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Decreto Di Espulsione

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346 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Domanda di protezione internazionale: stop a espulsioni facili
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di una cittadina straniera contro il decreto di espulsione emesso nei suoi confronti. La donna sosteneva di essersi recata in questura per presentare la domanda di protezione internazionale, ma che gli uffici le avevano impedito di farlo, notificandole invece l'espulsione. Il Giudice di Pace aveva respinto il suo ricorso basandosi sul 'foglio notizie', in cui risultava che la donna non desiderava richiedere asilo. La Cassazione ha chiarito che il foglio notizie ha solo valore informativo e non può essere usato come rinuncia alla tutela. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato la decisione precedente, ordinando un nuovo esame del caso.
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Protezione internazionale negata: la Cassazione ferma l’espulsione
Una cittadina straniera ha impugnato il decreto di espulsione emesso dalla Prefettura, lamentando che la Questura le avesse impedito di presentare domanda di protezione internazionale. Il Giudice di Pace aveva rigettato il ricorso basandosi sul "foglio notizie", in cui la donna dichiarava di non voler richiedere tutele. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della straniera, stabilendo che il "foglio notizie" ha una semplice funzione informativa e non può contenere una rinuncia valida alla protezione internazionale. La competenza a ricevere e valutare tale domanda spetta esclusivamente alla Commissione territoriale e non alla Questura. La sentenza impugnata è stata quindi cassata con rinvio per un nuovo esame dei fatti.
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Decreto di espulsione dello straniero: prevale la famiglia
Lo Straniero ha impugnato il decreto di espulsione dello straniero emesso dal Prefetto. Il Giudice di Pace ha rigettato l'opposizione basandosi sulla mancanza di convivenza con familiari italiani e sulla presenza di precedenti penali. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dello Straniero, stabilendo che il giudice di merito deve valutare concretamente l'effettività dei legami familiari in Italia e l'attualità della pericolosità sociale, senza limitarsi ai soli precedenti penali. La decisione è stata cassata con rinvio.
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Traduzione del decreto di espulsione: nullo senza reale prova
Un cittadino straniero ha impugnato il provvedimento con cui la Prefettura ne aveva disposto l'allontanamento dall'Italia. Il Giudice di Pace ha rigettato il ricorso, ritenendo valida la notifica del provvedimento tradotto in lingua inglese. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dello straniero, stabilendo che la mancata o errata traduzione del decreto di espulsione in una lingua effettivamente conosciuta dal destinatario ne comporta la nullità. L'amministrazione ha l'onere di dimostrare che lo straniero comprenda la lingua veicolare utilizzata. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato la decisione precedente e ha rinviato il caso al Giudice di Pace per verificare se l'interessato conoscesse davvero l'inglese.
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Decreto di espulsione: la traduzione in inglese è valida
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino straniero condannato per essere rientrato illegalmente in Italia. Il ricorrente contestava la regolarità della notifica, ma la Corte ha stabilito che il decreto di espulsione è valido se tradotto in lingua inglese, considerata lingua veicolare idonea a garantire la comprensione dell'atto. Inoltre, i giudici hanno chiarito che l'improcedibilità per superamento dei termini di durata del processo non si applica ai reati commessi prima del 2020. Di conseguenza, il cittadino straniero perde definitivamente il ricorso e viene condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Decreto di espulsione dello straniero: la notifica non lo annulla
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino straniero contro il decreto di espulsione dello straniero emesso dal Prefetto. Il ricorrente contestava la validità della notifica via PEC del rigetto della sua domanda di protezione internazionale. I giudici hanno chiarito che l'eventuale vizio di notifica non annulla il decreto di espulsione dello straniero, ma può al massimo sospenderne temporaneamente l'efficacia se viene proposto ricorso in tribunale. Poiché lo straniero non aveva impugnato il diniego della protezione, il provvedimento espulsivo è stato legittimamente convalidato. Vince la Pubblica Amministrazione.
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Decreto di espulsione: tra domicilio in Italia e fuga all’estero
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di uno straniero contro l'ordinanza del Giudice di Pace che dichiarava inammissibile la sua opposizione a un decreto di espulsione. Lo straniero sosteneva che, essendo stato espulso in Albania il giorno successivo alla notifica, si dovesse applicare il termine di sessanta giorni previsto per chi risiede all'estero, anziché quello ordinario di trenta giorni. I giudici hanno chiarito che il termine di trenta giorni decorre dalla notifica avvenuta in Italia, poiché lo straniero era stabilmente domiciliato a Milano al momento del provvedimento. Di conseguenza, il ricorso tardivo è stato dichiarato inammissibile, confermando la legittimità del decreto di espulsione.
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Pena sospesa o rimpatrio? Il decreto di espulsione resta valido
Un cittadino straniero, già espulso dall'Italia, vi faceva rientro senza autorizzazione. Arrestato, otteneva il patteggiamento con pena sospesa subordinata al rimpatrio volontario. Successivamente, la Prefettura emetteva un nuovo decreto di espulsione per mancanza di permesso di soggiorno. Lo straniero si opponeva, sostenendo che il provvedimento contrastasse con la sentenza penale. Il Giudice di Pace rigettava l'opposizione e la Corte di Cassazione ha confermato la decisione. La Suprema Corte ha chiarito che la sentenza penale di patteggiamento non incide sulla legittimità del decreto di espulsione amministrativo, il quale si fonda unicamente sulla mancanza di un valido titolo di soggiorno. Le modalità di allontanamento volontario rilevano solo in sede di esecuzione e convalida del provvedimento.
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Omessa notifica al difensore: nullo il decreto di espulsione
Il Tribunale di Sorveglianza aveva dichiarato inammissibile l'opposizione di un Cittadino Straniero contro un decreto di espulsione. Il tribunale aveva preso questa decisione perché il difensore non aveva depositato i motivi dell'impugnazione. Tuttavia, l'avvocato scelto dal cittadino non aveva mai ricevuto l'avviso di fissazione dell'udienza. Al suo posto, il tribunale aveva nominato un difensore d'ufficio. La Corte di Cassazione ha stabilito che l'omessa notifica al difensore di fiducia configura una nullità assoluta e insanabile del provvedimento finale. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato la decisione e ha rinviato il caso al Tribunale di Sorveglianza per un nuovo giudizio, garantendo il pieno rispetto del diritto di difesa.
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Inosservanza dell’ordine di espulsione: il permesso tardivo non salva
Un cittadino straniero è stato condannato per l'inosservanza dell'ordine di espulsione emesso dal Questore. L'imputato ha fatto ricorso in Cassazione, sostenendo che il reato non sussistesse poiché, in un momento successivo all'ordine, aveva ottenuto un permesso di soggiorno per motivi familiari. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la regolarizzazione successiva per motivi familiari non cancella il reato già commesso in precedenza. Inoltre, il ricorrente non ha allegato il documento al ricorso, violando il principio di autosufficienza. Lo straniero è stato condannato a pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Decreto di espulsione valido anche se si chiede asilo dopo
Il caso riguarda un cittadino straniero che ha impugnato il decreto di espulsione emesso dalla Prefettura dopo il rigetto del suo permesso di soggiorno. Il ricorrente sosteneva che il giudice di pace avrebbe dovuto annullare il provvedimento a causa della mancata concessione della partenza volontaria e della successiva presentazione di una domanda di protezione internazionale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la contestazione sulle modalità di esecuzione (come la partenza volontaria) va sollevata solo nel giudizio di convalida dell'accompagnamento alla frontiera. Inoltre, la successiva richiesta di protezione internazionale sospende solo l'efficacia esecutiva del decreto di espulsione, ma non ne determina l'invalidità né l'annullamento. Di conseguenza, il provvedimento espulsivo resta pienamente valido.
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Reingresso illegale dello straniero: la Cassazione nega la tenuità
Un cittadino straniero, già espulso per numerosi precedenti penali, è stato condannato per il reingresso illegale dello straniero nel territorio italiano senza autorizzazione. L'imputato ha presentato ricorso in Cassazione sostenendo l'assenza di dolo, motivata dalla presunta volontà di richiedere asilo politico, e invocando la particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno confermato la piena consapevolezza dell'illecito da parte dell'uomo e hanno escluso la tenuità del fatto a causa dei suoi numerosi precedenti penali e del mancato rispetto di precedenti ordini di allontanamento. Di conseguenza, la condanna è diventata definitiva e il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Decreto di espulsione dello straniero: ricorso respinto e multa
Il Tribunale di Sorveglianza ha respinto l'opposizione presentata da uno straniero contro un decreto di espulsione dello straniero emesso a suo carico. Lo straniero ha proposto ricorso in Cassazione lamentando un vizio di motivazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile a causa della genericità dei motivi presentati, confermando la correttezza della decisione precedente. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese del procedimento e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Decreto di espulsione: la lingua scelta non si può contestare
Un cittadino straniero ha impugnato il decreto di espulsione emesso dalla Prefettura a seguito della revoca del suo permesso di soggiorno. Il ricorrente sosteneva che la revoca fosse illegittima a causa delle proroghe normative legate all'emergenza sanitaria e che il provvedimento non fosse stato tradotto nella sua lingua madre, il Wolof, ma solo in francese. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno chiarito che l'illegittimità della revoca del permesso di soggiorno va contestata davanti al giudice amministrativo e non incide direttamente sul decreto di espulsione, che è un atto automatico. Inoltre, lo straniero aveva precedentemente dichiarato di comprendere l'italiano e di preferire il francese per le notifiche, rendendo inammissibile la contestazione sulla lingua.
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Decreto di espulsione: la Cassazione salva il ricorso errato
Il Cittadino Straniero ha impugnato il decreto di espulsione emesso dal Prefetto. Il Giudice di Pace ha rigettato il ricorso, ritenendo sussistente la pericolosità sociale e irrilevanti i legami familiari. Lo Straniero ha proposto ricorso per Cassazione, notificandolo al Ministero dell'Interno presso l'Avvocatura dello Stato anziché al Prefetto personalmente presso il suo ufficio. La Corte di Cassazione ha rilevato la nullità della notifica, poiché nei giudizi di opposizione al decreto di espulsione la legittimazione passiva spetta esclusivamente al Prefetto. Tuttavia, non trattandosi di un vizio del ricorso ma della sola notificazione, la Corte ha ordinato la rinnovazione della notifica al Prefetto entro sessanta giorni, rinviando la causa.
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Espulsione dello straniero: asilo tardivo e perdita del ricorso
Un cittadino straniero ha impugnato il decreto di espulsione dello straniero emesso dalla Prefettura, sostenendo di aver presentato domanda di protezione internazionale lo stesso giorno della notifica del provvedimento. Il Giudice di Pace ha rigettato il ricorso per la precarietà delle sue condizioni economiche e l'assenza di rischi di rimpatrio. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Per bloccare l'espulsione, infatti, il ricorrente avrebbe dovuto dimostrare con precisione che la richiesta di asilo era stata depositata prima della notifica del decreto di espulsione. La mancanza di prove specifiche sul momento esatto della presentazione rende nullo il ricorso, confermando la legittimità del provvedimento della Prefettura.
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Particolare tenuità del fatto negata a chi ignora l’espulsione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino straniero contro la condanna per violazione delle norme sull'immigrazione. Il ricorrente contestava la valutazione delle prove e richiedeva l'applicazione della causa di non punibilità per la particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha chiarito che le contestazioni di fatto non sono ammissibili in sede di legittimità. Inoltre, la prolungata permanenza sul territorio italiano dopo la notifica del decreto di espulsione dimostra la non occasionalità della condotta, escludendo così la particolare tenuità del fatto. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Decreto di espulsione dello straniero: no al soggiorno breve
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino straniero contro il decreto di espulsione dello straniero emesso dal Prefetto. Lo straniero, privo di un valido permesso di soggiorno dal 2005 e con precedenti penali, sosteneva di trovarsi regolarmente in Italia per un soggiorno breve inferiore a novanta giorni. Il Giudice di Pace aveva rigettato l'opposizione rilevando la mancanza del titolo di soggiorno al momento del controllo. La Suprema Corte ha confermato che il controllo del giudice ordinario deve limitarsi a verificare la sussistenza dei requisiti di legge al momento dell'espulsione. La carenza del permesso di soggiorno, anche se temporanea, legittima il provvedimento espulsivo, rendendo insindacabile la valutazione dei fatti compiuta dal giudice di merito.
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Decreto di espulsione: errore sul rito e ricorso inammissibile
Un cittadino extra-UE ha impugnato il decreto di espulsione emesso dal Prefetto davanti al Tribunale ordinario, anziché davanti al Giudice di Pace territorialmente competente. Il Tribunale ha respinto il ricorso applicando erroneamente le regole processuali previste per i cittadini dell'Unione Europea. Il cittadino ha quindi proposto ricorso direttamente in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, stabilendo che, in base al rito concretamente applicato in primo grado, il provvedimento del Tribunale doveva essere impugnato tramite appello e non con il ricorso di legittimità. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali.
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Decreto di espulsione dello straniero: l’inglese firmato è valido
Un cittadino straniero ha impugnato il decreto di espulsione dello straniero emesso nei suoi confronti, lamentando la mancata traduzione dell'atto in lingua araba, sua lingua madre. Il ricorrente sosteneva che la traduzione in inglese fosse illegittima, considerandola una mera lingua veicolare. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno evidenziato che lo straniero aveva precedentemente dichiarato e sottoscritto di conoscere sia l'arabo che l'inglese. Di conseguenza, la traduzione in inglese non poteva essere considerata come effettuata in una lingua veicolare qualsiasi, bensì in una lingua effettivamente conosciuta dall'interessato, garantendo pienamente il suo diritto di difesa.
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