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De Cuius — Anno 2025

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127 provvedimenti applicano questo termine

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Provvedimenti

Pensione aziendale: onere della prova e rinvio
Gli eredi di un ex dipendente hanno richiesto l'inclusione di un'indennità nel calcolo della pensione aziendale. Dopo un primo annullamento con rinvio da parte della Cassazione, la Corte d'Appello ha nuovamente rigettato la domanda per mancata prova, senza ammettere le testimonianze richieste. La Suprema Corte ha cassato questa seconda decisione, stabilendo che il giudice del rinvio è vincolato ad ammettere le prove ritenute decisive nel primo giudizio di legittimità, non potendo rigettare la domanda per un difetto probatorio che le stesse prove miravano a colmare.
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Onere della prova: chi deve provare la proprietà dei beni?
In una disputa ereditaria tra l'erede universale e il convivente della defunta, la Corte di Cassazione ha chiarito un principio fondamentale sull'onere della prova. La Corte ha stabilito che spetta a chi rivendica la proprietà di specifici beni (il convivente), e non all'erede, fornire la prova di tale proprietà. L'erede, affermando il suo diritto sull'intera eredità, contesta implicitamente qualsiasi pretesa altrui. La sentenza di merito è stata cassata per aver erroneamente invertito l'onere della prova, basandosi su una presunta mancata contestazione da parte dell'erede.
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Usucapione figlio naturale: quando si interrompe?
La Corte di Cassazione stabilisce un principio fondamentale in materia di usucapione e diritti successori del figlio naturale. La sentenza chiarisce che un figlio, la cui discendenza è riconoscibile secondo la legge vigente al momento della morte del genitore, ha il potere di interrompere l'usucapione sui beni ereditari anche prima che una sentenza passi in giudicato e accerti formalmente la sua filiazione. Secondo la Corte, l'interesse alla conservazione del patrimonio ereditario sussiste fin dal momento della morte del genitore e giustifica l'esercizio di azioni conservative, come l'interruzione dell'usucapione, distinguendole dal diritto di accettare l'eredità, che matura solo con l'accertamento definitivo dello status.
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Sanzioni tributarie eredi: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 8684/2025, ha stabilito un principio fondamentale in materia di successione dei debiti fiscali. Il caso riguardava l'erede di un socio di una società di fatto, alla quale l'Agenzia delle Entrate aveva notificato avvisi di accertamento e cartelle di pagamento per debiti tributari (IVA e IRAP) del defunto, comprensivi di sanzioni e interessi. La ricorrente contestava la validità delle notifiche e la trasmissibilità delle sanzioni. La Corte ha rigettato i motivi relativi ai vizi di notifica, ritenendola regolare, ma ha accolto il ricorso sul punto cruciale delle sanzioni. È stato confermato il principio di intrasmissibilità delle sanzioni tributarie agli eredi, secondo cui l'obbligazione di pagare la sanzione ha carattere personale e si estingue con la morte del trasgressore. Di conseguenza, la Corte ha cassato la sentenza impugnata, accogliendo parzialmente il ricorso originario della contribuente e annullando la pretesa fiscale limitatamente alle sanzioni.
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Ricorso inammissibile: il diritto condizionato
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile presentato dall'erede di un imprenditore contro lo Stato per un risarcimento danni legato a una concessione per un casinò. La decisione si fonda su motivi procedurali, in particolare sulla mancata contestazione di tutte le 'rationes decidendi' della sentenza d'appello. La Corte ha ribadito che il diritto vantato non era immediatamente esigibile, ma condizionato a specifici accordi mai stipulati, rendendo l'appello formalmente errato e, di conseguenza, inammissibile.
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Ritenuta indennità esproprio: no se P.A. in ritardo
Un'ordinanza della Corte di Cassazione stabilisce che la ritenuta sull'indennità di esproprio non è applicabile se il pagamento avviene con un ritardo di decenni a causa dell'inerzia della Pubblica Amministrazione. Il caso riguardava un'espropriazione iniziata negli anni '70 ma definita solo dopo il 2012. La Corte ha confermato che il contribuente non può subire un pregiudizio fiscale (l'applicazione di una nuova tassa) derivante esclusivamente dal comportamento ingiustificatamente lento dell'ente espropriante.
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Prova del coniugio: no senza atto di matrimonio
L'erede di un uomo rivendicava una quota dell'eredità della presunta moglie di quest'ultimo. I tribunali hanno respinto la richiesta perché la prova del coniugio non è stata fornita tramite l'atto di matrimonio. La Cassazione ha confermato che documenti alternativi, come atti notarili o lettere, sono irrilevanti se non si dimostra l'impossibilità di produrre i registri dello stato civile.
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Successione del possesso: l’erede non è sempre reo
Il caso tratta una disputa ereditaria in cui alcuni coeredi chiedevano un risarcimento per l'occupazione abusiva di un immobile. La Corte di Cassazione, analizzando la regola della successione del possesso, ha stabilito che la continuazione del possesso in capo all'erede non comporta una sua automatica responsabilità per l'illecito commesso dal defunto. È necessario dimostrare che l'erede abbia personalmente proseguito nell'occupazione illegittima. La Corte ha inoltre affrontato temi procedurali, ribadendo l'inammissibilità di nuovi documenti in appello se non sussistono le condizioni previste dalla legge.
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Patti Successori: la Cassazione salva l’accordo tra eredi
Una complessa disputa ereditaria tra fratelli, sorta a causa di due testamenti olografi contrastanti di cui uno falso, giunge in Cassazione. La Corte si pronuncia sulla nullità insanabile del testamento apocrifo e sulla validità di una scrittura privata tra i futuri eredi. L'analisi si concentra sulla distinzione tra un termine di pagamento e una condizione sospensiva per qualificare l'accordo ed escludere la violazione del divieto di patti successori, correggendo la motivazione della Corte d'Appello e salvando la validità dell'accordo.
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Prescrizione indebito previdenziale: il dolo sospende
La Cassazione conferma che la mancata comunicazione di un nuovo lavoro all'estero, mentre si percepisce la CIGS, integra il dolo che sospende la prescrizione dell'indebito previdenziale. L'omissione prolungata rende difficile per l'ente accertare il debito, giustificando la sospensione dei termini.
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Divisione ereditaria: conguagli e collazione
Una recente sentenza della Cassazione affronta un complesso caso di divisione ereditaria tra fratelli, stabilendo principi cruciali sui limiti dei conguagli in denaro e sulla collazione delle donazioni. La Corte ha cassato la decisione di merito che approvava un progetto di divisione con conguagli sproporzionati rispetto al valore delle quote, ribadendo che la divisione deve avvenire primariamente in natura. La pronuncia chiarisce anche che la successiva precisazione di una domanda di collazione, già tempestivamente introdotta, non costituisce una domanda nuova e tardiva.
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Domanda amministrativa pensione: essenziale per gli eredi
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 2297/2025, ha stabilito che il diritto alla pensione non si trasmette agli eredi se il defunto, pur avendone maturato i requisiti, non ha presentato la relativa domanda amministrativa all'ente previdenziale. La Corte ha chiarito che la domanda amministrativa pensione è un elemento costitutivo del diritto stesso, la cui assenza impedisce che il diritto entri nel patrimonio del defunto e, di conseguenza, che possa essere trasmesso per successione.
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Rimborso sisma: la Cassazione valida l’autocertifica
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Amministrazione Finanziaria, confermando il diritto degli eredi a ottenere un rimborso sisma. La controversia verteva sulla validità di un'autocertificazione presentata dagli eredi per attestare il rispetto dei limiti 'de minimis' previsti dalla normativa europea sugli aiuti di Stato. La Corte ha stabilito che la dichiarazione sostitutiva è un mezzo di prova idoneo anche se resa dagli eredi, i quali subentrano pienamente nella posizione giuridica del defunto.
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Motivazione apparente: ricorso in Cassazione respinto
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un erede in una causa di successione, chiarendo i limiti del concetto di 'motivazione apparente' della sentenza d'appello. La Corte ha stabilito che una motivazione sintetica e con rinvii non è necessariamente apparente. Inoltre, ha dichiarato inammissibili i motivi di ricorso che criticavano direttamente la sentenza di primo grado, ribadendo che la Cassazione è giudice della decisione d'appello.
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Divisione conto cointestato: la Cassazione decide
In una causa di divisione conto cointestato tra fratelli, la Cassazione interviene su una decisione della Corte d'Appello. La disputa nasce dalle somme prelevate da una sorella da un conto cointestato con il defunto padre, che i fratelli rivendicano come parte dell'asse ereditario. La Suprema Corte cassa la sentenza di merito per due motivi principali: primo, la divisione era stata erroneamente calcolata in tre quote senza considerare la successione della madre, deceduta durante la causa, che ha generato una nuova e distinta comunione ereditaria. Secondo, la Corte d'Appello non ha adeguatamente verificato se i prelievi della sorella fossero giustificati dalle spese per la cura dei genitori, non potendo presumere un'appropriazione illecita. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame.
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Cartella di pagamento: l’obbligo di motivazione
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza che convalidava una cartella di pagamento per IRAP, ritenendola non adeguatamente motivata. La cartella era confusa riguardo al soggetto debitore e al titolo della pretesa, impedendo alla contribuente, chiamata a rispondere come erede di un socio, di esercitare correttamente il proprio diritto di difesa. Il provvedimento sottolinea l'importanza che la cartella di pagamento esponga in modo chiaro e inequivocabile i presupposti di fatto e di diritto della pretesa tributaria.
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Opposizione del terzo: il rimedio corretto vs confisca
Un terzo soggetto rivendicava la proprietà di beni immobili, ereditati dalla madre, che erano stati confiscati ai suoi fratelli. Il Tribunale aveva rigettato la sua richiesta di revoca. La Corte di Cassazione, senza entrare nel merito della proprietà, ha riqualificato il ricorso come opposizione del terzo ai sensi dell'art. 667 c.p.p., individuando questo come il corretto strumento processuale. Di conseguenza, ha rinviato gli atti allo stesso Tribunale per la decisione, applicando il principio di conservazione degli atti giuridici.
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Confisca eredi: la Cassazione sui beni del defunto
La Corte di Cassazione ha confermato un decreto di confisca di prevenzione nei confronti degli eredi e di terzi legati a un soggetto deceduto ritenuto socialmente pericoloso. La sentenza stabilisce che la confisca eredi può colpire non solo i beni caduti in successione, ma anche quelli che, al momento del decesso, erano nella disponibilità del defunto, sebbene fittiziamente intestati ad altri. La Corte ha ritenuto irrilevante la rinuncia all'eredità da parte di uno dei ricorrenti, in quanto la confisca si basava sulla sua qualità di intestatario fittizio e non solo di erede. Viene inoltre chiarito che i redditi provenienti da imprese illecite non possono essere considerati provvista lecita per giustificare acquisti patrimoniali.
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Credito ereditario: quando un coerede può agire da solo
Un ente pubblico per l'edilizia residenziale ricorre in Cassazione sostenendo la nullità di una sentenza per la mancata partecipazione al giudizio di tutti i coeredi del creditore originario. La Corte Suprema rigetta il ricorso, affermando un principio fondamentale in materia di credito ereditario: ciascun coerede può agire individualmente per la riscossione dell'intero credito o della sua quota, senza la necessità di coinvolgere gli altri eredi. La Corte dichiara inoltre inammissibile l'eccezione di compensazione sollevata dall'ente.
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Obbligo iscrizione Cassa: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'iscrizione a un albo professionale comporta l'obbligo di iscrizione alla Cassa di previdenza di categoria e il versamento dei contributi minimi. Questa regola vale anche se il professionista è pensionato o iscritto ad altra forma di previdenza. La presunzione di esercizio dell'attività professionale, derivante dall'iscrizione all'albo, può essere superata solo seguendo le specifiche procedure previste dalla Cassa stessa, come la presentazione di un'autocertificazione di mancato esercizio.
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