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Delegazione Di Pagamento

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72 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Revocatoria pagamenti factoring: limiti all’esenzione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 31652/2024, ha stabilito importanti principi sulla revocatoria dei pagamenti nel factoring. La Suprema Corte ha confermato che l'esenzione dalla revocatoria, prevista dalla L. 52/1991, non si applica ai pagamenti effettuati con mezzi 'anomali', come una complessa operazione finanziaria che coinvolge delegazioni di pagamento. La decisione sottolinea che tale esenzione è limitata ai soli pagamenti ordinari, escludendo operazioni strutturate che potrebbero ledere la parità dei creditori. La sentenza chiarisce inoltre le regole sulla decorrenza degli interessi nelle azioni revocatorie.
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TFR non versato: chi può chiederlo in caso di fallimento
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 9028/2025, ha stabilito un principio fondamentale in materia di TFR non versato al fondo pensione in caso di fallimento del datore di lavoro. Se l'azienda insolvente trattiene le quote di TFR destinate alla previdenza complementare senza versarle, il diritto di richiederle nel passivo fallimentare spetta, di regola, al lavoratore e non al fondo pensione. Questo perché il conferimento del TFR si configura come una delegazione di pagamento che si estingue con il fallimento, ripristinando la piena titolarità del credito in capo al dipendente. Solo in presenza di una specifica e provata cessione del credito, la legittimazione spetterebbe al fondo.
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TFR non versato: chi può chiederlo in caso di fallimento?
La Corte di Cassazione stabilisce che, in caso di fallimento del datore di lavoro, il lavoratore ha il diritto di richiedere il TFR non versato al fondo pensione complementare. L'operazione non è una cessione di credito, ma una delegazione di pagamento che si risolve con l'inadempimento, restituendo al lavoratore la piena titolarità delle somme.
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Delegazione di pagamento: differenze e conseguenze
La Corte di Cassazione analizza la distinzione tra delegatio promittendi e delegatio solvendi. In un caso riguardante un appalto e un subappalto, la Corte ha chiarito che una semplice delegazione di pagamento, senza un'esplicita assunzione di obbligo da parte del delegato, si qualifica come delegatio solvendi. Di conseguenza, l'obbligo di pagamento del delegato verso il creditore delegatario non può superare l'ammontare del suo debito originario verso il delegante. La sentenza di merito è stata cassata per non aver correttamente interpretato la volontà delle parti.
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Compenso avvocato forma scritta: la Cassazione decide
Una cliente ha impugnato un decreto ingiuntivo per parcelle legali, sostenendo la nullità dell'accordo per assenza di forma scritta. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, affermando che il compenso dell'avvocato richiede la forma scritta per la validità, invalidando così qualsiasi patto verbale. Di conseguenza, atti collegati come una promessa di pagamento o una delegazione di pagamento perdono la loro efficacia. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame.
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Delegazione di pagamento: le eccezioni opponibili
Un professionista ha richiesto il pagamento di un compenso a un'azienda sanitaria, delegata al pagamento da un'altra entità. L'azienda si è opposta, sollevando un'eccezione di inadempimento relativa a un diverso rapporto di lavoro con il professionista. La Corte di Cassazione ha confermato che, nella delegazione di pagamento, il delegato può legittimamente opporre al creditore le eccezioni basate sui loro rapporti diretti, rigettando il ricorso del professionista.
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Delegazione di pagamento: il delegato può agire?
Una banca, agendo come delegato in una delegazione di pagamento, ha versato una somma a una società che l'ha ricevuta indebitamente. La Corte di Cassazione ha confermato che la banca delegata ha il diritto di agire direttamente contro la società beneficiaria per la restituzione della somma, in quanto si trattava di una delegazione di pagamento titolata rispetto al rapporto di valuta.
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Delegazione di pagamento: non revocabile se promittendi
La Corte di Cassazione ha stabilito che una complessa operazione di compravendita immobiliare, regolata tramite una delegazione di pagamento, non è soggetta ad azione revocatoria fallimentare. La Corte ha chiarito che, non trattandosi di un pagamento anomalo ma di una 'delegatio promittendi' che ha portato a una compensazione legale, l'atto non è inefficace nei confronti del fallimento. La decisione si basa sulla distinzione cruciale tra l'ordine di pagare e l'assunzione di un nuovo debito.
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Cessione del credito: come qualificare l’operazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 5551/2025, ha rigettato il ricorso di una società che chiedeva l'ammissione al passivo fallimentare di un credito di oltre 2 milioni di euro. Il caso verteva sulla corretta qualificazione giuridica di un'operazione complessa: la società ricorrente sosteneva si trattasse di un pagamento eseguito da un terzo, ma la Corte ha confermato la ricostruzione del Tribunale, inquadrandola come una cessione del credito. Secondo i giudici, la società fallita aveva ceduto il proprio credito verso la ricorrente a una terza società come corrispettivo per l'acquisto di azioni. Di conseguenza, la ricorrente non era creditrice del fallimento, ma debitrice della società cessionaria, perdendo così il diritto a insinuarsi nel passivo.
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Legittimazione TFR fallimento: chi può agire?
Un lavoratore si vede negare l'insinuazione al passivo per le quote di TFR trattenute ma non versate al fondo pensione dal datore di lavoro, poi fallito. Le corti di merito ritenevano che la legittimazione ad agire spettasse solo al fondo. La Corte di Cassazione ribalta la decisione, stabilendo che la regola generale sulla legittimazione TFR fallimento spetta al lavoratore. Il conferimento del TFR al fondo si presume una delegazione di pagamento, non una cessione del credito. Sarà il curatore fallimentare a dover provare l'eventuale esistenza di una cessione. La causa viene rinviata per un nuovo esame.
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TFR non versato: chi può agire in caso di fallimento?
Un lavoratore si è visto negare l'insinuazione al passivo per il TFR non versato al fondo pensione dal datore di lavoro poi fallito. I giudici di merito ritenevano che il diritto di agire spettasse solo al fondo. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, affermando che, di regola, il conferimento del TFR al fondo pensione costituisce una delegazione di pagamento e non una cessione del credito. Pertanto, la legittimazione attiva a recuperare le somme rimane in capo al lavoratore, a meno che non sia provata una specifica cessione del credito. Il caso è stato rinviato al Tribunale per un nuovo esame.
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TFR e fallimento: chi chiede i soldi non versati?
Un lavoratore si è visto negare il diritto di chiedere il TFR non versato al fondo pensione dopo il fallimento della sua azienda. Il tribunale riteneva che solo il fondo potesse agire. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo un principio fondamentale: in caso di fallimento, il diritto di richiedere le quote di TFR maturate e non versate spetta, di regola, al lavoratore. Spetta al curatore fallimentare dimostrare un'eventuale cessione del credito al fondo pensione.
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