destrezza e lamentando un'errata quantificazione della pena. I giudici di legittimità hanno dichiarato inammissibili i ricorsi, precisando che la destrezza sussiste ogni volta che l'autore del reato adotta accorgimenti ulteriori rispetto al minimo indispensabile, idonei a eludere la sorveglianza della vittima. Inoltre, la determinazione della pena e il bilanciamento delle circostanze rientrano nella discrezionalità del giudice di merito e non possono essere riesaminati in Cassazione se motivati in modo logico. Gli imputati sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e di tremila euro ciascuno alla Cassa delle ammende.
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Furto aggravato nei supermercati: telecamere e condanne
Tre persone venivano condannate per il reato di furto aggravato nei supermercati dopo aver sottratto generi alimentari da due esercizi commerciali. Le imputate hanno proposto ricorso in Cassazione contestando le aggravanti della destrezza e dell'esposizione dei beni alla pubblica fede. Inoltre, lamentavano la mancata concessione delle attenuanti per il danno lieve e la severità della pena. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibili i ricorsi. Ha chiarito che la presenza di telecamere di videosorveglianza non esclude l'aggravante dell'esposizione alla pubblica fede, poiché le telecamere aiutano a identificare i responsabili ma non impediscono l'azione criminosa. La Corte ha condannato le ricorrenti al pagamento delle spese e a tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Furto con destrezza: condanna e ricorso inammissibile
Due persone subiscono una condanna in appello per concorso in furto aggravato. Le imputate presentano ricorso lamentando vizi di motivazione, mancata riapertura del processo, diniego delle attenuanti generiche, contestazione della recidiva e assenza della circostanza aggravante. La Corte di Cassazione respinge integralmente le impugnazioni. I giudici confermano che il furto con destrezza si realizza quando l'autore agisce con speciale abilità o astuzia idonea a eludere la sorveglianza della vittima sul bene. La Corte accerta inoltre la corretta applicazione della recidiva, desunta dalla reiterazione criminosa e dalla personalità dell'imputata. La pronuncia dichiara inammissibili i ricorsi e condanna entrambe le ricorrenti al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
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Finestrino rotto: esclusa l’aggravante della destrezza
L'imputato subiva una condanna per diversi episodi di furto e rapina. Tra i fatti contestati, l'uomo rompeva il finestrino di un'automobile per sottrarre un oggetto lasciato momentaneamente incustodito all'interno dell'abitacolo. I giudici di merito applicavano l'aggravante della destrezza unitamente a quella della violenza sulle cose. La Suprema Corte di Cassazione accoglieva parzialmente il ricorso del condannato ed escludeva l'aggravante della destrezza. Il semplice approfittamento dell'assenza del proprietario non dimostra una speciale abilità operativa. I giudici di legittimità disponevano l'annullamento con rinvio per il ricalcolo della pena, confermando la responsabilità penale per gli altri addebiti contestati.
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Furto aggravato dalla destrezza e finto guasto: i limiti legali
Tre individui fingono un'avaria all'auto per impietosire una passante e chiederle dell'acqua. Mentre la donna si allontana lasciando la borsa nel veicolo, i soggetti le sottraggono il portafoglio per poi fuggire. I giudici territoriali condannano i complici per concorso in furto aggravato dalla destrezza. La Corte di Cassazione accoglie parzialmente i ricorsi ed esclude l'aggravante contestata. La Suprema Corte chiarisce che la messa in scena preliminare integra semmai l'uso di un mezzo fraudolento e non la destrezza, la quale richiede un'abilità fisica specifica durante la materiale sottrazione. Il provvedimento viene quindi annullato con rinvio per una nuova qualificazione.
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Furto aggravato dalla destrezza con familiari ignari
Un cliente ha sottratto tre paia di occhiali da un negozio di ottica sfruttando la distrazione del commerciante, impegnato a servire la moglie e il figlio dell'autore del reato. I familiari erano del tutto ignari del piano delittuoso. L'imputato ha presentato ricorso per cassazione invocando lo stato di necessità economico dovuto alla perdita del lavoro, l'insussistenza dell'aggravante e la particolare tenuità del danno. I giudici supremi hanno respinto ogni tesi difensiva. La Corte ha confermato la condanna per furto aggravato dalla destrezza. L'uso astuto di terzi inconsapevoli per eludere la vigilanza integra pienamente l'aggravante. La semplice indigenza economica non legittima il compimento di reati predatori in presenza dei servizi di assistenza sociale.
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Furto con finto cliente: scatta l’aggravante della destrezza
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per tentato furto ai danni di un uomo che cercava di rubare uno smartphone all'interno di un negozio. Il complice dell'imputato aveva appositamente distratto la commessa con una scusa, allontanandola dal bancone e consentendo all'autore materiale di afferrare il telefono, prima del blocco da parte del titolare. La difesa sosteneva che si trattasse di una semplice disattenzione spontanea della vittima, priva di astuzia. I giudici hanno invece ribadito la piena sussistenza dell'aggravante della destrezza, poiché la distrazione non era casuale ma pianificata ad arte per neutralizzare la sorveglianza della lavoratrice. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile con condanna al versamento di una somma alla cassa delle ammende.
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Dal furto al delitto di rapina: basta uno strattone al braccio
L'Autrice del reato ha bloccato per strada un passante, afferrandogli con forza il braccio sinistro e strattonandolo verso di sé. Approfittando dello stato di sorpresa e della momentanea impossibilità di reazione dell'uomo, la donna ha frugato nelle sue tasche sottraendogli il denaro contante. La difesa sosteneva che il gesto configurasse un mero furto con destrezza, poiché l'interferenza fisica rappresentava il minimo contatto necessario all'azione. La Corte di Cassazione ha invece confermato la condanna per il delitto di rapina: anche una forza fisica minima, diretta a limitare i movimenti della vittima e a costringerla all'arresto per consentire la sottrazione del bene, integra la violenza tipica del reato di rapina escludendo la semplice destrezza.
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Furto in privata dimora: scatta anche nello studio del dentista
Un paziente presente nella sala d'attesa di uno studio odontoiatrico ha sottratto il portafogli del professionista, custodito nei pantaloni all'interno del bagno privato dello studio, utilizzandone poi la carta di credito in una gioielleria. I giudici di merito hanno condannato l'imputato per furto in privata dimora aggravato dalla destrezza e uso indebito di carta di credito con recidiva. L'autore ha proposto ricorso per cassazione contestando l'identificazione e sostenendo che lo studio medico non costituisse privata dimora. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici supremi hanno chiarito che i locali riservati di uno studio professionale, compreso il bagno privato sottratto all'accesso del pubblico, rientrano a pieno titolo nella tutela dell'art. 624-bis c.p., confermando la condanna e disponendo il pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Furto con destrezza: il trucco alla cassa non evita la condanna
Due complici hanno pianificato un colpo all'interno di un esercizio commerciale. Uno degli autori ha acquistato un prodotto di modico valore per distrarre il cassiere, consentendo all'altra complice di forzare le confezioni della merce e fuggire indisturbata. Dopo aver patteggiato la pena per furto aggravato davanti al Tribunale, i due imputati hanno proposto ricorso per cassazione. La difesa sosteneva l'insussistenza delle circostanze aggravanti della destrezza e della violenza sulle cose. La Suprema Corte ha dichiarato i ricorsi del tutto inammissibili. I giudici hanno chiarito che distrarre attivamente il personale integra a pieno titolo il furto con destrezza e che la rottura delle confezioni costituisce violenza sulle cose. I ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e al versamento di quattromila euro ciascuno alla Cassa delle Ammende.
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Furto pluriaggravato: ricorso respinto e sanzione pecuniaria
L'Imputata ha proposto ricorso in Cassazione contro la condanna per il reato di furto pluriaggravato confermata dalla Corte d'Appello. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso totalmente inammissibile. Il primo motivo chiedeva una nuova valutazione delle prove, operazione vietata ai giudici di legittimità. Il secondo motivo contestava l'aggravante della destrezza e la mancata concessione dell'attenuante per speciale tenuità economica; tuttavia, la difesa non aveva sollevato tali questioni durante il giudizio di secondo grado. Di conseguenza, la Corte ha reso definitiva la condanna e ha inflitto all'Imputata il pagamento delle spese processuali, oltre a una sanzione di tremila euro a favore della Cassa delle ammende.
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Furto e aggravante della destrezza: la condanna resta
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di un imputato condannato per furto pluriaggravato. L'imputato contestava la propria responsabilità penale e contestava l'applicazione della circostanza aggravante. I giudici supremi hanno ribadito che l'aggravante della destrezza sussiste quando l'autore del reato mette in atto una particolare abilità o astuzia per superare la sorveglianza della vittima sul bene sottratto. L'impugnazione presentava motivi generici e questioni non sollevate nei precedenti gradi di giudizio. Di conseguenza, la Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile e ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese legali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
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Aggravante della destrezza: ricorso respinto e condanna
Un imputato ha impugnato la sentenza d'appello che confermava la sua condanna per furto aggravato. Nel proprio atto di impugnazione, l'interessato ha contestato l'attribuzione dell'aggravante della destrezza, sostenendo una ricostruzione alternativa della vicenda. La Corte di Cassazione ha rilevato che le censure sollevate riproducevano pedissequamente argomenti già esaminati e correttamente respinti dai giudici dei precedenti gradi di giudizio. La Suprema Corte ha dunque dichiarato il ricorso inammissibile. Il ricorrente ha subito la conferma definitiva della pena, con l'obbligo di pagare le spese processuali e una sanzione di tremila euro.
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Furto in abitazione: condanna per l’inganno, no per la colf
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di una donna condannata per plurimi episodi di furto. Nei primi casi, l'imputata si era introdotta con l'inganno nelle case di anziani per sottrarre gioielli da loro indossati. La Corte ha confermato la qualificazione di furto in abitazione, ritenendo irrilevante che i beni fossero addosso alle vittime. Nel caso in cui la donna lavorava come collaboratrice domestica, invece, la Corte ha accolto il ricorso: manca il nesso finalistico tra l'ingresso e il reato, poiché l'accesso era dovuto al lavoro. Questo specifico episodio deve essere riqualificato come furto semplice aggravato dall'abuso di relazioni d'opera. La sentenza è stata annullata con rinvio limitatamente a quest'ultimo capo d'accusa.
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