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Custodia Cautelare — Anno 2022

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557 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Custodia Cautelare

Provvedimenti

Assoluzione senza indennizzo: colpa grave e detenzione
Un cittadino trascorre 626 giorni in custodia cautelare con l'accusa di tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso. Il tribunale lo assolve in via definitiva da ogni addebito. L'interessato richiede l'indennizzo per la carcerazione subita. La Corte di Appello respinge la domanda evidenziando una colpa grave del richiedente, consistita nel frequentare esponenti della criminalità organizzata e nel condurre affari poco chiari anche durante la latitanza di un affiliato. L'uomo presenta ricorso davanti alla Corte di Cassazione lamentando una violazione di legge. I giudici supremi dichiarano inammissibile il ricorso e negano il beneficio. La Suprema Corte conferma che la riparazione per ingiusta detenzione non spetta a chi crea l'apparenza ingannevole di un reato tramite gravi imprudenze extraprocessuali. Il ricorrente perde la causa e subisce la condanna al pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Spaccio di lieve entità: poche dosi ma maxi traffico
Un uomo è stato fermato con modiche dosi di eroina e un telefono cellulare. Le indagini successive hanno svelato una costante attività di cessione a più acquirenti per un totale di circa 256 grammi di droga distribuiti nel tempo. Il Tribunale del riesame ha negato la configurabilità dell'ipotesi di spaccio di lieve entità, mantenendo la misura cautelare. L'indagato ha presentato ricorso per cassazione sostenendo la modesta entità dei singoli episodi e l'assenza di un'organizzazione strutturata. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la cessione continuativa, la disponibilità di scorte e il quantitativo complessivo escludono la minima offensività del fatto.
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Custodia cautelare in carcere: quando il tempo annulla la misura
La Corte di Cassazione si è espressa sul caso di un indagato sottoposto alla custodia cautelare in carcere per presunta partecipazione ad un'associazione per il traffico di sostanze stupefacenti ed estorsione. La Suprema Corte ha annullato la misura relativamente al reato associativo e alla sussistenza delle esigenze cautelari. I giudici hanno chiarito che il semplice ruolo di intermediario d'affari o di recupero crediti non dimostra l'appartenenza a un sodalizio criminale se mancano scopi e profitti condivisi. Inoltre, quando trascorre un lasso di tempo considerevole dai fatti senza ulteriori condotte illecite, il giudice deve motivare in modo approfondito la reale ed attuale pericolosità del soggetto. Il caso torna al Tribunale del Riesame per una nuova decisione.
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Agevolazione mafiosa: la Cassazione conferma la custodia cautelare
Una donna, accusata di riciclaggio di denaro e di agevolazione mafiosa verso un sodalizio criminale, era stata sottoposta a custodia cautelare in carcere. Il suo difensore ha presentato ricorso contro la decisione del Tribunale del Riesame che aveva confermato la misura, contestando l'illogicità della motivazione sull'aggravante di agevolazione mafiosa e sulla necessità della custodia cautelare. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che il Tribunale del Riesame avesse motivato adeguatamente la sussistenza dell'agevolazione mafiosa e il pericolo di reiterazione del reato, basandosi su elementi indiziari solidi e sull'interpretazione delle intercettazioni. La custodia cautelare è stata quindi confermata.
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Gravi Indizi di Colpevolezza: Cassazione Conferma Custodia Cautelare
Un individuo, coinvolto in un tentato omicidio legato a rivalità tra gruppi criminali, si è visto confermare la custodia cautelare. La misura si basava su intercettazioni ambientali. Il Ricorrente ha impugnato l'ordinanza del Tribunale del riesame, contestando la sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza e vizi di motivazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che la valutazione degli elementi indiziari e l'interpretazione delle intercettazioni spettano ai giudici di merito. La Cassazione non può riesaminare i fatti, ma solo la logicità della motivazione, che in questo caso è stata ritenuta corretta.
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Scadenza termini custodia cautelare: l’aggravante estende la detenzione
Il Lavoratore, in custodia cautelare per detenzione illegale di arma aggravata da associazione mafiosa, contestava l'estensione della sua detenzione. Sosteneva la **scadenza termini custodia cautelare** per la fase del giudizio, ritenendo il termine di un anno. La Corte di Cassazione ha chiarito che per i reati aggravati dall'Art. 416-bis.1 c.p., il termine di detenzione preventiva si estende automaticamente di sei mesi, portandolo a un anno e sei mesi. Questa proroga è dovuta alla complessità di tali casi e non richiede un provvedimento giudiziale specifico. Il ricorso del Lavoratore è stato rigettato, confermando la legittimità della detenzione.
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Assolto ma negata la riparazione per ingiusta detenzione: la Cassazione interviene
Un individuo, inizialmente detenuto in custodia cautelare per associazione mafiosa ed estorsione aggravata, è stato successivamente assolto "per non aver commesso il fatto". Ha chiesto la riparazione per ingiusta detenzione. La Corte d'Appello ha negato il risarcimento, ritenendo che la sua "colpa grave" (grave negligenza) avesse contribuito alla detenzione, per non aver ricordato un episodio chiave. La Corte di Cassazione ha annullato questa decisione. Ha stabilito che la Corte d'Appello non ha valutato correttamente la consapevolezza dell'individuo riguardo alle azioni illecite altrui. La Cassazione ha rinviato il caso per un nuovo giudizio sulla riparazione per ingiusta detenzione.
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Inammissibilità ricorso PM: quando la gravità indiziaria non basta
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità ricorso PM presentato contro la decisione del Tribunale del Riesame. Quest'ultimo aveva annullato la custodia cautelare di un indagato per reati di droga, ritenendo insufficiente la gravità indiziaria e credendo che la sostanza fosse per uso personale. La Suprema Corte ha confermato l'inammissibilità perché il Pubblico Ministero non ha specificato le ragioni dell'attualità e concretezza delle esigenze cautelari, requisito essenziale quando non opera una presunzione legale di detenzione.
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Gravi Indizi di Colpevolezza: La Cassazione e il Limite del Riesame
Un Indagato è stato sottoposto a custodia cautelare per presunta appartenenza a un clan criminale, estorsione aggravata e detenzione di armi. Il Tribunale del riesame ha confermato la misura. L'Indagato ha presentato ricorso in Cassazione, contestando la sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza e l'interpretazione delle prove. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che il suo ruolo è verificare la logicità e la correttezza giuridica della motivazione del giudice di merito, non riesaminare i fatti o le prove. L'Indagato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione.
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Rinuncia al Ricorso in Cassazione: Custodia Cautelare e Costi Imprevisti
Un Lavoratore aveva presentato un ricorso contro un'ordinanza che confermava la sua custodia cautelare. Successivamente, il suo difensore ha presentato una rinuncia al ricorso per cassazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile a causa di questa rinuncia. Di conseguenza, il Lavoratore è stato condannato a pagare le spese processuali e una somma di tremila euro a favore della Cassa delle ammende. Questo caso evidenzia come la rinuncia al ricorso per cassazione porti a conseguenze precise, inclusa la condanna alle spese.
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Diffamazione a mezzo stampa: il diritto di cronaca non giustifica la notizia falsa
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna civile per Diffamazione a mezzo stampa nei confronti di una giornalista. La giornalista aveva diffuso una notizia falsa durante un servizio televisivo, affermando che un'ordinanza di custodia cautelare era stata eseguita con quattro mesi di ritardo per motivi politici. In realtà, l'ordinanza era stata eseguita pochi giorni dopo la sua emissione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso della giornalista inammissibile, ribadendo che il diritto di cronaca non giustifica la diffusione di notizie palesemente false e non verificate, anche se l'argomento era di pubblico interesse. La giornalista deve risarcire le parti civili e pagare le spese processuali.
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Assolto ma già condannato: no alla riparazione per ingiusta detenzione
Un cittadino ha richiesto la riparazione per ingiusta detenzione dopo aver trascorso oltre due anni in carcere per accuse gravi dalle quali i giudici lo hanno assolto con formula piena. Durante lo stesso lasso temporale, tuttavia, l'imputato era già detenuto in forza di una condanna definitiva per altri reati. Il periodo di custodia cautelare è stato interamente conteggiato ai fini dello sconto della pena definitiva. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dell'imputato. I giudici hanno confermato che la presenza di un titolo definitivo concomitante esclude il diritto all'indennizzo.
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Custodia cautelare per narcotraffico: affiliazione non salva dall’arresto
Un soggetto è stato sottoposto a custodia cautelare per narcotraffico a causa della sua partecipazione a un'associazione transnazionale dedita al traffico di cocaina, legata alla 'ndrangheta. L'imputato ha impugnato l'ordinanza, sostenendo la mancanza di gravi indizi di colpevolezza. Ha argomentato di non essere "affiliato" alla 'ndrangheta e di aver avuto solo un ruolo marginale. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che la mancata affiliazione formale non esclude la partecipazione all'organizzazione di narcotraffico, soprattutto se un capo dell'organizzazione lo voleva coinvolto. La Corte ha confermato che non può riesaminare il merito delle prove, ma solo la logicità della motivazione. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali.
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Ricorso Inammissibile: La Cassazione Boccia l’Appello per Mafia
Un individuo ha presentato ricorso in Cassazione contro un'ordinanza di custodia cautelare per presunta partecipazione a un'associazione mafiosa. Il ricorso contestava la gravità indiziaria basata sulle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'**inammissibilità ricorso in Cassazione**, poiché l'impugnazione si limitava a riproporre argomenti già esaminati e respinti dal Tribunale del Riesame, senza formulare critiche specifiche. L'esito ha confermato la custodia cautelare e imposto al ricorrente il pagamento delle spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Sostituzione Misura Cautelare: Carcere Confermato per Traffico Droga
Un individuo, accusato di traffico di droga, ha chiesto la sostituzione misura cautelare dal carcere agli arresti domiciliari. Il Tribunale del Riesame e poi la Corte di Cassazione hanno negato la richiesta. La Corte ha ritenuto che il pericolo di recidiva fosse ancora attuale. Nonostante il tempo trascorso in detenzione, l'episodio del ritrovamento di droga nella sua abitazione ha dimostrato una persistente attitudine criminale. Non sono emersi fatti nuovi capaci di superare la presunzione di pericolosità sociale, rendendo inidonea la sostituzione della misura cautelare.
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Rinuncia al ricorso per cassazione e spese processuali
Un uomo sottoposto a custodia cautelare in carcere per gravi reati associativi ha impugnato il provvedimento davanti alla Suprema Corte. Nel corso del procedimento, il giudice dell'appello cautelare ha attenuato la misura concedendo gli arresti domiciliari. Il difensore ha quindi presentato la rinuncia al ricorso per cassazione sostenendo il venir meno dell'interesse ad agire. I giudici di legittimità hanno dichiarato il ricorso inammissibile. La Corte ha chiarito che la semplice sostituzione della misura non elimina totalmente l'interesse sui presupposti originari del provvedimento restrittivo. Di conseguenza, chi rinuncia al giudizio deve comunque pagare le spese del procedimento e una sanzione economica a favore della Cassa delle ammende.
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Interrogatorio di garanzia: preavviso breve non lede la difesa
Un Indagato, sottoposto a custodia cautelare, ha contestato la tempistica dell'avviso per l'Interrogatorio di garanzia. Il suo difensore ha ricevuto la notifica poche ore prima dell'atto, lamentando una lesione del diritto di difesa. Il Tribunale del riesame ha rigettato il reclamo, ritenendo che il difensore avesse comunque avuto il tempo e i mezzi per esercitare il proprio mandato. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. Ha stabilito che, anche con un preavviso breve, la possibilità concreta di difesa era stata garantita, condannando l'Indagato al pagamento delle spese.
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Rapina Aggravata: Confermata la Custodia Cautelare in Carcere
Un individuo, accusato di rapina aggravata, aveva ricevuto la misura della custodia cautelare in carcere dopo che il Tribunale aveva accolto l'appello del Pubblico Ministero. Il Ricorrente ha presentato ricorso in Cassazione, contestando sia l'attendibilità della sua identificazione, sia la sussistenza delle esigenze cautelari, come il pericolo di fuga o la reiterazione del reato. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha confermato la validità dell'identificazione basata su elementi come voce e pregressa conoscenza tra vittima e aggressore. Ha inoltre ritenuto fondato il pericolo di reiterazione del reato, considerando la gravità dei fatti e i precedenti penali del Ricorrente, giustificando così la custodia cautelare in carcere.
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Ricorso personale in Cassazione: il no della Suprema Corte
Un cittadino ha presentato personalmente un ricorso in Cassazione per contestare il rifiuto di ottenere gli arresti domiciliari al posto della custodia cautelare. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso personale in Cassazione inammissibile. La legge, infatti, richiede che tali ricorsi siano presentati esclusivamente da un avvocato abilitato. Il cittadino ha dovuto pagare le spese legali e una sanzione di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Inammissibilità Ricorso: Aggravante Contro Custodia Cautelare Inutile
Un Lavoratore era in custodia cautelare in carcere per la coltivazione di una piantagione di canapa indiana. Il Lavoratore ha presentato ricorso in Cassazione, contestando l'aggravante dell'ingente quantità di sostanza stupefacente, basandosi su una consulenza tecnica di parte e sulla mancanza del verbale di campionamento. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità ricorso per difetto di interesse. Ha ritenuto che l'esclusione dell'aggravante non avrebbe modificato la durata massima della custodia cautelare, che rimaneva di un anno nella fase delle indagini preliminari. Non sussisteva un vantaggio pratico per il Lavoratore nell'impugnare la decisione.
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