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D.Lgs. N. 159/2011

6 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Conosciuto come 'Codice Antimafia', è la legge principale che regola le misure di prevenzione personali e patrimoniali nei confronti di soggetti ritenuti socialmente pericolosi, inclusi quelli legati alla criminalità organizzata.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Misure di prevenzione patrimoniali: Ricorso inammissibile per proventi illeciti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo, confermando la decisione della Corte d'Appello che aveva ritenuto adeguata la motivazione per l'applicazione di Misure di prevenzione patrimoniali. L'individuo era stato incluso nella categoria di persone che vivono di proventi del reato, come emerso dal suo casellario giudiziario. Il ricorso contestava la legittimità dell'ordine amministrativo, ma la Cassazione ha rigettato le argomentazioni. L'individuo deve pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle ammende.
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Ricorso generico sulla pena? Inammissibilità e condanna alle spese
Una persona, già condannata per aver violato gli obblighi di una misura di prevenzione, ha presentato ricorso alla Corte di Cassazione lamentando un'errata valutazione della pena. La Corte ha però dichiarato l'inammissibilità del ricorso per genericità, poiché i motivi presentati erano vaghi e non contestavano in modo specifico le argomentazioni della sentenza precedente. Di conseguenza, il ricorso è stato respinto e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione di 3.000 euro. La condanna originaria è diventata così definitiva.
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Chiede di riesaminare i fatti: inammissibilità del ricorso
Una persona, già condannata per aver violato le prescrizioni di una misura di prevenzione, ha presentato ricorso alla Corte di Cassazione. L'imputato ha chiesto ai giudici di rivalutare gli elementi di fatto già esaminati nei gradi precedenti. La Corte ha stabilito l'inammissibilità del ricorso per cassazione, sottolineando che il suo compito non è riesaminare le prove, ma solo verificare la corretta applicazione della legge. Di conseguenza, la condanna a otto mesi di reclusione è diventata definitiva e il ricorrente è stato condannato a pagare le spese processuali e un'ammenda.
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Legame Mafioso: Pericolosità Sociale Presunta Senza Nuovi Reati
Un soggetto, con un ruolo direttivo in un'associazione mafiosa, viene sottoposto a sorveglianza speciale. L'uomo si oppone, sostenendo che la sua pericolosità non sia più attuale. La Corte di Cassazione respinge il ricorso, stabilendo un principio chiave: per gli indiziati di mafia, l'attualità della pericolosità sociale si presume. Il legame con il clan è considerato stabile e permanente, a meno che l'interessato non fornisca prove concrete di averlo reciso. In assenza di una chiara dissociazione, la misura di prevenzione è legittima anche se non sono stati commessi reati recenti. La pericolosità, quindi, persiste.
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Droga e Sorveglianza: la Pericolosità Sociale Attuale è decisiva
La Corte di Cassazione ha confermato la sorveglianza speciale per un individuo coinvolto in un'associazione per il traffico di stupefacenti. I giudici hanno stabilito che la sua **pericolosità sociale attuale** era chiaramente dimostrata dal suo ruolo attivo nell'organizzazione criminale, protrattosi fino al momento del suo arresto. La Corte ha ritenuto irrilevante la difesa secondo cui non era provato che vivesse dei proventi del reato. La decisione sottolinea che la valutazione della pericolosità deve basarsi su elementi concreti e recenti, come la partecipazione a un grave sodalizio criminale, rendendo legittima la misura di prevenzione applicata.
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Ricorso inammissibile per genericità: condanna e multa di 3000€
Un soggetto, già condannato a tre mesi di arresto per aver violato gli obblighi della sorveglianza speciale, ha presentato ricorso alla Corte di Cassazione. La Corte ha stabilito che il ricorso era troppo vago e non specificava gli errori della sentenza precedente. Di conseguenza, ha dichiarato il ricorso inammissibile per genericità. Questa decisione rende la condanna definitiva e obbliga il ricorrente a pagare le spese processuali e una multa di 3.000 euro. La sentenza ribadisce che un ricorso deve essere argomentato in modo preciso per poter essere esaminato.
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