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Custodia Cautelare — Anno 2026

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339 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Custodia Cautelare

Provvedimenti

Importazione di stupefacenti: quando scatta il reato
La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza di custodia cautelare per un caso di importazione di stupefacenti. Il fulcro della decisione riguarda la distinzione tra un semplice accordo programmatico e la reale consumazione del reato, sottolineando la necessità di prove concrete sulla fattibilità del piano criminoso.
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Riparazione ingiusta detenzione: quando è negata.
La Corte di Cassazione conferma che la riparazione ingiusta detenzione non spetta se l'assolto ha tenuto condotte che hanno indotto l'autorità in errore. Nel caso in esame, irregolarità contabili e comportamenti opachi hanno costituito una colpa grave ostativa all'indennizzo.
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Estradizione e misure cautelari: rigetto del ricorso
La Corte di Cassazione ha confermato la custodia cautelare in carcere per un cittadino straniero in attesa di estradizione. Il ricorso, basato sulla presunta assenza di pericoli di fuga e sulla mancata traduzione degli atti, è stato dichiarato inammissibile. La Corte ha stabilito che la presenza irregolare sul territorio giustifica ampiamente il rischio di allontanamento, rendendo legittime le estradizione e misure cautelari applicate.
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Proroga custodia cautelare: guida alla decisione
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della proroga custodia cautelare per tre mesi disposta nei confronti di un soggetto in attesa di estradizione verso gli Stati Uniti. La decisione si fonda sulla particolare complessità degli accertamenti richiesti, inclusa la necessità di coordinamento tra diverse autorità internazionali e l'attivazione di procedure specifiche per la tutela dei cittadini europei.
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Ingiusta detenzione: negato indennizzo per colpa grave
La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto della domanda di riparazione per ingiusta detenzione presentata da un soggetto assolto dall'accusa di associazione mafiosa. Sebbene l'imputato sia stato scagionato nel merito, la sua condotta extra-processuale, caratterizzata da frequentazioni ambigue con esponenti della criminalità organizzata e dall'aver aiutato dei latitanti, è stata giudicata come colpa grave. Tale comportamento ha generato una falsa apparenza di colpevolezza, rendendo legittima l'esclusione del diritto all'indennizzo.
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Ingiusta detenzione: negato il risarcimento per colpa
La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto della domanda di riparazione per ingiusta detenzione proposta da un soggetto assolto dall'accusa di associazione mafiosa. Nonostante l'assoluzione, i giudici hanno ritenuto che la condotta dell'interessato, caratterizzata da frequentazioni ambigue e contatti con esponenti della criminalità organizzata, abbia concorso per colpa grave a determinare la misura cautelare, creando una falsa apparenza di colpevolezza.
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Ingiusta detenzione: condanna e diritto all’indennizzo
La Corte di Cassazione ha negato la riparazione per ingiusta detenzione a un soggetto assolto dal reato di associazione mafiosa ma condannato per intestazione fittizia. La decisione stabilisce che se sussiste una condanna per un reato che, autonomamente, avrebbe potuto giustificare la misura cautelare, il diritto all'indennizzo decade, anche se l'assoluzione riguarda l'accusa più grave che aveva motivato la carcerazione.
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Tentato omicidio: criteri di distinzione e dolo
La Corte di Cassazione ha confermato la custodia cautelare in carcere per un indagato accusato di tentato omicidio. Il caso riguarda un'aggressione con arma da taglio avvenuta all'esterno di un locale, dove la vittima è stata colpita al volto vicino a vasi sanguigni vitali. La Corte ha chiarito che la potenzialità letale dell'azione e la volontà di infliggere ulteriori colpi configurano il dolo omicida, rendendo irrilevante l'effettiva assenza di pericolo di vita immediato.
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Custodia cautelare mafia: conferma della Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato la misura della custodia cautelare mafia in carcere per un soggetto accusato di partecipazione ad associazione mafiosa e narcotraffico. Nonostante le contestazioni della difesa sull'attendibilità dei collaboratori di giustizia e sulla presunta mancanza di attualità del pericolo di recidiva, i giudici hanno ritenuto solidi gli elementi indiziari. La decisione sottolinea che l'allontanamento temporaneo per motivi di lavoro all'estero non è sufficiente a superare la presunzione di pericolosità legata all'appartenenza alla cosiddetta mafia storica.
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Custodia cautelare in carcere: quando è necessaria
La Corte di Cassazione ha confermato la custodia cautelare in carcere per un indagato accusato di rapina pluriaggravata e porto illegale di armi. Il ricorso della difesa, che proponeva gli arresti domiciliari con braccialetto elettronico, è stato dichiarato inammissibile. La Suprema Corte ha ritenuto che la gravità delle condotte, l'uso di armi e il concreto pericolo di recidiva rendano la detenzione in carcere l'unica misura idonea a tutelare la collettività, validando la motivazione del Tribunale del riesame.
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Competenza permesso 21-ter: decide la Cassazione
La Corte di Cassazione ha risolto un conflitto positivo di competenza riguardante la concessione di un permesso umanitario richiesto da un soggetto in custodia cautelare. Il caso riguardava la competenza permesso 21-ter per consentire la visita a un familiare malato. La Corte ha stabilito che, diversamente dai permessi ordinari dove rileva la fase del procedimento, per i permessi ex art. 21-ter l'autorità competente è esclusivamente il Magistrato di Sorveglianza del luogo di detenzione.
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Incompatibilità carceraria: diritto alla salute
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza del Tribunale di Napoli che negava la sostituzione della custodia in carcere con gli arresti domiciliari a un detenuto malato. La Corte ha stabilito che, in caso di contrasto tra il perito d'ufficio e il consulente di parte sull'incompatibilità carceraria, il giudice deve motivare analiticamente il rigetto delle tesi difensive, specialmente se riguardano l'inadeguatezza delle cure interne.
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Ingiusta Detenzione: Quando la Colpa Grave la Esclude
Un soggetto, assolto dall'accusa di associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti, ha richiesto un indennizzo per ingiusta detenzione. La Corte di Cassazione ha confermato il diniego, stabilendo che il suo comportamento, caratterizzato da contiguità e frequentazioni ambigue con ambienti criminali, pur non costituendo reato, integra la 'colpa grave'. Tale condotta ha ingenerato una falsa apparenza di colpevolezza, rendendo prevedibile l'intervento cautelare e precludendo così il diritto al risarcimento.
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Riparazione ingiusta detenzione: la colpa grave
Un uomo, assolto dopo un periodo di detenzione cautelare per traffico di droga, si vede negare la riparazione per ingiusta detenzione. La Cassazione annulla la decisione, chiarendo che per negare l'indennizzo non basta elencare contatti con coimputati, ma serve una motivazione specifica sulla colpa grave e il suo nesso causale con la detenzione.
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Riparazione per ingiusta detenzione: negata se c’è colpa
La Corte di Cassazione ha negato la riparazione per ingiusta detenzione a un soggetto assolto dall'accusa di terrorismo. La decisione si fonda sul principio che la condotta gravemente colposa del ricorrente, come frequentare estremisti e condividere propaganda, ha dato causa alla detenzione, escludendo così il diritto all'indennizzo.
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Riparazione ingiusta detenzione: la colpa grave
Due cittadini, assolti dall'accusa di lesioni aggravate dopo aver subito 148 giorni di arresti domiciliari, si sono visti negare la riparazione per ingiusta detenzione dalla Corte d'Appello per presunta "colpa grave". La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, ritenendo illogico fondare la colpa su elementi non provati nel processo, come le dichiarazioni della persona offesa non ammesse in dibattimento, o su circostanze neutre come la presenza nel proprio comune di residenza e l'aver denunciato precedenti aggressioni. Il caso è stato rinviato per una nuova valutazione.
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Custodia cautelare: valutazione autonoma e prove
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un indagato contro un'ordinanza di custodia cautelare in carcere per partecipazione a un'associazione di tipo mafioso. La Corte ha stabilito che la motivazione del Tribunale del riesame, sebbene sintetica, era sufficiente e autonoma, non una mera copia dell'ordinanza precedente. Inoltre, ha chiarito che il 'tempo silente' tra i fatti e la misura non annulla automaticamente le esigenze cautelari per reati di mafia. Infine, ha ritenuto inammissibili le censure sul mancato accesso agli atti, in quanto non sollevate correttamente nei gradi precedenti o non decisive.
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Riparazione ingiusta detenzione: niente se c’è prescrizione
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza che riconosceva una cospicua riparazione per ingiusta detenzione a un soggetto il cui reato era stato dichiarato prescritto. La Suprema Corte ha stabilito che, in caso di prescrizione, non spetta alcun indennizzo, poiché l'imputato ha la facoltà di rinunciare alla prescrizione per cercare un'assoluzione piena nel merito, unica via per dimostrare l'ingiustizia della detenzione subita. Accettare la prescrizione preclude la richiesta di risarcimento.
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Custodia cautelare genitore: no a figli con più di 6 anni
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un padre detenuto che chiedeva la sostituzione della misura cautelare per assistere i figli. La sentenza ribadisce che il limite sulla custodia cautelare genitore si applica tassativamente solo in presenza di figli con età inferiore a sei anni. La Corte ha escluso un'interpretazione estensiva della norma, anche di fronte a presunte esigenze di salute dei minori, poiché la ratio legis è legata alle specifiche necessità assistenziali dei bambini in età evolutiva.
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Detenzione e salute: quando è compatibile il carcere?
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 3312/2026, ha affrontato il delicato tema del rapporto tra detenzione e salute. Ha stabilito che un detenuto con gravi patologie può restare in carcere solo se lo Stato garantisce concretamente un'assistenza sanitaria continua e specialistica. La valutazione non può essere astratta, ma deve basarsi sulla reale possibilità di fornire le cure necessarie, anche imponendo precise prescrizioni all'amministrazione penitenziaria.
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