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De Cuius — Anno 2025

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127 provvedimenti applicano questo termine

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Provvedimenti

Imposta sostitutiva eredi: no al rimborso del de cuius
La Corte di Cassazione ha stabilito che, in caso di rivalutazione di un bene ereditato, gli eredi non hanno diritto a detrarre o chiedere il rimborso dell'imposta sostitutiva versata in precedenza dal defunto (de cuius). Secondo la Corte, il diritto alla detrazione è strettamente personale e non si trasferisce con l'eredità, poiché la rivalutazione effettuata dagli eredi genera una nuova e autonoma obbligazione tributaria. La decisione conferma la tesi dell'Agenzia delle Entrate, rigettando le pretese dei contribuenti.
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Onere probatorio: la Cassazione chiarisce i limiti
La Corte di Cassazione conferma la decisione d'appello che riduceva le differenze retributive dovute agli eredi di un lavoratore. La sentenza sottolinea che, in caso di incertezza probatoria sull'orario di lavoro, l'onere probatorio grava su chi agisce in giudizio. La Corte ha respinto i motivi di ricorso basati su presunte confessioni, errata applicazione dell'onere della prova e vizi di calcolo, ribadendo i limiti del proprio sindacato di legittimità.
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Crediti ereditari: le regole se il debitore è coerede
Una coerede ha citato in giudizio il fratello, anch'egli coerede, per un debito che quest'ultimo aveva nei confronti del genitore defunto. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, chiarendo le regole sui crediti ereditari quando il debitore è un altro coerede. A differenza dei debiti di terzi, questi crediti non vengono riscossi per intero da un singolo erede, ma vengono regolati durante la divisione ereditaria tramite imputazione alla quota del coerede debitore. La decisione della Corte d'Appello di riconoscere solo una somma pro quota è stata quindi confermata.
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Azione di riduzione: onere della prova chiarito
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 20954/2025, ha chiarito i requisiti dell'onere probatorio per l'erede che agisce con un'azione di riduzione. Nel caso esaminato, alcuni eredi legittimari avevano citato in giudizio un altro erede, beneficiario di cospicue donazioni da parte del defunto. Le corti di merito avevano rigettato la domanda per mancato assolvimento dell'onere della prova. La Cassazione ha cassato la decisione, stabilendo che l'attore non è tenuto a quantificare monetariamente la lesione nella domanda iniziale, ma deve fornire una rappresentazione patrimoniale, anche basata su presunzioni, che renda verosimile la lesione della quota di legittima. Indicare analiticamente le donazioni e i beni relitti è sufficiente per superare il vaglio iniziale di ammissibilità della domanda.
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Divisione ereditaria: prova della proprietà non richiesta
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 19420/2025, ha stabilito che in un giudizio di divisione ereditaria, la mancata produzione dei titoli di provenienza e della documentazione ipocatastale non rende automaticamente improcedibile la domanda, specialmente se la comproprietà dei beni non è contestata tra le parti. La Corte ha chiarito che la prova richiesta in questo contesto è meno rigorosa rispetto a un'azione di rivendicazione, poiché lo scopo è sciogliere una comunione tra soggetti già riconosciuti come contitolari.
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Collazione ereditaria: detrazione migliorie e appello
In una causa di divisione ereditaria, la Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale sulla collazione ereditaria. La richiesta del donatario di detrarre il valore delle migliorie apportate all'immobile donato non costituisce un'eccezione in senso stretto, ma una semplice difesa. Di conseguenza, può essere sollevata in qualsiasi momento del processo, anche in appello, e il giudice può rilevarla d'ufficio. La Corte ha cassato la sentenza d'appello che aveva erroneamente dichiarato inammissibile il motivo di gravame per mancanza di specificità, rinviando la causa per un nuovo esame.
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Comodato precario: quando l’occupazione è illegittima
In una controversia ereditaria, un fratello occupa la villa di famiglia basandosi su un vecchio accordo con il padre defunto. La Corte d'Appello aveva qualificato il rapporto come comodato precario, limitando il risarcimento del danno. La Corte di Cassazione ribalta la decisione, stabilendo che, alla scadenza del contratto originario, la permanenza nell'immobile costituiva mera tolleranza, cessata con la morte del padre. Di conseguenza, l'occupazione è divenuta illegittima fin dall'apertura della successione, con pieno diritto al risarcimento per gli eredi.
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