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Custodia Cautelare Per Narcotraffico

5 provvedimenti applicano questo termine

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Custodia cautelare per narcotraffico: affiliazione non salva dall’arresto
Un soggetto è stato sottoposto a custodia cautelare per narcotraffico a causa della sua partecipazione a un'associazione transnazionale dedita al traffico di cocaina, legata alla 'ndrangheta. L'imputato ha impugnato l'ordinanza, sostenendo la mancanza di gravi indizi di colpevolezza. Ha argomentato di non essere "affiliato" alla 'ndrangheta e di aver avuto solo un ruolo marginale. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che la mancata affiliazione formale non esclude la partecipazione all'organizzazione di narcotraffico, soprattutto se un capo dell'organizzazione lo voleva coinvolto. La Corte ha confermato che non può riesaminare il merito delle prove, ma solo la logicità della motivazione. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali.
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Custodia Cautelare per Narcotraffico: Ricorso Respinto, Misura Confermata
Il Tribunale ha confermato la custodia cautelare in carcere per un individuo, "Il Ricorrente", accusato di partecipazione a un'associazione dedita al narcotraffico. Il Ricorrente ha presentato ricorso in Cassazione, contestando la mancanza di gravi indizi di colpevolezza e l'inadeguatezza della misura. La Cassazione ha rigettato il ricorso, ritenendo le argomentazioni difensive infondate e, in parte, inammissibili. Ha confermato la validità degli indizi, basati su intercettazioni e sequestri di droga, che dimostravano il ruolo continuativo del Ricorrente come intermediario nel traffico. La custodia cautelare per narcotraffico è stata quindi mantenuta.
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Custodia cautelare per narcotraffico: carcere confermato
La Corte di Cassazione ha confermato la custodia cautelare per narcotraffico in carcere a carico di due individui coinquilini. Le forze dell'ordine hanno sequestrato oltre 146 chilogrammi di cocaina e ingenti somme di denaro nell'abitazione condivisa. Uno dei coindagati ha reso dichiarazioni spontanee subito verbalizzate, ammettendo la gestione congiunta della sostanza. La difesa ha eccepito l'inutilizzabilità delle ammissioni, la tesi della mera connivenza dell'altro coinquilino e ha richiesto gli arresti domiciliari. I giudici di legittimità hanno respinto i ricorsi: la regolarità della verbalizzazione garantisce la piena utilizzabilità delle dichiarazioni. Inoltre, la presenza di strumenti per il dosaggio negli spazi comuni, il denaro nascosto e i doppi fondi nei veicoli provano il pieno concorso criminoso, rendendo inadeguati i domiciliari.
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Custodia cautelare per narcotraffico: il ruolo di vertice
Il Tribunale della Libertà confermava la custodia cautelare in carcere per un'indagata accusata di ricoprire un ruolo di vertice in un gruppo dedito allo spaccio di sostanze stupefacenti. La difesa proponeva ricorso per Cassazione, contestando la sufficienza dei gravi indizi di colpevolezza e sostenendo che i contatti telefonici riguardassero meri rapporti familiari senza finalità illecite. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che le intercettazioni con linguaggio in codice, i sequestri e l'organizzazione logistica dimostrano pienamente la stabilità associativa. Per il reato associativo opera la presunzione di adeguatezza del carcere. La decisione consolida la legittimità della custodia cautelare per narcotraffico in presenza di un quadro indiziario coerente e documentato.
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Custodia cautelare per narcotraffico: il tempo non basta a evitarla
La Cassazione ha confermato la custodia cautelare per narcotraffico a carico di un soggetto ritenuto corriere di fiducia di un'associazione criminale. Nonostante la difesa avesse sottolineato il notevole tempo trascorso dai fatti ('tempo silente') e il ruolo non apicale dell'indagato, i giudici hanno ritenuto prevalenti gli indizi di un inserimento stabile nel gruppo. L'uso di un criptofono, la fiducia dei capi e lo svolgimento di compiti delicati sono stati considerati elementi sufficienti a dimostrare una pericolosità sociale attuale. La Corte ha stabilito che il solo decorso del tempo non basta a superare la presunzione di adeguatezza del carcere per reati di tale gravità, soprattutto in presenza di altre indagini a carico.
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