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Decisorietà

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70 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Impugnazione atti giudice delegato: limiti e costi
La Corte di Cassazione chiarisce i limiti dell'impugnazione degli atti del giudice delegato in un fallimento. Un creditore contestava la scelta del curatore di avviare una causa ordinaria anziché un arbitrato internazionale. La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso su tale scelta, qualificandola come atto di gestione non sindacabile in sede di legittimità. Tuttavia, ha accolto il motivo relativo all'errata liquidazione delle spese legali, riaffermando che la condanna al pagamento delle spese è un provvedimento decisorio e quindi impugnabile.
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Ricorso straordinario inammissibile: la Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara il ricorso straordinario inammissibile presentato da un legale contro il provvedimento di un tribunale fallimentare. La decisione verteva sul mancato pagamento di un compenso da parte del curatore. La Corte ha stabilito che il provvedimento impugnato, riguardando un atto di gestione del curatore e non un diritto soggettivo in via definitiva, manca dei requisiti di decisorietà e definitività necessari per questo tipo di ricorso.
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Provvedimento non decisorio: quando è inammissibile?
Una società creditrice si oppone a un decreto del tribunale che specificava i termini di pagamento di un concordato preventivo, ritenendolo una modifica illegittima. Dopo che la Corte d'Appello ha respinto il suo reclamo come tardivo, la società si rivolge alla Cassazione. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile, stabilendo che il decreto impugnato era un semplice atto di chiarificazione, un provvedimento non decisorio, e come tale non suscettibile di impugnazione in quanto privo dei caratteri di decisorietà e definitività.
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Provvedimento non decisorio: limiti all’impugnazione
La Corte di Cassazione ha stabilito che un provvedimento non decisorio, come un'ordinanza che dispone la liberazione di un immobile nell'ambito di una procedura fallimentare, non è impugnabile con ricorso straordinario né può essere oggetto di revocazione. Il caso riguardava un soggetto che rivendicava la proprietà di alcuni terreni per usucapione contro un fallimento. La Corte ha chiarito che tali provvedimenti, non risolvendo in via definitiva una controversia su diritti soggettivi, non sono suscettibili di passare in giudicato. La parte che si ritiene lesa deve, invece, intraprendere un autonomo giudizio di cognizione per far valere le proprie ragioni.
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Fondo spese concordato minore: non è improcedibile
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 17721/2025, ha stabilito un importante principio di diritto in materia di crisi d'impresa. Un professionista aveva avviato una procedura di concordato minore, ma il Tribunale l'aveva dichiarata improcedibile per il mancato versamento di un fondo spese. La Cassazione, pur dichiarando inammissibile il ricorso per ragioni processuali, ha affermato che nel concordato minore il mancato deposito del fondo spese non può determinare l'automatica improcedibilità o revoca della procedura. Tale inadempimento, tuttavia, può essere valutato dal giudice ai fini della fattibilità complessiva del piano presentato dal debitore.
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Compenso commissario giudiziale: quando è inammissibile
Un commissario giudiziale impugna un decreto del Tribunale che, da un lato, gli concede un acconto, ma dall'altro revoca una precedente e più favorevole liquidazione del suo compenso. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile, stabilendo che né i decreti che concedono acconti sul compenso del commissario giudiziale, né quelli che revocano precedenti liquidazioni, hanno carattere decisorio e definitivo, pertanto non sono impugnabili con ricorso straordinario.
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Ricorso cassazione inammissibile per acconto compenso
Una professionista ha presentato ricorso alla Corte di Cassazione dopo il rigetto della sua richiesta di un acconto sui compensi maturati nell'ambito di una procedura fallimentare. La Corte ha dichiarato il ricorso per cassazione inammissibile, specificando che i provvedimenti relativi alla gestione e amministrazione dei beni del fallimento, come il diniego di un acconto, mancano dei requisiti di decisorietà e definitività necessari per questo tipo di impugnazione. La decisione ha chiarito che il diritto al compenso della professionista non è stato negato in via definitiva, potendo la stessa riproporre la sua istanza in un momento successivo.
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Giuramento decisorio e donazione indiretta: la Cassazione
In una causa di divisione ereditaria tra fratelli, la Corte di Cassazione ha annullato la decisione della Corte d'Appello che aveva negato l'ammissione di un giuramento decisorio. La questione verteva sulla provenienza del denaro usato da un fratello per acquistare un immobile. La Suprema Corte ha stabilito che la nuova formula del giuramento, volta a chiarire se il denaro provenisse anche solo in parte dalla madre, era decisiva ai fini della collazione e doveva essere ammessa. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame.
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Ricorso inammissibile: la decisione del Tribunale
Una società finanziaria ha impugnato in Cassazione il decreto di un Tribunale che rigettava il suo reclamo contro un piano di riparto in un concordato preventivo. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, specificando che tali provvedimenti, emessi in fase di esecuzione del concordato, non hanno carattere decisorio e definitivo, ma sono atti di mera vigilanza. Le controversie sull'esecuzione del piano vanno risolte con un ordinario giudizio civile, non con un ricorso straordinario.
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Ricorso cassazione inammissibile: concordato minore
Un avvocato ha presentato istanza di concordato minore, ma la domanda è stata dichiarata improcedibile per il mancato deposito di una somma per le spese di procedura. Dopo due appelli respinti, la Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso per cassazione inammissibile, stabilendo che il provvedimento impugnato non aveva carattere decisorio, ovvero non decideva su diritti soggettivi contrapposti, requisito fondamentale per l'accesso al giudizio di legittimità.
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