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Delinquente Abituale

39 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Qualifica giuridica attribuita a chi, dopo essere stato condannato per più reati, ne commette un altro, dimostrando una persistente inclinazione a delinquere. Questa qualifica comporta l'applicazione di specifiche misure di sicurezza.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Particolare tenuità del fatto: precedenti diversi non ostacolano l’applicazione
Un Lavoratore è stato condannato per simulazione di reato. La Corte d'Appello ha negato l'applicazione della particolare tenuità del fatto (art. 131-bis c.p.), citando precedenti penali (furti e stupefacenti) come prova di condotta abituale. La Suprema Corte ha annullato questa decisione. Ha chiarito che precedenti di natura diversa non precludono automaticamente la particolare tenuità del fatto. Il giudice deve valutare la gravità effettiva del reato attuale e il grado di colpevolezza, non solo l'esistenza di condanne passate. Il caso tornerà alla Corte d'Appello per una nuova valutazione, focalizzata sulla reale incidenza dei precedenti.
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Violazione Misure Prevenzione: Quando la Particolare Tenuità del Fatto Prevale
Un Individuo, con numerosi precedenti penali, ha violato due volte le prescrizioni della sorveglianza speciale. Il Tribunale ha escluso la punibilità per Particolare tenuità del fatto. Il Procuratore Generale ha contestato questa decisione, ritenendo che i precedenti dell'Individuo dimostrassero un'abitualità del comportamento. La Corte di Cassazione ha però confermato la decisione del Tribunale. Ha stabilito che l'Individuo non era stato dichiarato delinquente abituale e i suoi precedenti reati non erano della stessa indole. Per questo, la Particolare tenuità del fatto poteva essere applicata.
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Prescrizione vs. Dichiarazione di Delinquenza Abituale: la Cassazione decide
Un individuo era stato dichiarato "delinquente abituale" da un tribunale di primo grado. La Corte d'Appello aveva parzialmente riformato la sentenza, dichiarando il reato originario (inosservanza di pena) estinto per prescrizione, ma aveva mantenuto la dichiarazione di delinquenza abituale. L'individuo ha presentato ricorso. La Corte di Cassazione ha annullato la parte della sentenza relativa alla dichiarazione di delinquenza abituale. Ha stabilito che tale dichiarazione non è possibile se il reato sottostante è estinto per prescrizione, poiché la legge richiede una "condanna" (cioè una colpevolezza accertata) per poter pronunciare la dichiarazione di delinquenza abituale.
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Delinquente abituale: Cassazione conferma condanna per furto ed evasione
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un imputato per evasione dagli arresti domiciliari e tentato furto aggravato. La sentenza ha ribadito la correttezza della dichiarazione di Delinquente abituale per il ricorrente. I giudici hanno ritenuto che i numerosi precedenti penali e la natura dei nuovi reati giustificassero tale qualifica. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile per la sua genericità, non avendo contestato in modo specifico le motivazioni della Corte d'Appello riguardo alla responsabilità, alla recidiva e alla pericolosità sociale. L'imputato è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende.
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Delinquente abituale: la Cassazione conferma la misura di sicurezza
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un Imputato condannato per furto aggravato e porto di arma impropria. La Corte d'Appello lo aveva dichiarato 'delinquente abituale', applicando una misura di sicurezza. L'Imputato ha contestato la decisione, lamentando la mancanza di motivazione sulle circostanze aggravanti/attenuanti, l'errata qualificazione dell'arma impropria e la dichiarazione di delinquente abituale. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la correttezza della valutazione della pericolosità sociale dell'Imputato, basata sui suoi numerosi precedenti penali, e la corretta applicazione della nozione di arma impropria. La sentenza ribadisce l'importanza di una motivazione solida per la qualifica di delinquente abituale.
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Pericolo di Reiterazione: Cassazione conferma il carcere per lo spacciatore
Un individuo era stato sottoposto a custodia in carcere per numerosi episodi di spaccio di droga. La sua difesa ha presentato ricorso, sostenendo un cambiamento di vita e l'assenza di un attuale pericolo di reiterazione del reato, chiedendo l'applicazione degli arresti domiciliari. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha confermato la decisione del Tribunale, ritenendo adeguata la motivazione che evidenziava la sistematicità delle condotte, la storia criminale dell'imputato come delinquente abituale e la sua resistenza all'autocontrollo, elementi che rendevano concreto il pericolo di reiterazione del reato e inadeguata ogni misura alternativa al carcere.
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Danneggiamento aggravato nel bar: la Cassazione conferma la pena
L'Imputato ha infranto la vetrina di un bar, aggredito gli avventori, colpito il barista con un pugno e opposto resistenza con lesioni agli agenti di polizia intervenuti. La difesa sosteneva la mancanza del reato di danneggiamento aggravato per l'esposizione della vetrina alla pubblica fede, poiche la saracinesca era parzialmente abbassata e il titolare era presente nel locale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la condanna. I giudici hanno chiarito che la vetrina e comunque esposta alla pubblica fede quando il proprietario non puo esercitare una sorveglianza continua e diretta sul bene. E stata inoltre confermata la piena legittimazione del titolare a sporgere querela. L'Imputato e stato condannato al pagamento delle spese processuali.
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Misura di sicurezza casa di lavoro: ricorso respinto e sanzione
Il Tribunale di Sorveglianza ha confermato la dichiarazione di abitualità nel reato per un condannato, imponendogli la misura di sicurezza casa di lavoro per la durata di un anno. Il soggetto ha proposto ricorso alla Corte di Cassazione lamentando irregolarità nell'avvio del procedimento e la presenza di un altro giudizio penale pendente. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che le segnalazioni della polizia giudiziaria sollecitano legittimamente i poteri d'ufficio del giudice e che la pendenza di altri processi non impedisce l'applicazione della misura di sicurezza casa di lavoro per i fatti già accertati in modo irrevocabile.
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Detenzione domiciliare per ultrasettantenni oltre la salute
Un condannato anziano ha richiesto di scontare la pena residua a casa invocando la specifica misura per chi ha superato la soglia anagrafica prevista dalla legge. Il Tribunale di Sorveglianza ha respinto la domanda perché le condizioni cliniche dell'interessato non apparivano sufficientemente gravi da impedire la permanenza in carcere. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'uomo, stabilendo un netto principio giuridico: la detenzione domiciliare per ultrasettantenni non presuppone affatto una grave patologia sanitaria. Tale rigido requisito clinico riguarda infatti una diversa ipotesi di rinvio della pena. Per i soggetti con più di settant'anni, il giudice deve limitarsi a verificare l'assenza di divieti di legge e l'utilità della misura per il reinserimento sociale. La Suprema Corte ha pertanto annullato l'ordinanza, rinviando gli atti al tribunale per una nuova valutazione.
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Dichiarazione di delinquente abituale: limiti sulla prescrizione
La Corte di Cassazione ha chiarito i limiti della dichiarazione di delinquente abituale in relazione al calcolo della prescrizione. Nel caso in esame, l'Imputato era stato condannato per truffa e ricettazione, con raddoppio dei termini di prescrizione dovuto alla qualifica di delinquente abituale attribuita nello stesso processo. La Suprema Corte ha accolto il ricorso dell'Imputato, stabilendo che la dichiarazione di delinquente abituale ha efficacia "ex nunc" (da ora in poi) e produce effetti solo per i reati commessi dopo che la sentenza è diventata irrevocabile. Di conseguenza, per i reati giudicati nello stesso procedimento non si applica il raddoppio dei termini. La Cassazione ha quindi annullato senza rinvio la condanna per truffa, ormai prescritta, riducendo la pena complessiva, mentre ha confermato la condanna per ricettazione.
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Diritto di critica politica: quando l’insulto diventa reato
Durante un consiglio comunale, un consigliere ha insultato pesantemente il segretario di un partito politico, definendolo mascalzone, delinquente abituale per tendenza e invocando la sua carcerazione. I giudici di merito avevano assolto l'imputato, ritenendo che le offese rientrassero nel legittimo esercizio del diritto di critica politica. La Corte di Cassazione ha invece ribaltato la decisione, accogliendo il ricorso della vittima. La Suprema Corte ha stabilito che l'uso di termini tecnici infamanti supera il limite della continenza, trasformando la critica in un attacco personale gratuito e lesivo della reputazione. La sentenza è stata annullata con rinvio al giudice civile per la quantificazione del risarcimento dei danni.
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Frode assicurativa: la recidiva cancella ogni sconto di pena
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un uomo condannato per il reato di frode assicurativa (art. 642 c.p.). L'imputato era stato condannato a un anno e tre mesi di reclusione. La difesa contestava l'applicazione dell'aggravante della recidiva. I giudici hanno invece confermato la correttezza della decisione precedente, evidenziando che il soggetto, gia dichiarato delinquente abituale, ha mostrato una costante e duratura propensione a delinquere e una totale insensibilita alle sanzioni penali. Di conseguenza, la Suprema Corte ha respinto il ricorso, condannando l'uomo al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro.
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Divieto di reformatio in peius: sconti globali e aumenti singoli
Due imputati condannati per associazione a delinquere e furti d'auto ricorrono in Cassazione contestando la dichiarazione di delinquenza abituale e la violazione del divieto di reformatio in peius. La Corte d'Appello aveva ridotto la pena complessiva ma aumentato la frazione di reclusione per la continuazione. La Suprema Corte rigetta i ricorsi: la rimodulazione della pena non viola il divieto se il risultato finale complessivo è più favorevole per il condannato.
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Estinzione della pena per decorso del tempo negata al condannato
Il Condannato, condannato a ventisette anni di reclusione, chiedeva l'estinzione della pena per decorso del tempo, essendo trascorsi trent'anni dalla condanna irrevocabile. La Corte di assise accoglieva la richiesta, ritenendo che la dichiarazione di delinquenza abituale emessa prima della scadenza non fosse idonea a bloccare la prescrizione perché non ancora irrevocabile. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del Pubblico Ministero, stabilendo che l'ordinanza del Magistrato di sorveglianza che dichiara l'abitualità è provvisoriamente esecutiva e non sospesa dall'impugnazione. Di conseguenza, tale provvedimento, intervenuto prima del termine trentennale, impedisce l'estinzione della pena per decorso del tempo, rendendo la sanzione ancora eseguibile.
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Affidamento in prova al servizio sociale: negato se recidivo
Il Tribunale di Sorveglianza ha negato l'affidamento in prova al servizio sociale a un condannato, ritenendolo socialmente pericoloso a causa dei suoi numerosi precedenti penali e della dichiarazione di delinquenza abituale. Il condannato ha proposto ricorso in Cassazione, lamentando la mancata acquisizione della relazione socio-familiare dell'UEPE e l'omessa valutazione della detenzione domiciliare. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'acquisizione della relazione UEPE non è obbligatoria se gli atti dimostrano già una chiara pericolosità sociale. Inoltre, la richiesta di detenzione domiciliare era inammissibile per superamento dei limiti di pena, e la memoria difensiva è stata depositata oltre i termini di legge. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla cassa delle ammende.
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Furto aggravato: nessun sconto di pena per la recidiva in metro
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una donna condannata per furto aggravato e tentato furto aggravato. L'imputata era stata sorpresa dalle forze dell'ordine e successivamente riconosciuta da una precedente vittima. La difesa lamentava una errata valutazione delle prove e un'eccessiva severità nella quantificazione della pena. La Suprema Corte ha chiarito che il ricorso che ripropone genericamente le stesse difese dell'appello è inammissibile. Inoltre, i giudici hanno confermato la legittimità della pena, leggermente superiore al minimo edittale, giustificata dalla qualifica di delinquente abituale dell'imputata. La ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Reato di evasione: la Cassazione nega sconti al fuggitivo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per il reato di evasione. Il ricorrente contestava la severità della pena, lamentando la mancata valutazione delle circostanze a suo favore. I giudici di legittimità hanno invece confermato la correttezza della decisione d'appello. La condanna originaria si fondava sulla gravità della condotta, sui numerosi precedenti penali e sulla qualifica di delinquente abituale del soggetto. Di conseguenza, la Suprema Corte ha rigettato il ricorso, confermando la condanna e imponendo al ricorrente il pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle Ammende.
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Dichiarazione di delinquenza abituale: stop ai giudici d’ufficio
Due soggetti vengono condannati per furto in un supermercato. Per uno di essi, il giudice dichiara d'ufficio lo stato di delinquente abituale, applicando la misura di sicurezza dell'assegnazione a una casa di lavoro. L'imputato ricorre in Cassazione lamentando la mancanza di una contestazione formale da parte del pubblico ministero. La Suprema Corte accoglie il ricorso e stabilisce che la dichiarazione di delinquenza abituale richiede una specifica contestazione dell'accusa durante il processo. Di conseguenza, la Cassazione annulla senza rinvio la decisione limitatamente alla dichiarazione di abitualità e alla misura di sicurezza. Il ricorso del complice, che contestava la mancata concessione delle attenuanti già riconosciute in precedenza, viene invece dichiarato inammissibile.
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Reato continuato in executivis: sì anche al delinquente abituale
Il Tribunale di Vasto, come giudice dell'esecuzione, ha riconosciuto l'applicazione del reato continuato in executivis a favore del Condannato, rideterminando la pena complessiva per diversi reati contro il patrimonio. Il Procuratore della Repubblica ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo l'incompatibilità tra la dichiarazione di delinquenza abituale del soggetto e il vincolo della continuazione, ritenendo i reati espressione di un semplice stile di vita. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che non esiste alcuna incompatibilità di legge tra la qualifica di delinquente abituale e il reato continuato in executivis. I giudici hanno confermato la sussistenza di un unico disegno criminoso, poiché i reati erano omogenei, commessi nello stesso contesto geografico e inseriti in un arco temporale già valutato positivamente in precedenti provvedimenti di unificazione.
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Dichiarazione di delinquente abituale: nessun vizio di forma
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per numerosi furti. L'imputato contestava la dichiarazione di delinquente abituale, sostenendo che tale qualifica non gli fosse stata formalmente contestata. I giudici hanno invece accertato che la contestazione era chiaramente presente nel decreto di citazione a giudizio. Inoltre, la Suprema Corte ha respinto la richiesta di concessione delle circostanze attenuanti generiche, giudicando il motivo di ricorso troppo generico e privo di elementi concreti a supporto. Di conseguenza, la condanna è stata confermata e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
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