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Danno Emergente

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196 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Risarcimento del danno: la Cassazione fa chiarezza
Una società immobiliare acquista un complesso da una banca, scoprendo solo dopo un vincolo edilizio non dichiarato che ne compromette lo sviluppo. La Corte di Cassazione, intervenendo per la seconda volta, stabilisce che la società ha diritto a un pieno risarcimento del danno. Questo include non solo la restituzione del prezzo ma anche il mancato guadagno (lucro cessante) e il rimborso di tutte le imposte pagate (danno emergente). La sentenza chiarisce la fondamentale differenza tra l'obbligo di restituire il prezzo, considerato un debito di valuta, e l'obbligo di risarcire il danno, che è un debito di valore e quindi soggetto a rivalutazione e interessi.
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Responsabilità professionale notaio: il danno escluso
Una società immobiliare acquista un bene con un progetto di sopraelevazione, ma una servitù non segnalata dal notaio impedisce il piano. La società chiede i danni per il minor valore dell'immobile. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 14441/2024, ha rigettato il ricorso, stabilendo che, non essendo mai esistito un diritto a sopraelevare, non sussiste alcun danno risarcibile derivante dalla negligenza del professionista, nemmeno per aver pagato un prezzo ritenuto eccessivo.
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Danno da interesse negativo per mancata convenzione P.A.
Una società ha citato in giudizio un Comune per il suo rifiuto illegittimo di stipulare una convenzione di lottizzazione precedentemente approvata. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 9960/2024, ha confermato la responsabilità della Pubblica Amministrazione, ma ha precisato che il danno risarcibile è limitato al cosiddetto "danno da interesse negativo". Questo comprende le spese sostenute confidando nell'accordo (danno emergente) e le occasioni alternative perse, ma non il mancato guadagno derivante dal progetto immobiliare. Il ricorso della società è stato respinto per non aver fornito prove adeguate dei costi sostenuti e della perdita di valore del terreno.
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Risarcimento lucro cessante e tasse: la Cassazione
Una società immobiliare ha subito un danno a causa di difetti strutturali in un immobile, che hanno impedito la vendita di alcune unità. La Corte di Cassazione, intervenendo sul calcolo del risarcimento lucro cessante, ha stabilito un principio fondamentale: l'importo liquidato deve tener conto della tassazione. Poiché il risarcimento sostituisce un reddito che sarebbe stato tassato, per evitare un ingiusto arricchimento del danneggiato, il danno deve essere calcolato al netto delle imposte che sarebbero state pagate su quel mancato guadagno.
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Contratti pubblica amministrazione: forma e limiti
Una società termale ha citato in giudizio un'Azienda Sanitaria Locale per ottenere il pagamento di differenze tariffarie relative a prestazioni erogate sulla base di un'intesa, ma in assenza di un contratto scritto. La Corte di Cassazione, confermando le decisioni dei gradi precedenti, ha respinto il ricorso. È stato ribadito il principio fondamentale secondo cui i contratti con la pubblica amministrazione richiedono la forma scritta a pena di nullità, non essendo sufficienti accordi verbali o comportamenti concludenti. La Corte ha inoltre rigettato la richiesta subordinata di indennizzo per arricchimento senza giusta causa, chiarendo che tale rimedio copre solo il danno emergente (la perdita effettiva) e non il lucro cessante (il mancato guadagno), e che l'onere di provare tale danno spetta a chi agisce in giudizio.
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Responsabilità del notaio: danni da doppia ipoteca
Un'impresa acquista un immobile ma il notaio non rileva un'ipoteca e trascrive l'atto in ritardo, permettendo l'iscrizione di una seconda ipoteca. La Cassazione cassa la sentenza di rinvio per illogicità nel calcolo del danno, sia per l'ipoteca non rilevata che per quella successiva. La Corte chiarisce che la quantificazione del danno per la responsabilità del notaio deve essere rigorosa e consequenziale alla specifica negligenza.
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Lucro cessante immobile: la prova presuntiva basta
Una società proprietaria di un immobile ha citato in giudizio il condominio per i danni derivanti da infiltrazioni che hanno reso i locali inutilizzabili, chiedendo il risarcimento sia per i costi di ripristino sia per il lucro cessante dovuto alla mancata locazione. La Corte d'Appello aveva negato il risarcimento per il lucro cessante, ritenendo non fosse stata fornita una prova diretta. La Corte di Cassazione ha ribaltato questa decisione, affermando che la prova del mancato guadagno può essere fornita anche in via presuntiva, deducendola dalla totale inagibilità del bene, e ha rinviato il caso alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Definizione Agevolata: stop al processo tributario
Un contribuente, in lite con l'Agenzia delle Entrate per la tassazione di somme ricevute a seguito di un contratto immobiliare non concluso, ha aderito alla Definizione Agevolata (Rottamazione-quater), chiedendo la sospensione del processo in Cassazione. La Corte, con ordinanza interlocutoria, ha rilevato una mancanza di collegamento chiaro tra la domanda di adesione e l'atto fiscale oggetto del giudizio. Pertanto, ha rinviato la causa, concedendo alle parti 60 giorni per fornire i necessari chiarimenti prima di decidere sulla sospensione e sull'estinzione del processo.
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Lucro cessante: prova e risarcimento del danno
A seguito di danni da infiltrazioni che hanno reso un appartamento inagibile, il proprietario ha richiesto il risarcimento per la mancata locazione. La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha stabilito i principi per la prova del lucro cessante, specificando che è sufficiente dimostrare la potenziale redditività dell'immobile al momento del danno, senza necessità di provare una sua pregressa locazione. La sentenza di merito è stata annullata per aver erroneamente interpretato le prove e per vizi procedurali, rinviando il caso per un nuovo esame.
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Danno occupazione sine titulo: come si prova in giudizio
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 26995/2025, ha chiarito le modalità di prova del danno da occupazione sine titulo. Un'amministrazione statale aveva richiesto il risarcimento per l'occupazione illegittima di un suo bene da parte di una società. La Corte d'Appello aveva negato il risarcimento per mancanza di prova. La Cassazione ha ribaltato la decisione, affermando che il danno è insito nella perdita della disponibilità del bene e può essere provato tramite presunzioni, basando la quantificazione sul valore locativo di mercato. Viene quindi alleggerito l'onere probatorio a carico del proprietario.
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Occupazione sine titulo: quando il danno non è dovuto
Un comune ha citato in giudizio un ministero per l'occupazione sine titulo di un immobile adibito a ufficio giudiziario. La Corte di Cassazione ha confermato l'obbligo di rilascio del bene ma ha negato il risarcimento del danno. La motivazione risiede nel fatto che, secondo una legge specifica, il comune era comunque tenuto a coprire i costi di locazione per tali uffici. Di conseguenza, non ha subito una perdita economica effettiva pari al canone non percepito, ribadendo che il danno da occupazione illegittima deve essere concretamente provato.
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Risarcimento lucro cessante: onere della prova
Una società immobiliare, danneggiata da infiltrazioni fognarie, si è vista negare il risarcimento lucro cessante dalla Corte di Cassazione. I giudici hanno stabilito che, per ottenere il rimborso dei mancati guadagni, non basta provare il danno all'immobile: è necessario dimostrare concretamente che l'attività economica che si sarebbe dovuta svolgere era autorizzata e realmente in essere. La Corte ha invece accolto la richiesta di restituzione delle somme versate in base alla sentenza di primo grado poi riformata.
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Responsabilità contrattuale fornitore: oneri e doveri
Una società fornitrice ha citato in giudizio il proprio cliente per risarcimento danni, sostenendo che quest'ultimo non avesse garantito le condizioni necessarie (allaccio elettrico di un impianto) per l'esecuzione di un contratto di fornitura. La Corte di Cassazione, confermando le decisioni dei gradi precedenti, ha respinto la domanda, stabilendo che la responsabilità contrattuale per la predisposizione di tutti i mezzi necessari all'adempimento grava sul fornitore, salvo che il contratto disponga diversamente. È stato inoltre escluso l'istituto della "presupposizione", poiché la condizione mancata non era indipendente dall'attività del fornitore stesso.
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Prestazioni sanitarie senza contratto: no pagamento
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una struttura sanitaria privata che chiedeva il pagamento di prestazioni erogate a un'Azienda Sanitaria Locale in assenza di un contratto scritto. L'ordinanza sottolinea che la mancanza di un accordo formale impedisce il diritto alla remunerazione. Anche la richiesta di indennizzo per arricchimento ingiustificato è stata respinta, poiché la struttura non ha provato il danno emergente, limitandosi a rivendicare un mancato guadagno, non riconoscibile in questi casi. Questa decisione riafferma il principio della necessità della forma scritta per i contratti con la Pubblica Amministrazione nel settore sanitario.
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Ingiusta detenzione: onere della prova per i danni
Un soggetto, ingiustamente detenuto a causa di un errore di calcolo sulla sospensione condizionale della pena, ha richiesto un risarcimento per i danni subiti. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 28893/2025, ha confermato il diritto al risarcimento base ma ha respinto le richieste per danni ulteriori (perdita di un biglietto aereo e di un'opportunità lavorativa). La decisione si fonda sul principio dell'onere della prova: il richiedente non ha fornito prove sufficientemente specifiche e concrete per dimostrare tali pregiudizi, e i poteri istruttori del giudice non possono sopperire a tale mancanza.
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Lucro cessante: i criteri di calcolo della Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 25413/2025, si è pronunciata sui criteri di quantificazione del danno da lucro cessante. Il caso riguardava un'impresa che chiedeva il risarcimento a un Comune per l'inadempimento di un contratto. La Corte ha rigettato il ricorso, confermando la decisione della Corte d'Appello che aveva ridotto l'importo del risarcimento. La Suprema Corte ha chiarito che la valutazione del giudice di merito sul quantum debeatur è insindacabile in sede di legittimità se la motivazione è logica e non manifestamente contraddittoria, anche quando si basa su un criterio equitativo.
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Danno emergente: la prova del costo è necessaria?
Una società ha subito danni a seguito di un'alluvione causata dalla mancata manutenzione di un corso d'acqua da parte di un consorzio. La società ha fatto ricorso in Cassazione sostenendo che i costi di riparazione non ancora pagati dovessero rientrare nel risarcimento per danno emergente. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, specificando che per ottenere un risarcimento è indispensabile fornire una prova concreta della spesa sostenuta o di un'obbligazione giuridicamente vincolante a pagarla. La semplice allegazione di un costo futuro non è sufficiente.
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Risarcimento danni tassazione: la guida della Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 25252/2025, interviene sul tema del risarcimento danni e tassazione. Il caso riguarda un contribuente che, a seguito di una cessione bonaria di un terreno per pubblica utilità, ha percepito un indennizzo per varie causali, omettendo di dichiararlo. L'Agenzia delle Entrate ha recuperato a tassazione l'importo, ma la questione centrale è diventata la natura di tali somme. La Suprema Corte ha cassato con rinvio la decisione del giudice di merito, poiché non aveva operato la fondamentale distinzione, richiesta dalla legge, tra 'danno emergente' (non tassabile) e 'lucro cessante' (tassabile), limitandosi a una valutazione generica. La sentenza ribadisce che il giudice deve analizzare ogni singola voce del risarcimento per determinarne la corretta qualificazione fiscale.
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Tassazione indennizzo esproprio: la Cassazione decide
Un contribuente riceve un cospicuo indennizzo a seguito di un'espropriazione per pubblica utilità. L'Agenzia delle Entrate lo sottopone a tassazione, ma la Corte di Cassazione interviene per fare chiarezza. Con questa ordinanza, la Suprema Corte stabilisce che la tassazione dell'indennizzo da esproprio è legittima solo per le somme che ristorano un mancato guadagno (lucro cessante) e non per quelle che compensano una perdita patrimoniale diretta (danno emergente). Poiché il giudice di merito non ha effettuato questa fondamentale distinzione, la sentenza è stata annullata con rinvio.
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Giudicato interno: vincolante la sentenza non definitiva
Una società immobiliare ha citato in giudizio un'azienda sanitaria per responsabilità precontrattuale. Il tribunale, con sentenze non definitive, ha stabilito i criteri per il calcolo del danno. La Corte d'Appello ha ignorato tali criteri, ma la Cassazione ha annullato la sua decisione, affermando che le statuizioni non impugnate di una sentenza non definitiva creano un giudicato interno vincolante per le fasi successive del processo.
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